Lunedì 6 dicembre 2021, ore 15:36

Quotidiano di informazione socio‑economica

Ambiente

Neanche la pandemia arresta la scomparsa del verde

Nel 2020 sono stati cementificati quasi 60 chilometri quadrati del nostro Paese, impermeabilizzando il 7,11% del territorio nazionale. Con questi dati il nuovo rapporto dell’ISPRA ha spiazzato chi pensava che la pandemia, la crisi dell’edilizia e le politiche ambientali avessero in qualche modo rallentato la scomparsa delle nostre campagne. In realtà, nello spazio di una generazione è scomparso un terreno agricolo su quattro (-28%), e nel solo 2020 sono stati coperti 2 metri quadri di suolo al secondo. Dal 2012 ad oggi il suolo non ha potuto garantire la fornitura di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli e l'infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana, aumentando il rischio siccità e quello di dissesto idrogeologico.
Si fa presto, dunque, a parlare di transizione ecologica. “Se non saranno messe in campo azioni urgenti e strutturali, anche grazie alle risorse del PNRR, le prospettive sono preoccupanti sia in termini di salute pubblica che di approvvigionamento di prodotti agricoli e tutela del territorio”, commenta Onofrio Rota, Segretario Generale della Fai Cisl, che spiega: “Siamo ben lontani dall’obiettivo del consumo netto di suolo pari a zero, entro il 2050, dell’Unione Europea. Trascuriamo quella che per l’Italia è l’infrastruttura principale, quella verde: boschi, paesaggio, aree rurali. Dobbiamo migliorare nel recuperare l’esistente, riciclare gli scarti, riconvertire le produzioni, rigenerare i tessuti urbani. Fondamentale, da questo punto di vista, valorizzare le professioni che contribuiscono concretamente alla tutela e salvaguardia del territorio, come gli operai idraulico forestali e dei consorzi di bonifica”.
Preoccupazioni condivise dalla Coldiretti, che segnala come la perdita maggiore si sia registrata sul fronte dei cereali e degli ortaggi, con la scomparsa di 2 milioni e 534mila quintali di prodotto, seguita dai foraggi per l’alimentazione degli animali, dai frutteti, dai vigneti e dagli oliveti. Il grado medio di autoapprovvigionamento dei prodotti agricoli in Italia, secondo l’analisi della Coldiretti, è sceso a circa il 75%, con il Paese costretto ad importare un quarto degli alimenti di cui ha bisogno. “Per proteggere la terra e i cittadini – commenta il Presidente Ettore Prandini – l’Italia deve difendere il patrimonio agricolo e la disponibilità di terra fertile puntando a una forma di sovranità alimentare che nell’arco di 10 anni crei le condizioni perché il Paese diventi autosufficiente nella produzione di cibo, anche da donare alle fasce più deboli”. 
In questa prospettiva, un intervento strategico è la realizzazione di infrastrutture a partire dai bacini di accumulo, inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). “Ma occorre anche – aggiunge Prandini – accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ancora ferma in Senato”. Legge sostenuta fortemente anche dalla Fai Cisl, che con la campagna “Non c’è cibo senza terra” chiede da tempo di mettere fine a tutte quelle politiche che contribuiscono allo scenario descritto dall’ISPRA. A preoccupare è anche il costo che l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere, tra il 2012 e il 2030, a causa della perdita di servizi ecosistemici, stimato dall’istituto tra gli 81 e i 99 miliardi di euro, in pratica la metà del PNRR. A riprova del fatto che investire sull’ambiente e la tutela del territorio conviene anche dal punto di vista della sostenibilità economica.
Rossano Colagrossi
 

( 6 agosto 2021 )

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