Mercoledì 20 gennaio 2021, ore 18:40

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Ambiente 

Scorie nucleari, il piano tardivo e le polemiche precoci 

Dopo decenni di attesa e la solita minaccia europea, via procedura di infrazione, l’Italia ha finalmente presentato il proprio piano nazionale per la gestione delle scorie radioattive. Siamo agli inizia di un lungo percorso, con il nulla osta del ministero dello Sviluppo e del ministero dell'Ambiente, alla Sogin (la società statale incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi) per la pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) e del progetto preliminare. In sostanza, si inizia il lungo percorso verso la realizzazione del deposito dei rifiuti radioattivi che permetterà di conservare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività.
Ma i problemi sono appena iniziati. Innanzitutto, c’è quello delle risorse.. Gestire le scorie è costosissimo. La Commissione europea stima in 556 miliardi di euro il costo della gestione dei rifiuti nucleari europei. E non ci sono ”solo” le scorie nucleari. Si tratta dei rifiuti prodotto attraverso la produzione di elettricità, quelli prodotto dagli ospedali, dalla ricerca scientifica, quelli industriali. Ci sono dunque da sistemare, in depositi sicuri in grado di ospitarle per decenni, centinaia di tonnellate di rifiuti. Si parla in totale di quasi 3,5 milioni di metri cubi di scorie da gestire, un aumento del 4,6% negli ultimi tre anni (in totale sono 126 i reattori in funzione) e, secondo l'Europa, i rifiuti con livello di radioattività molto basso sono destinati in futuro a raddoppiare.
Il Governo ha provato a individuare dei siti potenziali. Pur essendo ancora potenziali le reazioni dimostrano quanto sarà difficile arrivare alla scelta definitiva e alla realizzazione. È bastato presentare la Carta Nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare i rifiuti, per far scattare la sindrome Nimby (Not In My Backyard). Nessun luogo sembra adatto. Regioni, sindaci e opposizione sono contro il governo, ma anche alcuni ministri. E’ il caso del ministro Speranza che si oppone alla scelta di siti in Basilicata. Sette Regioni sono già in rivolta contro Roma, che individua nei loro territori le ”aree potenzialmente idonee a ospitare i rifiuti radioattivi. Le proteste hanno tutte lo stesso tenore. ” Il nostro modello di sviluppo è improntato sulla tutela dell'ambiente e della salute”, ha detto il presidente della Puglia, Emiliano. Lo stesso ha sottolinea il governatore sardo, Christian Solinas: ”Indicare 14 siti in Sardegna rappresenta l'ennesimo atto di arroganza e prevaricazione del Governo”. Nessuno vuole scelte calate dall’alto e il Governo rassicura che si deciderà in modo concertato. Ma sarà difficile trovare la quadra. Per capire il problema basta riflettere sulle parole del prescindete della Toscana Giani, che si schiera con i sindaci della Val d'Orcia, della Val di Chiana e del Grossetano: ”E' contraddittorio valorizzare scenari paesistici che come nel caso della Val d'Orcia diventano patrimoni mondiali dell'Unesco e prevedere poi depositi di scorie di materiale radioattivo nucleari”. Trovare luoghi italiani paesaggisticamente irrilevanti e non improntati alla tutela dell’ambiente, appare quasi impossibile

( 13 gennaio 2021 )

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