Lunedì 15 aprile 2024, ore 14:58

Welfare 

Contrasto alla povertà, arriva il Mia 

Il Reddito di cittadinanza cambia e si sdoppia. Il sussidio contro la povertà, secondo le anticipazioni sul provvedimento allo studio del ministero del Lavoro, dovrebbe essere diverso a seconda della situazione familiare sia per importo sia per durata. Le famiglie senza persone occupabili dovrebbero prendere un importo più alto ed averlo più a lungo; mentre le famiglie con persone occupabili dovrebbero avere al massimo 375 euro al mese (contro i 500 attuali) ed al massimo per un anno contro i 18 mesi delle famiglie povere senza occupabili. La nuova misura dovrebbe chiamarsi Mia (Misura per l’inclusione attiva) e partire da agosto. Una stretta dovrebbe arrivare anche sul tetto Isee per avere diritto al sussidio che dovrebbe scendere a 7.200 euro dai 9.360 attuali.
Ci sarà comunque una stretta sul sussidio anche per le famiglie senza persone occupabili. Per queste potrebbe arrivare la riduzione del contributo per l'affitto, oggi fissato al massimo a 280 euro al mese, ma anche la riduzione della durata dell'assegno dopo la prima richiesta. Al momento il Reddito di cittadinanza si può chiedere senza limiti solo aspettando un mese tra una domanda e l’altra (la durata per ogni domanda se non cambiano le condizioni della famiglia è di 18 mesi) mentre la nuova misura potrebbe prevedere la riduzione della durata per la seconda domanda a un anno. Per le famiglie con persone occupabili la durata dovrebbe scendere a un anno per la prima domanda e a sei mesi per la seconda. Se poi si vorrà fare una terza domanda si dovrà aspettare un anno e mezzo.
Il nuovo sistema dovrebbe essere pensato per spingere le persone quanto più possibile a cercarsi un lavoro estendendo la possibilità di mantenere l’assegno a fronte di retribuzioni fino a 3 mila euro l’anno a tutti i tipi di lavoro dipendente. La nuova misura dovrebbe rivedere anche il requisito sugli anni di residenza in Italia necessari per ottenere il sussidio portandoli da 10 a 5 rispondendo così alle richieste dell'Unione europea e dovrebbe modificare la scala di equivalenza che ha prodotto disparità a favore dei nuclei con un solo componente e a scapito delle famiglie numerose (il primo componente ora vale uno a fronte dello 0,2 dei minori).
Il reddito di cittadinanza potrà essere chiesto fino al 31 agosto 2023 e comunque potrà essere erogato al massimo solo fino a fine anno. Il provvedimento, 12 articoli, di fatto separa le platee tra famiglie con over 60, minori o disabili e quelle senza queste categorie.
Anche i minorenni con almeno 16 anni saranno tenuti all'obbligo di partecipazione attiva, formazione e lavoro se non impegnati in un percorso di studi. Nel Mia sono tenuti a questo obbligo “tutti i componenti il nucleo familiare maggiorenni ovvero minorenni che abbiano adempiuto agli obblighi scolastici”. Sono esclusi dall'obbligo i beneficiari della Mia over 60, nonché i componenti con disabilità. Possono essere esonerati dall'obbligo i componenti con carichi di cura (figli minori di tre anni di età o disabili in condizioni di gravità).
I datori di lavoro privati che assumeranno i beneficiari della Mia con un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato potranno avere l'esonero dal versamento del 100% dei complessivi contributi previdenziali per un periodo massimo di 24 mesi. Il limite massimo è di 8mila euro l'anno e che sono esclusi i contributi Inail. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. Nel caso di licenziamento del beneficiario della Mia effettuato nei trentasei mesi successivi all'assunzione, il datore di lavoro è tenuto alla restituzione dell'incentivo fruito. Per i contratti a termine o stagionali è riconosciuto l'esonero del 50% dei contributi previdenziali per la durata massima di un anno con il limite massimo di importo pari a 4.000 euro su base annua.
Osserva il segretario confederale della Cisl Cuccello: “Rispetto alle anticipazioni giornalistiche sulla riforma del Reddito di Cittadinanza è opportuno che la ministra del Lavoro Calderone convochi un apposito incontro con i sindacati per ragionare congiuntamente sulle ipotesi di cambiamento prospettate”. Per la Cisl “occorre che la prestazione assistenziale venga mantenuta a sostegno delle famiglie in povertà, migliorandone la struttura sia per quanto riguarda i beneficiari non occupabili sia per coloro che sono potenzialmente in grado di accedere al mercato del lavoro, con forti interventi strutturali sulle politiche attive e sulla formazione che tale mercato richiede. Occorre inoltre che le risorse già stanziate a contrasto della povertà vadano mantenute nella loro interezza a finanziamento di una o più misure allo scopo”. Conclude Cuccello: “Solo attraverso il dialogo e il confronto con le parti sociali si possano costruire buone riforme, di cui le persone che versano in condizione di povertà e di marginalità sociale hanno estremo bisogno”.
Giampiero Guadagni

( 6 marzo 2023 )

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