Sabato 2 luglio 2022, ore 10:47

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Automotive: Campania da governare

E' urgente e non più rinviabile la costituzione di un tavolo di emergenza del settore automotive presso la Regione Campania, che veda la partecipazione del sindacato, dell'assessore alle attività produttive e dell'Unione degli Industriali, affinché il passaggio industriale verso l'elettrico, che sarà inevitabile, sia a transizione controllata per evitare salassi occupazionali nel passaggio tra attività che inevitabilmente scompariranno e le nuove attività richieste dai nuovi processi tecnologici del lavoro. Questo l’appello lanciato dal segretario generale della Fim Cisl Campania, Raffaele Apetino preoccupato da una riconversione produttiva e occupazionale che, al momento, è piena di incognite soprattutto in Campania, dove a rischiare sarebbero oltre 4 mila lavoratori su un totale di 10mila dell’intero Mezzogiorno e dove il settore Automotive che impiega circa 14mila addetti tra lavoratori diretti e indotto, incide per oltre il 5% del Pil regionale. A farne le spese gli insediamenti produttivi di Pomigliano, Caivano, Nola, Pratola Serra. Proprio in quest’ultimo, ex Fca, alle porte di Avellino con i suoi circa 1.600 dipendenti, nell’ottica di un’azione di rilancio dello stabilimento afflitto da una dura crisi, all’inizio dell’anno erano stati annunciati 30 miliardi di investimenti. Oppure Magneti Marelli di Caivano dove si producono marmitte destinate ai siti di Cassino e Melfi, uno dei componenti inutili per le auto elettriche.
Per la Fim Campania, quindi, il passaggio obbligato all’auto elettrica dal 2035 in Campania, senza una governance rischia di diventare un salasso per lavoratori e cittadini. Una svolta che da un lato può essere “epocale in termini di sostenibilità ambientale”, ma dall’altro “apre diverse incertezze e preoccupazioni”. Prima di tutto per i lavoratori, visto che per assemblare un’auto elettrica necessita di oltre il 30% in meno di componentistica e di manodopera. 
A questo dato si aggiunge che il settore dell’automotive campano per lo più mono committente del gruppo Stellantis (ex Fca) già prima del Covid stava attraversando una crisi epocale che la pandemia e la mancanza di semiconduttori ha ulteriormente amplificato. "Il prezzo di questa repentina transizione verso l'elettrico senza una politica industriale regionale ed un sistema di formazione appropriato che accompagni le imprese e i lavoratori rischia ancora una volta un'emorragia di posti di lavoro. E' necessario che la Regione Campania utilizzando i fondi europei 2021-27 e le risorse derivanti dal Pnrr investa su una rete seria di infrastrutture destinate all'elettrico, costituendo un polo delle batterie per lo stoccaggio e la logistica e che le aziende del settore presentino i loro piani industriali di riconversione delle produzioni da endotermico ad elettrico. Solo così - conclude Apetino - sarà possibile programmare e concertare insieme alle organizzazioni sindacali con un decennio di anticipo il processo di transizione per consentire alla Campania di non fare battaglie di retroguardia, ma bensì creare condizioni di sviluppo industriale e occupazionale”
Raffaella Cetta
 

( 21 giugno 2022 )

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