Sabato 28 maggio 2022, ore 19:24

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Appalti pubblici, più tutele ai lavoratori 

Torna l’obbligo di clausole sociali negli appalti pubblici per proteggere chi deve garantire i servizi, come i lavoratori delle pulizie, delle mense, o gli addetti alla vigilanza. Mentre il braccio di ferro sulle concessioni balneari tiene in sospeso il ddl Concorrenza, e prima che si sblocchi quello difficilmente si concretizzerà l’accordo di maggioranza sulla delega fiscale, fa uno sprint alla Camera un altro dei provvedimenti chiave per il Pnrr all’esame del Parlamento: la commissione Ambiente ha infatti concluso l’esame degli emendamenti alla delega al Governo in materia di contratti pubblici e non è escluso che il testo possa approdare in Aula prima della data prevista, il 30 maggio, per poi concludere l’iter a stretto giro al Senato. La novità più importante è la reintroduzione dell’obbligo, a cui il Senato nelle scorse settimane aveva affiancato la facoltà, di inserire le clausole sociali nei bandi di gara. ”Il lavoro buono è anche questo: tutele per lavoratrici e lavoratori nei cambi appalto”, dice il ministro del Lavoro Orlando. La norma prevede che siano indicati, ”come requisiti necessari o premiali dell’offerta”, una lunga serie di criteri orientati, fra l’altro, a promuovere la stabilità occupazionale, a garantire l’applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di settore, a incentivare le pari opportunità generazionali e di genere nonché l’inclusione lavorativa dei disabili. Le clausole sociali ora si estendono anche alle persone in condizione di svantaggio o disagio socio-economico.
A proposito dell’obbligo per le stazioni appaltanti di inserire nei bandi un regime obbligatorio di revisione dei prezzi, fra le cause che possono determinare questi incrementi vengono inseriti, con gli emendamenti approvati, anche i rinnovi dei contratti collettivi. Con modifiche pensate per gli enti non profit, si prevede poi che la semplificazione delle procedure sia estesa anche all'innovazione sociale e che si possano riservare quote di affidamenti agli operatori economici che hanno come principale obiettivo l'inserimento sociale e lavorativo delle persone con disabilità o svantaggiate. Fra i criteri della delega, nel testo originario si prevedeva la promozione del ricorso a forniture da Paesi terzi fino a metà del valore totale dei prodotti. Ora, come spiegano dal M5s, con un loro emendamento viene specificato che le forniture non potranno provenire da Paesi che non rispettano i diritti dei lavoratori e standard ambientali.
Commenta il leader della Cisl Sbarra: ”È una notizia molto positiva. Si tratta di una norma fortemente voluta dalla Cisl che tutela lavoratrici e lavoratori, proteggendoli in particolare nei cambi di appalto. Ora l’impegno di tutti deve essere rivolto al superamento di due gravi storture: quella del massimo ribasso e l'aumento esponenziale degli affidamenti diretti senza gara. È possibile semplificare le procedure pur mantenendo regole basilari per la trasparenza degli appalti, la legalità e la centralità del lavoro e della persona”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il numero uno della Cgil Landini: ”Il ripristino della clausola sociale negli appalti è un grande risultato, per cui Cgil, Cisl e Uil si sono battute con forza. È una norma di garanzia e di civiltà nel lavoro, che non può e non deve essere stralciata”. La Cgil e le sue federazioni di categoria, prosegue Landini, ”in questi mesi hanno avanzato in tutte le sedi la richiesta di ripristinare questo istituto di fondamentale importanza, un deterrente efficace per l'applicazione dei contratti nazionali al fine di contrastare il dumping salariale e il lavoro nero e per realizzare un’effettiva stabilità occupazionale”.
Soddisfatto anche il segretario generale della Uil Bombardieri: ”Il ripristino dell'obbligo di applicazione della clausola sociale è un fatto estremamente positivo. Si evita così che venga disconosciuto il principio della stabilità occupazionale. Cgil, Cisl e Uil unitariamente ed incessantemente, hanno lavorato per rendere giustizia all’occupazione. Ora mancano altri pochi passi per rendere il nostro Paese democratico in tema di lavoro e di appalti”.
Giampiero Guadagni

( 12 maggio 2022 )

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