Domenica 11 giugno 2023, ore 2:14

Decreto Lavoro 

Cuneo fiscale, il taglio va reso strutturale 

Fino a 7 punti percentuali di prelievo contributivo in meno per i redditi fino a 25mila euro, 6 punti per chi arriva a 35mila euro. Può arrivare a garantire fino a 100 euro l’anno ensili di media in più il rafforzamento del taglio del cuneo fiscale varato dal Governo il primo maggio. ”Il più importante taglio delle tasse degli ultimi decenni”, lo definisce Giorgia Meloni. Un’esagerazione per le opposizioni, che ricordano i 9-10 miliardi stanziati da Draghi, gli oltre 9 miliardi del Bonus Renzi, aumentato poi dal governo Conte.
Di certo, il taglio del cuneo è un segnale importante ma va reso strutturale. Per il Governo questo è l’orizzonte di legislatura. Il piano, rivelato dalla ministra del Lavoro Calderone, implica la necessità di trovare altri 10 miliardi di euro, agendo con attenzione ai conti. Il passaggio successivo è inevitabilmente trovare coperture. Nel centrodestra c'è la speranza che in futuro possa rientrare l'emergenza energetica e non servano altri interventi a sostegno di famiglie e imprese per le bollette.
Per il segretario generale della Cisl Sbarra ”il taglio del cuneo fiscale va nella direzione che abbiamo rivendicato a dicembre quando il Governo stava per approvare la legge di Stabilità e quando abbiamo detto che aggiungere un punto di taglio ai 2 operati dal governo Draghi era sicuramente importante ma insufficiente perché bisognava rafforzare il taglio del cuneo contributivo sulla parte lavoro”. o intervento importante da apprezzare perché va in linea con nostre rivendicazioni". L’impatto che avrà sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti sino a 35 mila ”sarà di circa 1.000 euro l'anno di cui 480 collegato all'ultimo provvedimento approvato il primo maggio”.
Utilizzo più flessibile dei contratti a tempo determinato con le nuove regole stabilite nel decreto lavoro approvato il primo maggio. Regole che varranno per i contratti di durata tra i 12 e i 24 mesi, comprese le proroghe e i rinnovi. Per i rapporti di lavoro a termine fino a 12 mesi continua a non essere richiesta l'indicazione delle causali, ovvero dei motivi per cui si ricorre a questa tipologia contrattuale (in questo caso si parla di contratto a termine 'acausale'). Così come resta il limite, già previsto dal precedente decreto Dignità, dei 24 mesi ma con la necessità di indicare le causali, altrimenti scatta l'assunzione a tempo indeterminato. Ora, con il decreto lavoro, si interviene variando le casuali che possono essere inserite: si affidano alla contrattazione collettiva o, in mancanza, si demandano alle parti ma in questo caso solo fino al 31 dicembre 2024. Nel decreto Dignità del 2018, provvedimento bandiera del M5s, approvato nel luglio 2018 durante il primo governo Conte, le casuali erano previste per esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività; esigenze di sostituzione di altri lavoratori; esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria. Regole poi congelate durante il Covid. Quello nel decreto lavoro è un intervento che ”elimina le causali di difficile applicazione e che potevano generare contenzioso”, spiega la ministra del Lavoro Calderone, respingendo anche le accuse secondo cui in questo modo si aumenta la precarietà nel Paese. Ora, con il nuovo provvedimento le possibilità restano tre ma diverse: i contratti potranno avere durata superiore ai 12 mesi, ma non oltre i 24 mesi nei casi previsti dai contratti collettivi (sia a livello nazionale sia aziendale). Oppure, in assenza della contrattazione collettiva, verranno individuate dalle parti per esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva, ma in questo caso solo fino al 31 dicembre 2024. Oppure per sostituire altri lavoratori. Si consente così un ”uso più flessibile” dei contratti a termine, spiega lo stesso Governo, ”mantenendo comunque fermo il rispetto della direttiva europea sulla prevenzione degli abusi”.
Per il leader della Cisl Sbarra sui contratti a termine è ”giusta la direzione di affidare durate, proroghe e rinnovi alla contrattazione collettiva”. Aggiunge Sbarra: ”Nei luoghi di lavoro possiamo cogliere le eventuali esigenze di utilizzo di lavoro a tempo e vigilare perché non accadano abusi”.
Serve però rinsaldare il filo del dialogo sociale. Anche per questo sabato 6 maggio a Bologna si terrà la prima della tre manifestazioni indette da Cgil, Cisl e Uil ”Per una nuova stagione del lavoro e dei diritti”. Una mobilitazione organizzata unitariamente per ottenere un cambiamento delle politiche economiche, sociali e occupazionali e che proseguirà il 13 maggio a Milano e il 20 a Napoli. Sabato l'appuntamento è alle 10.30 in piazza Maggiore, dove dal palco si alterneranno gli interventi di lavoratori, pensionati e dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Sbarra e Bombardieri. Le tre confederazioni hanno deciso ad aprile di avviare una fase di mobilitazione unitaria iniziata con una campagna di assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori. L'iniziativa intende sostenere le richieste unitarie avanzate al Governo e del sistema delle imprese con l'obiettivo di tutelare i redditi dall'inflazione e aumentare il valore reale delle pensioni e dei salari. I sindacati chiedono poi il rinnovo dei contratti pubblici e privati; una riforma del fisco, con una forte riduzione del carico su lavoro e pensioni, maggiore tassazione degli extraprofitti e delle rendite finanziarie; il potenziamento occupazionale e l'incremento dei finanziamenti al sistema socio-sanitario pubblico per garantire il diritto universale alla salute e al sistema di istruzione e formazione, maggiore sostegno alla non autosufficienza. Tra gli obiettivi di Cgil, Cisl e Uil anche un mercato del lavoro inclusivo che metta fine alla precarietà, orientato e garantito da investimenti, un sistema di formazione permanente, politiche attive e ammortizzatori sociali funzionali alla transizione. E misure concrete per dire basta alle morti e gli infortuni sul lavoro, contrasto alle malattie professionali. Nella piattaforma unitaria spazio infine alla riforma del sistema previdenziale; politiche industriali e d'investimento condivise con il mondo del lavoro per negoziare una transizione ambientale sostenibile, sociale e digitale, realizzando un nuovo modello di sviluppo con particolare attenzione al Mezzogiorno e puntando alla piena occupazione; azioni necessarie a realizzare gli investimenti e le riforme previsti dal Pnrr, rafforzando un modello di governance partecipata che veda l'azione congiunta di Governo, Regioni, enti locali e parti sociali per attuare i progetti e per favorire la spesa effettiva ed efficace delle risorse previste.
A proposito dell’adesione di Pd, M5s e Avs, Sbarra sottolinea: ”La nostra mobilitazione è squisitamente sindacale. Non ci crea alcun imbarazzo la partecipazione di esponenti di partito in piazza, non sarebbe la prima volta che accade. Ma abbiamo concordato unitariamente che sul palco saliranno solo i sindacalisti”.
Giampiero Guadagni

( 3 maggio 2023 )

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