Venerdì 24 maggio 2024, ore 15:32

Cdm 

Semplificare non vuol dire deregolamentare 

Parola d'ordine: semplificazione. Questa la stella polare che guida il nuovo Codice degli appalti approvato in via definitiva dal Cdm. L'insieme delle nuove norme, racchiuse in 229 articoli, parte da due principi fondamentali, quello del risultato, da conseguire con la ”massima tempestività e il miglior rapporto possibile tra qualità e prezzo, nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e concorrenza”; e quello della fiducia nella legittimità delle scelte fatte. Per fare una gara si risparmieranno da sei mesi ad un anno, calcola il ministero delle Infrastrutture che evidenzia anche l'arrivo di una norma che fissa criteri premiali per il valore percentuale dei prodotti originari italiani o dei Paesi Ue, ma anche la valorizzazione delle imprese che hanno sede nel territorio interessato dall'opera. Per frenare i ”no” viene introdotto il dissenso qualificato: le amministrazioni avranno una cornice più limitata per bloccare un'opera. I piccoli comuni potranno poi procedere ad affidamenti diretti fino a 500mila euro ed è prevista la cosiddetta liberalizzazione sotto soglia (fino a 5,3 milioni) e l'arrivo di una piattaforma digitale nazionale per evitare duplicazioni burocratiche nelle documentazioni richieste. Tra le altre caratteristiche del nuovo codice, i minori vincoli sui subappalti che possono diventare ”a cascata”; e l’obbligo di prevedere adeguamenti dei prezzi se i rincari dei materiali superano un certo rialzo. Arriva inoltre l'appalto integrato, che prima era vietato e che permetterà ora di attribuire con una stessa gara il progetto e l'esecuzione dei lavori. C'è poi la liberalizzazione degli appalti sottosoglia: fino a 5,3 milioni di euro le stazioni appaltanti potranno decidere di attivare procedure negoziate o affidamenti diretti, rispettando il principio della rotazione. Per gli appalti fino a 500 mila euro, allo stesso modo, le piccole stazioni appaltanti - in pratica i comuni minori - potranno procedere direttamente senza passare per le stazioni appaltanti qualificate.
Nel nuovo codice è infine previsto anche il riordino delle competenze dell'Anac con un rafforzamento delle funzioni di vigilanza e sanzionatorie. Ma l’Autorità anticorruzione esprime perplessità sul provvedimento. Afferma il presidente Busia: ”Bene l'impulso alla digitalizzazione degli appalti. Semplificazione e rapidità sono valori importanti, ma non possono andare a discapito di principi altrettanto importanti come trasparenza, controllabilità e libera concorrenza, che nel nuovo Codice non hanno trovato tutta l'attenzione necessaria, specie in una fase del Paese in cui stanno affluendo ingenti risorse europee”.
E anche il leader della Cisl Sbarra ricorda che “semplificare non vuol dire deregolamentare”. Il Codice degli appalti “va nella direzione giusta nel senso che serve un intervento forte di eliminazione di troppi passaggi burocratici e amministrativi. Il Paese deve semplificare, il che significa introdurre elementi di grande innovazione per essere in linea con investimenti potenti e rispettando il crono programma e la scadenza dei tempi”.
Intanto il Governo ha rinnovato anche per il secondo trimestre le misure per tutelare famiglie e imprese dal caro-energia. Ma ora che l'emergenza sembra superata e i prezzi del gas sono in discesa, anche gli aiuti vengono rimodulati. Gli oneri di sistema dunque restano azzerati nella bolletta del gas, ma tornano in quella della luce. Mentre dall'autunno scatterà un nuovo bonus riscaldamento che punta a promuovere il risparmio. Il nuovo pacchetto di interventi arriva dentro un corposo decreto di 22 articoli, che stanzia complessivamente 4,9 miliardi e contiene anche norme sulla sanità e sul fisco. In particolare 1,1 miliardi sono destinati a Regioni e Province autonome per limitare l'impatto del payback dei dispositivi medici sulle aziende del settore
Si tratta di risorse ben più contenute rispetto a 21 miliardi stanziati in legge di bilancio per le misure che scadono il 31 marzo: anche questo a conferma che la fase di emergenza è superata. Per il secondo trimestre è dunque prorogato il bonus sociale, lo sconto sulle bollette di luce e gas per le famiglie con Isee fino a 15mila euro. Resta fino a giugno anche il taglio dell'Iva al 5% sul gas, che viene esteso anche al teleriscaldamento e all'energia termica prodotta con il metano. Gli oneri generali di sistema sul gas vengono azzerati per i tre mesi aprile-giugno, mentre - al momento solo per aprile - si riduce il contributo introdotto a favore dei consumatori fino a 5.000 metri cubi. Non si fa menzione agli oneri sull'elettricità, che quindi già dal prossimo aggiornamento tariffario di aprile torneranno in vigore.
Le imprese intanto potranno continuare a beneficiare fino al 30 giugno dei crediti d'imposta al 40% e al 45% se hanno avuto un incremento delle bollette superiore al 30% rispetto al 2019. Agevolazioni sono previste anche per le imprese agricole. La vera novità è invece rimandata all'ultimo trimestre dell'anno: si tratta di un nuovo incentivo al risparmio energetico per tutti i cittadini, senza limiti di reddito, che scatterà dal prossimo 1 ottobre al 31 dicembre 2023. Arriva col decreto anche un nuovo pacchetto di interventi fiscali. In particolare viene concesso più tempo per sanare le irregolarità formali (il termine per la prima rata è spostato dal 31 marzo al 31 ottobre) e per il ravvedimento speciale (dal 31 marzo al 30 settembre) sulle dichiarazioni validamente presentate fino al periodo d'imposta 2021. Concessa poi anche la possibilità di adesione agevolata e definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento.
Contro le carenze di personale nella Sanità pubblica arrivano delle misure ad hoc. Incentivi a medici e infermieri dei Pronto soccorso già a partire da giugno, stretta sul ricorso ai camici bianchi ”gettonisti” e aumento delle tariffe da 60 a 100 euro per le prestazioni mediche aggiuntive, ovvero gli straordinari dei medici finalizzati a snellire le attese. In particolare, gli infermieri "potranno esercitare la professione anche oltre l'orario lavorativo dando la possibilità di perequare quella differenza che c'è tra i fabbisogni e la disponibilità dei professionisti". L'obiettivo è anche quello di limitare il ricorso ai medici a chiamata: potranno essere impiegati dalle aziende sanitarie solo in caso di necessità e urgenza, in un'unica occasione e senza possibilità di proroga, a seguito della verificata impossibilità di utilizzare personale già in servizio o di assumere gli idonei. Si punta poi a bloccare le fuoriuscite di professionisti dal Ssn, anche prevedendo incentivi per le categorie più esposte come i medici dei Pronto soccorso: sono previsti fondi pari a 200 milioni di euro, la cui disponibilità è stata anticipata da gennaio 2024 a giugno 2023.
Giampiero Guadagni

( 29 marzo 2023 )

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