Giovedì 22 febbraio 2024, ore 1:41

Economia 

Def, l’incognita guerra 

Slitta alla settimana prossima la presentazione del Def. Inizialmente atteso per oggi, il varo viene posticipato per tenere conto delle stime che saranno riviste dall’Istat il 5 aprile sul pil nominale 2021, sotto l’impatto della guerra ucraina; resta comunque in anticipo rispetto alla data ufficiale di pubblicazione del 10 aprile. Considerando che il 5 aprile il ministro dell’Economia Franco sarà impegnato a Lussemburgo per l'Ecofin è presumibile che il documento approdi in Cdm mercoledì 6 o giovedì 7 aprile. C’è comunque l’impegno del governo a esaminare e votare in Aula alla Camera il Def entro il 21 aprile. La nuova previsione di crescita dovrebbe attestarsi intorno al 3%, con un taglio di almeno 1,7% rispetto allo scorso autunno. Deficit e debito restano sotto strettissimo controllo. Il disavanzo in particolare vanta una base di partenza migliore delle attese per effetto del maxi-balzo del 2021 (pil a +6,6%), e potrebbe chiudere il 2022 intorno al 5,6% fissato in autunno. Il tutto, insieme al nuovo schema Ue sugli aiuti di Stato, libererebbe risorse da destinare alle imprese dei 26 settori indicati dalla Commissione Ue colpiti dagli effetti collaterali della crisi ucraina. Tali stanziamenti da destinare ad un dl ad hoc entro metà aprile potrebbero arrivare fino a 10 miliardi. Ma la cifra sarà più bassa: nel Def bisognerà ripristinare 4,5 miliardi di poste di bilancio sottratte dai fondi dei Ministeri per finanziare il decreto contro il caro-bollette di febbraio. Quanto al nuovo decreto il Mef ipotizza aiuti mirati e limitati per aiutare i settori colpiti: acciaio, ceramica, tessile. Anche il debito dovrebbe attestarsi intorno al 150% del pil stimato dalla Nadef.
Su tutto pesa l’incertezza legata alla guerra in corso. E lo slittamento del Def serve anche a stemperare le polemiche politiche sulle spese militari. Sull’aumento al 2% del Pil Draghi ottiene il sostegno di Mattarella dopo un colloquio al Colle. E forte anche di questo asse, il premier ha chiarito che non ci si può sottrarre agli impegni con la Nato, pena il venir meno del patto che tiene in piedi la maggioranza. Un messaggio forte, indirizzato soprattutto al M5S e al suo leader Conte con il quale Draghi martedì sera ha avuto un lungo e teso faccia a faccia. Lo scontro è deflagrato nelle commissioni dove l’Esecutivo ha accolto l’ordine del giorno di Fratelli d’Italia sul raggiungimento della soglia del 2% per la difesa, quindi non votato. Sfumata la possibilità di un accordo tra i partiti di maggioranza, il Governo pone la fiducia sul dl Ucraina in Senato.
Intanto Cgil, Cisl, Uil tornano a chiedere un incontro al Governo per discutere di previdenza prima della definizione del Def, dopo gli utili confronti tecnici. Il Governo, affermano i sindacati, ”deve rispondere con chiarezza alle questioni poste in merito all'adeguatezza delle future pensioni dei giovani, alla valorizzazione della maternità e del lavoro di cura e delle donne ai fini previdenziali, alla necessaria flessibilità di accesso alla pensione che riallinei l'Italia alla media dei Paesi europei e sul rilancio della previdenza complementare. Consapevoli della grave crisi internazionale è però necessario che il Governo trovi il tempo per dare una risposta a milioni di lavoratrici e lavoratori”.
Giampiero Guadagni

( 30 marzo 2022 )

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