Lunedì 8 marzo 2021, ore 13:56

Quotidiano di informazione socio‑economica

Intervista

Cacciari, la confusione della politica

Qualche giorno fa ho scritto un brevissimo articolo sul quotidiano, sul concetto di coerenza; ero partito dalla frase di Sciascia che avrebbe voluto far incidere sulla sua tomba “Vissi e mi contraddissi” e ho pensato che forse la coerenza è una cosa utopica, irraggiungibile per l’essere umano.

Penso che Sciascia intendesse una cosa molto diversa da quella a cui assistiamo ora, intendeva dire che ognuno di noi nella sua vita è una contraddizione e in qualche misura una lotta con se stesso; non intendeva certo opportunismi e trasformismi con quella frase, non intendeva certo trasformismi a proprio utile, intendeva il dramma che ognuno di noi soffre, in coscienza, di sapere che il più delle volte è in contraddizione con se stesso. Questo è un discorso che ci porterebbe molto lontano. Qui non c’è da chiedere coerenza, non puoi chiedere coerenza a forze politiche che non sanno dove andare, bisogna cambiare l’ottica, non è propriamente trasformismo, se io non so dove andare cerco la strada, la cerco un po’ confusamente una volta da una parte una volta dall’altra. Si tratta di forze politiche che non sanno dove andare e qui c'è solo confusione.

Sono d’accordo, li ho paragonati al prologo che introduce il coro della tragedia greca che diventa una voce univoca che dialoga con il protagonista, questa invece mi sembra una dodecafonia, dove però il protagonista del dramma siamo noi, la gente di questo Paese...

Fossero delle persone con la prospettiva che “Parigi val bene una messa” e che per arrivare al quel fine... fossero così, questo sarebbe politica. In realtà loro non sanno proprio dove andare. Non è da prendersela con Salvini perché era tanto confuso quando faceva il sovranista quanto lo è ora che fa l'europeista: aveva idee vaghissime su quello che può essere sovranità nazionale come adesso ha idee vaghissime di quello che dovrebbe essere una politica europea...

Io avevo anche citato quella bellissima poesia che è Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock, di T.S. Eliot, questi versi: “E di sicuro ci sarà tempo […] tempo per te e tempo per me/E tempo anche per cento indecisioni./ E per cento visioni e revisioni/che un attimo solo invertirà”. Adesso però il tempo delle decisioni e delle revisioni è diventato quasi simultaneo...

Ma quali decisione vuole che prenda questo governo che ha uno spazio temporale di un anno e una maggioranza di questo genere? Draghi amministrerà, speriamo bene, tutta la fase di uscita dal Covid se Dio vuole, vaccinazioni o altro, presenterà in Europa un piano di Recovery che ci permetterà speriamo di avviare qualcosa di positivo, ma in una catastrofe economica come questa nella quale siamo caduti ci vorrà ben altro, l’Europa lo dice chiaramente che questi finanziamenti hanno un senso solo se si collocano in un piano di riforme di sistema, le indica pure e lo sta facendo da anni. Ora cosa vuole che questo Governo riesca a fare la riforma della giustizia, della pubblica amministrazione, della scuola, la riorganizzazione della sanità per non parlare delle riforme istituzionali (Stato, Regioni, Autonomie Locali)? Vogliamo Scherzare? Chiaro che non può fisicamente farlo Draghi, non è mica il salvatore, non è mica il Padre Eterno. Anche se avesse idee più chiare non potrebbe fare queste riforme. Su queste riforme, tra l'altro, le forze politiche che compongono la maggioranza sono perfettamente divise, Draghi non deciderà niente, se tutto va bene inizierà ad accompagnarci fuori dalla crisi della pandemia.

Ho riletto il libro che ha pubblicato qualche anno fa con Paolo Prodi Occidente senza utopia, in particolare la parte sulla profezia e, appunto, il ruolo di legame tra la scienza e la politica svolto dall'utopia. Questo legame tra scienza e politica è stato messo in crisi dalla pandemia oggi?

La pandemia ha accelerato le tendenze che già c’erano. Il Covid medesimo, che si poteva benissimo prevedere perché c'erano stati i preavvisi nel ventennio precedente, ha accelerato tutto, ha accelerato il processo di trasformazione degli equilibri tra le potenze economiche, tra le potenze politiche. C'è stata un’accelerazione pazzesca del primato cinese in campo economico manifatturiero, ma non è che questa sia una novità prodotta dal Covid, così come la tendenza ad emergere delle grandi multinazionali della comunicazione, dell'informazione, rispetto invece a settori manifatturieri e terziari più tradizionali. Anche il problema colossale del lavoro, che non può più assolutamente essere affrontato in un’ottica Keynesiana, e questo i sindacati prima lo capiscono e meglio è. Ma non è che il Covid abbia prodotto tutto questo, il Covid è stata una rivelazione, uno svelamento: si apre il sipario e vedi quello che stava ancora relativamente nascosto.

Mauro Fabi

( 8 marzo 2021 )

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