Domenica 18 aprile 2021, ore 8:31

Quotidiano di informazione socio‑economica

Decarbonizzazione

80 miliardi in cinque anni

Ottanta miliardi di euro in cinque anni per decarbonizzare l’Italia. Ottanta miliardi del Recovery Plan per far ripartire l'economia dopo il coronavirus, traghettando il Paese dall’era delle fonti fossili a quella delle rinnovabili, dalla brown alla green economy, dall’e conomia del consumo a quella circolare, del riciclo. E' la scommessa del ministro della Transizione ecologica, il tecnico Roberto Cingolani, e di tutto il governo Draghi, che peraltro intendono fare dell’Italia il Paese guida della transizione verso una società globale più giusta.

Il neo-ministro ha tirato fuori i numeri degli investimenti del suo dicastero parlando al telefono con l'inviato del presidente Biden sul clima, John Kerry. E intanto le grandi aziende pubbliche si preparano a cavalcare l'onda: Eni ha stretto una joint venture con CDP, GreenIT, per produrre energia da fonti rinnovabili. ”Il piano di ripresa italiano allocherà 80 miliardi di euro in 5 anni in progetti verdi che riguardino una accelerazione della decarbonizzazione”, ha spiegato Cingolani a Kerry.

L’obiettivo primario dell’Italia è rispettare il target Ue di ridurre le emissioni di gas serra del 55% al 2030 rispetto ai livelli del 1990: un target alzato di recente dalla Commissione di Ursula Von der Lyen (prima era il 40%). Ma, ha aggiunto Cingolani con Kerry, ”noi puntiamo a un taglio del 60% delle emissioni al 2030”.

D’altronde, l’Unione europea, nel dare i suoi aiuti per la ripresa post- pandemia, ha posto condizioni chiare: il 37% dei soldi del Next Generation Eu dovranno andare a investimenti per il clima e la transizione ecologica. Il 37% di 209 miliardi sono 77 miliardi, cioè grosso modo quello che il governo vuole investire sul green nei prossimi cinque anni.

La decarbonizzazione dell’Italia, secondo Cingolani, avverrà con ”Re covery Fund, massicci investimenti in nuove tecnologie, forte spinta all’idrogeno verde e blu, una trasformazione radicale del settore dell’acciaio in senso sostenibile, scommessa su mobilità e trasporti sostenibili, stimolo all’autoproduzione di energia nel settore agricolo e accrescimento del contributo dell’agri coltura al contrasto del cambiamento climatico, rilancio della riforestazione quale strumento nell’ottica di carbon capture, varo di un ambizioso programma di monitoraggio delle criticità del Paese con un sistema innovativo di osservazione integrato tramite satelliti, droni e sensori a terra”. Traghettare il Paese dalle fonti fossili alle rinnovabili è un’impresa epocale, che richiede investimenti giganteschi. Ma è anche un’impresa necessaria, per non subire i disastri

planetari del riscaldamento globale.

In quest’ottica, il Piano Marshall della Ue per il dopo-pandemia diventa un'occasione da non sprecare per compiere questa transizione. Le grandi aziende italiane hanno già fiutato il vento e si preparano a intercettarlo.

Le parti sociali, e il sindacato in particolare, guardano naturalmente con grande attenzione agli sviluppi sociali della amteria. Osserva il segretario confederale Cisl Colombini: ”Gli 80 miliardi per la decarbonizzazione promessi dal ministro Cingolani rappresentano un’ottima base di partenza per realizzare una seria politica di riduzione delle emissioni di Co2”. Per le possibili iniziative ed i settori citati dal Ministro ”rite niamo importante vi sia un approccio non ideologico che miri a risultati oggettivamente valutabili in un arco di tempo che per forza di cosa deve essere breve e che utilizzi tutte le tecnologie e le fonti realmente usufruibili nella immediatezza. Pensiamo che non si debbano illudere le persone con promesse di tecnologie che non portino risultati nei prossimi anni”. Con lo stesso impegno e la massima rapidità, conclude Colombini, ”occorre realizzare la transizione ecologica e proteggere le persone da eventuali contraccolpi occupazionali. La transizione deve essere basata anche sull’equità sociale, occorre accompagnare le persone nei loro percorsi di vita e di lavoro. Insieme ai necessari obiettivi ecologici non leggiamo mai però quali debbano essere le misure per promuovere il lavoro, a cominciare da una reale declinazione delle politiche attive per il lavoro, e gli obiettivi che ci diamo per incrementare l’occupazione e la sua qualità. Le future generazioni avranno bisogno di un buon lavoro oltre che della imprescindibile neutralità climatica”.

Giampiero Guadagni

( 18 aprile 2021 )

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