Martedì 25 giugno 2019, ore 14:50

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Manovra e reddito di cittadinanza

Confcooperative: non c'è sviluppo senza investimento sul territorio

di Giampiero Guadagni


Con l’avvicinarsi della mobilitazione nazionale di Cgil Cisl e Uil, in programma il 9 febbraio, cresce la necessità di sottrarre alla polemica politica le questioni aperte per riportarle sul piano del merito, come sollecitano i sindacati confederali. Lo stesso metro utilizzato dal mondo delle cooperative. Cosa che emerge chiaramente dalle risposte a Conquiste da parte di Maurizio Gardini, Presidente di Confcooperative e dell’Alleanza delle cooperative italiane.

Presidente Gardini, qual è il vostro giudizio sulla legge di bilancio?

Un giudizio articolato. Bene la soppressione del Sistri, il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti; e il fondo a garanzia dei crediti della Pubblica amministrazione per le pmi. Sulla semplificazione resta la necessità di snellire il percorso burocratico: a nostro avviso occorre rafforzare ancora di più la semplificazione tributaria e quella della giustizia su cui ci aspettavamo qualche sforzo in più. Sul tema dello sviluppo crediamo si debba legare la crescita  più che al Pil al Bes - il benessere equo e sostenibile - perché non può esserci uno sviluppo con un’unica direttrice che taglia fuori interi territori, non solo il Sud, ma tutte le aree interne. Resta molto da fare sul tema delle infrastrutture viarie, tecnologiche, della cura del territorio e dell’infrastrutturazione sociale.

La convince il reddito di cittadinanza così come è stato modulato?

Il Reddito di cittadinanza rappresenta un’importante misura di contrasto alla povertà. Condividiamo l’idea di destinarlo anche alle forme di auto imprenditorialità sia di imprese individuali sia di imprese cooperative. La misura dovrà però coniugarsi con le politiche attive del lavoro in modo da incidere in modo strutturale e permanente sullo sviluppo del Mezzogiorno.

Il rilancio del lavoro passa anche dal ripristino della sua dignità e della legalità. Ad esempio nella battaglia che vede Confcooperative e Alleanza delle Cooperative in trincea contro lo sfruttamento imposto dalle false cooperative. Lei aveva chiesto al ministro Di Maio di approvare, subito dopo la manovra, una legge sulle false coop. A che punto siamo?

Nei giorni scorsi, tenendo fede all’impegno assunto nei mesi scorsi, il ministro Di Maio ha avviato al Mise un tavolo tecnico proprio sulle false cooperative. Siamo alle battute iniziali, ma crediamo sia un segnale incoraggiante. Quello delle false cooperative è un tema su cui siamo impegnati da anni e su cui non molleremo la presa. Ne va della credibilità del nostro mondo. Ci sono oltre 100 mila lavoratori che operano, all'interno delle cooperative di facchinaggio, logistica, movimentazione merci, servizi sociali, in un limbo non monitorato, senza tutele o con garanzie parziali con una perdita netta, in termini fiscali e previdenziali per le casse dello Stato che supera i 750 milioni. Un danno economico e di immagine per il movimento e per la stragrande maggioranza delle coop sane, oltre a essere una violazione dei diritti dei lavoratori, vittime di imprese criminali. Segnalo però che i lavoratori in nero in Italia sono oltre 3 milioni. Ci sono anche altri mondi produttivi che dovrebbero interrogarsi su questo fenomeno e adoperarsi per le più opportune misure di contrasto. E soprattutto va colpita la committenza che trae vantaggio competitivo nell’avvalersi di false coop.

Il tema si incrocia con la questione migranti. Una battaglia comune ai sindacati è certamente quella contro il caporalato. Cosa funziona e cosa non funziona della legge in vigore?

Il problema non è stato risolto nonostante le due grandi misure messe in campo. La rete del lavoro agricolo di qualità non sta funzionando al meglio. La modifica della legge in reato penale per lo sfruttamento della manodopera, sacrosanta nel principio, ha avuto applicazione in settori diversi dall’agricoltura e ha messo in difficoltà, per gli adempimenti burocratici, anche gli operatori onesti che si devono ulteriormente preoccupare di non incappare in irregolarità formali che possano renderli colpevoli di sfruttamento della manodopera. Occorre agire sulle cause del caporalato, rendere più efficiente domanda e offerta in un settore caratterizzato da forte stagionalità, con numeri importanti di manodopera concentrati in poche settimane con breve preavviso di reclutamento.

Restiamo alla questione migranti, la più calda in questo momento in Italia anche da un punto di vista politico. Le cooperative rivendicano di essere uno strumento di presidio del territorio e anche di supporto all’ordine pubblico. Quali sono le iniziative concrete?

L’Alleanza delle Cooperative ha siglato la Carta della Buona Accoglienza con Ministero dell’Interno e Comuni. Le cooperative che troppo spesso fanno da bancomat allo Stato e gestiscono una parte dei migranti hanno evitato che decine e decine di migliaia di migranti vagabondassero per strada. Ci sono stati dei casi meno virtuosi che sono stati giustamente individuati e colpiti. Sul fronte interno le cooperative offrono servizi di welfare a 7 milioni di italiani. Senza cooperative ci sarebbero più emarginazione, meno servizi e meno sicurezza.

A proposito di territorio: in molte zone d'Italia si assiste ad un vero e proprio spopolamento. Per arginare il fenomeno lei ricorda spesso il ruolo delle cooperative di comunità: cosa fanno in concreto?

Ci sono oltre 5 mila comuni in Italia che stanno scivolando sotto la soglia della povertà e dell’emarginazione per via dello spopolamento. Una delle reazioni a questo fenomeno è la nascita delle cooperative di comunità. Un sistema di servizi garantiti dagli stessi abitanti che si auto organizzano in cooperativa: dal distributore di benzina al forno, dalla cooperativa forestale allo scuola bus che diventa utile anche per trasportare gli anziani o la posta. È così che i cittadini diventano soci di una cooperativa che permette alla comunità non solo di non abbandonare il proprio territorio, ma anche di migliorare la propria qualità della vita.

Lo scorso 13 dicembre le centrali cooperative hanno firmato un accordo con Cgil Cisl e Uil per la riforma e il rilancio delle relazioni industriali. Quali gli obiettivi che ritiene prioritari?

Rilanciare e rafforzare il sistema di relazioni sindacali per tradurre la ripresa in crescita economica, migliorare il valore reale dei trattamenti economici e la qualità del lavoro, con la comune convinzione che l’impresa cooperativa possieda i caratteri identitari per assicurare buona e stabile occupazione, sviluppare le istanze di partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori nell’impresa e di autogestione, concorrere nel processo di coesione sociale e nella promozione delle politiche di inclusione.

Anche Alleanza delle cooperative è in campo contro i tagli indiscriminati del Fondo per l'editoria. Quali sono le vostre richieste al governo?

Quella di rispettare il pluralismo d’informazione. Occorre aprire un tavolo di confronto per valutare dove apportare i tagli. C’è tanta buona editoria che utilizza correttamente le risorse messe a disposizione dallo Stato.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

( 30 maggio 2019 )

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