Lunedì 6 dicembre 2021, ore 16:54

Quotidiano di informazione socio‑economica

Intervista

Vaccini e covid: la scienza risponde ai dubbi social

Una prima obiezione alla vaccinazione sui social è che ‘un vaccino non nasce in laboratorio in poche settimane, come è stato possibile’? 
Non è stato costruito in poche settimane. E’ cominciata la sua costruzione già nel 2019, verificata la diffusione in Cina. Il vaccino rna è l’evoluzione di una lunga storia vaccinale che parte da Sabin. Questo vaccino ha componenti virali non estrattive, ma costruite in laboratorio, quindi non è un pezzo del virus, ma un pezzo delle rna virale che codifica per quella proteina (Spike). 
Fortunatamente grazie ai ricercatori si è riusciti a produrlo in tempi brevi e sperimentarne l’efficacia su quasi 100 mila persone, un campione enorme, grazie purtroppo all’altissima incidenza del virus. Mi pare grottesco obiettare che si è fatto troppo in fretta a produrre un vaccino che ha trovato una soluzione al morbo che ha ucciso migliaia di persone in Italia, ha paralizzato la sanità e messo in ginocchio la nostra economia. 
Questo vaccino ha alle spalle una elevata tecnologia ma è pure ‘l’uovo di Colombo’, in quanto prendi un pezzo di rna del virus, lo inoculi al paziente, questo va nel citoplasma, è preso dai ribosomi che sono delle fortocopiatrici che riproducono miliardi di proteina spike, una stimolazione enorme per il nostro sistema immunitario. E finchè la cellula è viva continua a produrre proteina Spike. Quindi il vaccino è estremamente sicuro perché non genera malattia ed estremamente efficace e probabilmente anche durevole nel tempo, in grado di far maturare le cellule memoria che sono alla base dell’immunizzazione. E’ un vaccino spettacolare. Anche a fronte delle varianti, l’efficace preventiva del vaccino contro l’infezione è attorno al 70 /80 per cento, verso la morte è oltre il 90 per cento. Dati incredibili se pensiamo che l’efficacia del vaccino antinfluenzale è del 45 per cento. 
Questo è un farmaco sperimentato su noi ‘cavie umane’
Lo studio che ha smarcato il cortisone come farmaco è uno studio che ha arruolato circa 5 mila pazienti. Gli ultimi 5 antibiotici commercializzati hanno arruolato alcune centinaia di pazienti, qui decine di migliaia di pazienti. Siamo molto più cavie quando assumiamo un nuovo ansiolitico o antibiotico. Inoltre, la ricerca clinica inizia con le fasi di studio 1 2 3 che portano alla commercializzazione. La fase 4 implica la sorveglianza post marketing di un farmaco e quella post vaccinale, secondo dati pubblicati in Israele il 25 agosto scorso, evidenzia i dati di sicurezza dei vaccini testati su un campione di 240 mila persone. Alcuni effetti collaterali imputati al vaccino sono molto più frequenti nei soggetti con covid.
Ha senso vaccinarsi di fronte alle varianti?
I dati del sistema sanitario inglese, che consegna report settimanali ed ha avuto il top della variante Delta, confermano che anche contro la variante Delta i vaccini mostrano buona efficacia contro l’infezione ed eccezionale su malattia grave e mortalità. Certo il vaccinato può infettarsi, ma non ha mai una malattia grave.
Nei reparti covid sono ricoverati anche vaccinati 
Nei reparti Covid al 70 per cento sono pazienti non vaccinati. Gli altri sono pazienti che arrivano in ospedale per altre patologie, fanno lo screening e risultano positivi, sono appoggiati nei reparti covid a scopo epidemiologico, non clinico. Se una persona in perfetta salute fa un tampone e risulta positiva, io le dico resti a casa 15 gg finchè non diventa negativa. Se una persona si rompe una gamba, va in ospedale e dallo screening risulta positivo, entra in un reparto covid dove la comorbosità viene gestita in quel reparto. Sono pochissimi i malati vaccinati che entrano in ospedale a causa del covid e comunque sono pazienti molto anziani o immunodepressi per cui la copertura vaccinale è decisamente inferiore. 
La risposta alle domande perché vaccinarsi se ci sono virus che mutano e perché ci sono persone vaccinate che si infettano è che la colpa è di chi non si vaccina! Perché non siamo riusciti ancora a raggiungere livelli di vaccinati tali da costruire un vero ombrello, ossia la immunità di gruppo. Faccio sempre un esempio ai miei studenti di medicina: oggi piove e se in piazza ci sono 1000 persone e solo 500 hanno l’ombrello le altre 500 si bagnano. Se invece ce ne sono 950 con l’ombrello, le altre 50 non si bagnano perché stanno sotto l’ombrello degli altri. Per evitare nuovi mutanti e che altri pur vaccinati si infettano dobbiamo ridurre la circolazione del virus. E l’unico modo è vaccinarci tutti. Anzi oggi si parla di terza dose. Però, se lo Stato italiano ha i soldi per acquistare la terza dose per tutti i suoi cittadini, ne riservi dieci milioni di dosi per quelli più a rischio immunologico e doni le rimanenti ai profughi afgani, alla gente che vive in paesi dove il tasso vaccinale non arriva al 5 per cento. Perché se noi supervacciniamo tutti gli italiani e gli europei e non ci preoccupiamo di quelli che vivono nel sud del mondo, in Africa, avremo un’area del mondo in cui continuerà a girare il virus ed a generare varianti, fino che verrà la variante che metterà in crisi i nostri vaccini. Abbiamo vissuto una fase di egoismo vaccinale: gli Stati ricchi si sono comprati i vaccini su tutti i canali. Adesso dobbiamo passare alla fase di generosità vaccinale: per ogni italiano ricco e pasciuto che vacciniamo dobbiamo vaccinare un povero Cristo che abita in un paese sottosviluppato. La generosità vaccinale salverà il mondo dal covid. 
Perché non curare i malati al proprio domicilio piuttosto che vaccinare 
Oggi abbiamo vaccini che funzionano, ma non abbiamo farmaci per curare il covid. Non ci sono cure decisive. Interveniamo sulla seconda fase della malattia, non sulla prima dove necessiterebbero farmaci antivirali di provata efficacia, che non abbiamo. Gli anticorpi monoclonati che si fanno per via endovenosa non possono essere fatti a domicilio. E non sono comunque la soluzione del problema. E’ solo il tentativo di mettere anticorpi in più, non è una terapia. Storicamente le pandemie mondiali sono sempre state contenute con il cambiamento dei comportamenti e le vaccinazioni, mai con un farmaco. 
Un ultimo appello alla vaccinazione…
In primis abbiamo vaccinato le persone più anziane per proteggerle. Ora che siamo oltre la protezione personale, occorre quella di massa attraverso la vaccinazione. Vaccinarsi è educazione civica, intesa come mettere in sicurezza tutta la comunità in cui viviamo. Pertanto dobbiamo vaccinare tutti, anche i nostri figli, che non muoiono di covid, ma sono gli untori della seconda fase della malattia. Io ho due figli. Uno di 20 anni già vaccinato ed uno di sei per cui aspetto con ansia la fine del trailer vaccino per vaccinarlo subito. Ho timori, ma quando facciamo un vaccino dobbiamo toglierci il nostro egoismo individuale ed avere la visione civica: ‘Io sono un cittadino di questa nazione ed ho il diritto dovere di mantenere efficiente questa nazione in cui tutti abbiano l’accesso al vaccino. Poiché sono fortunato a vivere in un paese dove il vaccino è garantito, non farlo è un delitto. Altro aspetto da considerare è che, se per qualche milione di ignoranti che non si vaccinano dovesse arrivare un’altra ondata e gli ospedali andassero ancora in defoult con tutti i letti in terapia intensiva occupati, si bloccherebbero tutte le altre attività chirurgiche. Ogni letto occupato in terapia intensiva blocca un’attività chirurgica. Dunque vaccinarsi anche perché la sanità non vada in difficoltà, ma soprattutto per evitare che a causa di un idiota non vaccinato che occupa un letto in terapia intensiva un paziente in lista d’attesa per un intervento salvavita non riesca a farlo. Bloccare l’epidemia è garantire la salute di tutti. Vaccinarsi è un dovere civico. 
Ileana Rossi

( 24 settembre 2021 )

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