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Blackrock ci ripensa: Carige verso la nazionalizzazione?

Nemmeno il tempo di iniziare e l’avventura di Blackrock in Carige è già finita. Le voci di un disimpegno da parte del fondo americano, il più grande asset manager del mondo con 6.500 miliardi di dollari in gestione, circolavano già dalla serata di mercoledì. Lo stop è giunto dal comitato investimenti di Blackrock, che ha giudicato l’esborso di 400 milioni, tanti ne sarebbero serviti per rilevare circa il 25% di Carige e per garantire l’inoptato dell’aumento di capitale, troppo rischioso a fronte del potenziale ritorno e del suo ruolo di ”fiduciario” nei confronti dei clienti.

E adesso? Dopo l’accordo tra la società Usa e il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), suggellato dal via libera dato del Consiglio di gestione di quest’ultimo, il cammino sembrava in discesa. Invece i commissari di Carige - è toccato a loro dare l’annuncio del voltafaccia - si ritrovano al punto di partenza. Cosa più grave, incombe la scadenza per la presentazione delle offerte, fissata al 17 maggio dalla Bce, che aveva già concesso una proroga di un mese. A questo punto è sempre più probabile che la soluzione sia pubblica, cioè che per salvare Carige sia necessario fare ricorso alla ricapitalizzazione preventiva come è avvenuto per il Monte dei Paschi.

I sindacati, convocati d’urgenza in mattinata, non fanno salti di gioia all’idea: l’eventuale nazionalizzazione di Carige, osserva il segretario generale della First Cisl Riccardo Colombani, comporta ”gli stessi problemi della vicenda Mps”. In altri termini ”la Commissione Ue presenterà la stessa ricetta: la razionalizzazione dei costi che vuol dire chiudere le filiali e quindi meno occupati. La banca - aggiunge - si salva solo attraverso il rilancio degli investimenti in capitale umano”.

( Articolo integreale domani su Conquiste Tabloid)

( 9 maggio 2019 )

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