A gennaio l'Istat stima, per l'interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, una riduzione congiunturale per le esportazioni (-1,0%) e un aumento per le importazioni (+3,6%). La diminuzione su base mensile dell'export è dovuta alle minori vendite di energia (-9,4%), beni di consumo durevoli (-4,4%) e non durevoli (-4,0%); crescono, invece, le vendite di beni intermedi (+1,8%) e beni strumentali (+1,3%). Dal lato dell'import, l'incremento rispetto a dicembre 2024 è spiegato dai maggiori acquisti di beni di consumo non durevoli (+12,7%), beni intermedi (+7,6%) e beni di consumo durevoli (+7,0%) mentre si riducono le importazioni di energia (-4,7%) e beni strumentali (-1,9%). (
Cresce intanto la preoccupazione per gli effetti in Italia dei dazi annunciati dall’amministrazione Trump. Il presidente di Confindustria Orsini invoca ”misure straordinarie per un momento straordinario”. All'Europa viale dell’Astronomia chiede "coraggio e agire subito". Serve "un patto bipartisan per il Paese e per l'Europa", dice il leader degli industriali.
Nel 2024 le vendite di beni italiani negli Usa sono state pari a circa 65 miliardi di euro, con un export italiano più esposto della media Ue al mercato Usa. Secondo l’analisi del Centro studi di Confindustria i settori più esposti sono quelli della chimica e del farmaceutico; e altri prodotti italiani per cui è rilevante il mercato americano, secondo i criteri di esposizione e surplus, comprendono anche mezzi di trasporto, macchinari, alimentari e bevande. Tutti i principali comparti manifatturieri italiani sono potenzialmente esposti a misure protezionistiche americane. Tutti i settori godono, infatti, di un surplus commerciale con gli Stati Uniti, con l'eccezione di un marginale deficit in quello della carta.
Il possibile impatto complessivo sull'Italia di dazi Usa è ancora difficile da calcolare. A fare una prima stima è stata Confartigianato: il calo in valore dell'export italiano potrebbe superare gli 11 miliardi, arrivando fino al -16,8% delle nostre esportazioni negli Stati Uniti. L'analisi evidenzia in particolare il rischio per "i settori con la maggiore presenza di micro e piccole imprese, nella moda, mobili, legno, metalli, gioielleria e occhialeria". Le regioni più esposte sono Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Piemonte e Lazio, e tra le province, prima Milano poi Firenze, Modena, Torino, Bologna, Vicenza. In allarme anche il settore moda. E con dazi del 25% sull'agroalimentare un sicuro calo delle vendite negli Usa sarà la conseguenza - calcola Coldiretti - di un aumento dei costi per i consumatori americani fino a 2 miliardi di euro.
I dazi annunciati dagli Usa preoccupano moltissimo anche il settore metalmeccanico Spiega il segretario generale della Fim Cisl Uliano: ”Noi siamo un Paese esportatore, quindi tutto ciò che limita l'esportazione o comunque dà una complicazione ha dei riflessi immediati sui volumi, sull'occupazione”. Aggiunge Uliano: ”È chiaro che l'Europa non può stare ferma, deve aprire un'interlocuzione anche con un presidente come Trump che usa i dazi come una clava. Per noi diventa fondamentale però che l'Europa e il nostro Paese inizino una politica industriale più diretta con un ruolo importante da parte dello Stato perché solo così si riesce a contrastare Cina e Stati Uniti”. Il settore ”è fortemente coinvolto da una situazione di crisi che sta caratterizzando tutta la manifatturiera. Siamo ormai al ventiquattresimo mese di riduzione della produzione e quindi la cassa integrazione sta aumentando. Ci sono alcuni settori che comunque stanno trainando e trainando bene, però è chiaro che da questo punto di vista c'è la necessità pure di dare una svolta e quindi tutta la discussione che a livello europeo stiamo facendo, la manifestazione che anche come sindacati abbiamo fatto per il settore va in quella direzione”, Conclude il leader Fim: ”Serve un ruolo importante dell'Europa e serve un ruolo importante del nostro Ministero dell'Industria: queste sono le possibilità che noi abbiamo da giocare per salvaguardare il tessuto industriale, occupazionale e anche la tenuta sociale dei nostri Paesi”.
Giampiero Guadagni

