Sabato 15 giugno 2024, ore 16:08

Dissesto idrogeologico

Pnrr, risorse e cronoprogramma per fronteggiare le emergenze

di LUCIA ALBANO

Il territorio italiano è caratterizzato da un notevole livello di instabilità idrogeologica, aggravata ed accentuata dagli effetti, sempre più intensi, dei cambiamenti climatici. Questo rischio ha un impatto negativo non solo sulla sicurezza e sulla qualità della vita delle persone, ma anche sulle attività produttive, sugli ecosistemi e la biodiversità, sui beni ambientali e archeologici, sull’agricoltura ed il turismo presentandosi, pertanto, come un fattore di rischio che incide in modo trasversale sui sistemi sociali e ambientali.
Sono numerosi gli eventi alluvionali che hanno interessato il nostro Paese negli ultimi anni, molti dei quali finiti alla ribalta delle cronache per la scia di devastazione lasciata. Non posso non ricordare l’alluvione avvenuta nelle Marche, la mia regione, nel settembre 2022. La furia dell’acqua, causata dalle piogge più intense rilevate negli ultimi dieci anni, ha trascinato via tutto quello che ha trovato per la sua strada, compresa la vita di tredici persone. Così i tragici fatti accaduti a Casamicciola Terme, comune dell’isola di Ischia, nel novembre 2022, dove un’enorme massa di fango causata dalle ingenti piogge ha travolto diverse abitazioni causando dodici vittime. Due tragici eventi temporalmente contigui che hanno rimarcato la fragilità del suolo italiano.
L’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sul dissesto idrogeologico evidenzia una situazione critica: il 93,9% dei comuni italiani (7.423) è a rischio per frane, alluvioni e/o erosione costiera; 1,3 milioni di abitanti sono a rischio frane e 6,8 milioni di abitanti a rischio alluvioni; i beni culturali a rischio alluvioni sono quasi 34.000 nello scenario a pericolosità media e raggiungono quasi i 50.000 in quello a scarsa probabilità di accadimento o relativo a eventi estremi.
Il governo Meloni ha mostrato fin da subito un’attenzione particolare in merito al tema del dissesto idrogeologico. Già nel discorso di insediamento davanti alle Camere, il 25 ottobre 2022, il Presidente del Consiglio affermava: “servono investimenti strutturali per affrontare l'emergenza climatica, le sfide ambientali, il rischio idrogeologico e l'erosione costiera”, riservando un momento di cordoglio alle vittime dell’alluvione marchigiana: “siamo al vostro fianco e non vi abbandoneremo, contate su di noi”. Una promessa tradotta in fatti con lo stanziamento di 200 milioni per il 2022, nel Decreto Aiuti Quater, e di ulteriori 200 milioni in Legge di Bilancio. Risorse utili a finanziare interventi quali, fra gli altri, il ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, le attività di gestione dei rifiuti e interventi per la riduzione del rischio residuo nelle aree colpite dagli eventi calamitosi. La stessa attenzione è stata riservata ai fatti accaduti ad Ischia, con la tempestiva approvazione di un decreto ad hoc, il cosiddetto Decreto Ischia, e il relativo stanziamento di 85 milioni da destinare agli ischitani coinvolti nell’alluvione.
Tuttavia, oltre alla necessità di intervenire tempestivamente per fronteggiare le emergenze è quantomai impellente pianificare opere di prevenzione. Dopo la tragedia di Ischia, il presidente Meloni ha deciso di costituire un gruppo di lavoro interministeriale affidato al Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del mare per ricostruire il quadro degli interventi in corso, le risorse stanziate e il fabbisogno residuo. Troppe fonti di finanziamento, troppi soggetti e nessuno che abbia sufficientemente controllato se abbiano operato bene e quanti dei fondi siano stati correttamente utilizzati. Dal 2019 al 2027 sono stati messi a disposizione per la tutela del territorio 21 miliardi tra risorse ex Dpcm “ProteggiItalia”, fondi di coesione Fesr, Pnrr.
Gli obiettivi e le risorse previste nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza agiscono soprattutto nella prevenzione futura: si collocano nel quadro più ampio della riduzione dei fattori di rischio connessi al dissesto idrogeologico e mirano a intraprendere una serie di misure finalizzate a realizzare interventi per prevenire i suddetti fattori.
Nell’ambito del Pnrr, le misure connesse alla riduzione e alla prevenzione dei fattori di rischio connessi al dissesto idrogeologico sono state collocate nel quadro della Missione 2, Componente 4, dell’Investimento 2.1 del Piano (“Misure per la gestione del rischio alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico”).
Sotto il primo profilo sono previste misure di carattere strutturale come la messa in sicurezza da frane, o la riduzione del rischio di alluvione nelle aree metropolitane. Nel secondo ambito rientrano le misure incentrate sulla riqualificazione, il monitoraggio e la prevenzione dei rischi emergenti finalizzate alla tutela dell'incolumità pubblica e privata, in linea con la programmazione e gli strumenti di pianificazione esistenti. Queste misure, tra loro strettamente interconnesse, hanno come obiettivo finale quello di mettere in sicurezza un milione e cinquecentomila persone che oggi sono a rischio a causa degli effetti del dissesto idrogeologico aggravato dalla crisi climatica.
Nell’ambito delle misure poste in essere con il Pnrr in materia di dissesto idrogeologico sono previste due linee di investimento che fanno capo al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ed al Dipartimento della Protezione Civile.
Il totale delle risorse complessivamente stanziate con il Pnrr per la riduzione e la prevenzione dei fattori di rischio connessi al dissesto idrogeologico è pari ad euro 2.487.000.000.
Nell’ambito della linea di investimento di competenza del Mase, sono stati individuati due principali obiettivi. Il primo è una milestone (M2C4-10) da realizzare entro il quarto trimestre del 2023, che prevede la notifica dell'aggiudicazione di tutti gli appalti pubblici per gli interventi in materia di gestione e riduzione dei rischi idrogeologici. Il secondo obiettivo (M2C4-11) è un target che prevede entro il primo trimestre del 2026 la riduzione di almeno 1.500.000 del numero delle persone esposte a rischi di alluvione e a rischi idrologici diretti.
Al Dipartimento della Protezione Civile sono state attribuiti ulteriori due obiettivi. Il primo (M2C4-12) è stato già conseguito nel corso nell’ultimo trimestre del 2021 attraverso l’entrata in vigore dell’art. 22 del decreto-legge n. 152/2021, convertito con legge del 29 dicembre 2021, n. 233, mediante il quale è stato definito il quadro giuridico per il finanziamento di nuovi interventi pubblici contro i rischi di alluvione e i rischi idrogeologici ed è stato affidato ad apposito Dpcm l’assegnazione e il trasferimento alle Regioni e alla Provincie autonome delle nuove risorse, pari a 800 milioni di euro, previste dal Piano per il finanziamento dei suddetti interventi. Il secondo obiettivo di competenza del Dipartimento della Protezione Civile è un target (M2C4-13) che invece dovrà essere raggiunto entro il quarto trimestre del 2025 e che mira al completamento di tutti gli interventi volti al ripristino di strutture e infrastrutture pubbliche danneggiate.
Allo stato attuale, entrambe le Amministrazioni stanno procedendo con l’attuazione degli investimenti di competenza secondo i cronoprogrammi stabiliti.
In particolare, il Mase, nell’ambito della sua linea di intervento, ha attivato già oltre 600 progetti, per un importo complessivo di euro 1.148.149.183,54 di euro, e mira ad attivarne circa n. 700 per un
importo pari all’intero stanziamento previsto per l’investimento dal Pnrr (1.287.000.000 di euro). Gli interventi finanziati dovranno garantire la messa in sicurezza delle zone edificate e dei bacini idrografici esposti al rischio idrogeologico, prevedere azioni per il risanamento ambientale e la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, e infine, garantire un livello più elevato di controllo e di gestione del rischio di alluvione.
Il Dipartimento della Protezione Civile ha già posto in essere 838 progetti, che coprono l’intero importo di 400 milioni di euro stanziato dal Piano a legislazione vigente. Sono, altresì previsti oltre 900 nuovi progetti, per ulteriori 800 milioni di euro assegnati mediante il Dpcm del 23 agosto 2022 recante “Assegnazione e le modalità di trasferimento alle Regioni e alle Province Autonome di Trento e di Bolzano delle risorse finanziarie della Missione 2, Componente 4 del Pnrr. Il suddetto Dpcm ha affidato alle Regioni e alle Province autonome il compito di predisporre, nel limite delle risorse assegnate, gli elenchi degli interventi da realizzare. Allo stato attuale sono stati approvati da parte del Dipartimento della Protezione Civile tutti gli elenchi con gli interventi individuati dalle Regioni e dalle Provincie autonome.
Sotto il profilo della tipologia di progetti finanziati essi sono suddivisi nelle seguenti macrocategorie di intervento:
- Messa in sicurezza e stabilizzazione dei versanti; regimentazione delle acque; mitigazione della pericolosità idraulica - sistemazione idraulica di fiumi e torrenti; ripristino della funzionalità idraulica; adeguamento delle strutture di contenimento delle pinete a difesa dei centri abitati; messa in sicurezza delle strutture ed infrastrutture pubbliche; ripristino della viabilità.
Per ambedue le linee di investimento, sia quella attribuita al Mase che quella attribuita al Dipartimento della Protezione Civile, i soggetti attuatori sono Enti locali distribuiti sull’intero territorio nazionale.
Per quanto attiene la distribuzione territoriale delle risorse, si evidenzia che nell’ambio dell’investimento di competenza del Mase, le risorse sono state assegnate per il 59% alle Regioni del Mezzogiorno, per il 27% al Nord Italia ed il restante 13% al Centro del Paese. Nell’ambito dell’investimento di competenza del Dipartimento della Protezione Civile, invece, le risorse sono distribuite per il 43% alle Regioni del Nord del Paese, mentre, il 38% è allocato alle regioni del Sud Italia, ed il 19% è stato assegnato alle regioni del Centro Italia.

*Sottosegretaria al Mef con delega al dissesto idrogeologico

(L’intervento è stato pubblicato sul n.26/23 del Working paper della Fondazione Tarantelli)

( 3 marzo 2023 )

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