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Sindacato

Banche, con i tagli indiscriminati perdono tutti

di Carlo D'Onofrio

Banca fa rima con ricchezza. Ma non solo per gli azionisti, anche per la società e i territori nei quali il sistema del credito ha radici profonde. Per un sindacato che sposa questa visione, significa che i tagli indiscriminati all’occupazione fanno male a tutti, non solo a chi li subisce sulla sua pelle. E’ il messaggio che lancia il segretario generale di First Cisl dalla conferenza organizzativa che si è aperta ieri a Roma. Il problema è convincere chi siede dall’altra parte della barricata, i banchieri. Pressati dalla Bce e dagli investitori istituzionali, che guardano solo all’ultima trimestrale e pretendono rendimenti sul capitale a doppia cifra, nessuno sembra in grado di resistere alla tentazione di affidarsi al taglio dei costi per far quadrare i bilanci.

Eppure, annota Colombani, da tagliare non c’è più nulla, e del resto senza filiali e senza lavoratori anche i bilanci alla fine piangono: spetta ad un sindacato che si percepisce come “un soggetto politico di trasformazione sociale” ricordarlo sempre. Gridare dai tetti, però, non è una strategia. Meglio la forza dei buoni argomenti, quelli del manifesto AdessoBanca, in primo luogo. Se si scorre la piattaforma elaborata dai sindacati per il rinnovo del contratto nazionale, balza agli occhi - rivendica il leader dei bancari Cisl - che le proposte targate First hanno mostrato una forte capacità di contaminazione.

Lo si vedrà presto al tavolo con l’Abi, che non avendo presentato una sua piattaforma si è in pratica rassegnata ad incardinare la discussione su quella sindacale.

Essere soggetto di trasformazione sociale per Colombani vuol dire farsi forti dei valori della Cisl per sottrarsi al mainstream finanziario che ha l’ossessione del breve periodo. Reca il timbro Cisl, non a caso, la proposta di entrare attraverso il Foc, il Fondo per l’occupazione, nella governance di Carige per pilotarne il salvataggio. La chiave è la partecipazione. L’istituto ligure, se verrà confermata la soluzione di sistema imperniata sul Fitd, potrebbe fare da apripista ad un cambio di paradigma. A patto di trovare capitali “pazienti”, precisa Colombani, con cui guardare ad un orizzonte di lungo periodo. Orizzonte che, prima che economico, è sociale edantropologico: solo così si può pensare di superare una crisi di sistema “entropica”, scandisce Colombani citando Stefano Zamagni, il padre dell’economia civile.

Perché, bene non dimenticarlo, “il noi è più importante dell’io”.

( 26 giugno 2019 )

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