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Torna la detassazione del salario di produttività

Torna la detassazione del salario di produttività, grazie al decreto interministeriale firmato dai ministri ministri del Lavoro e dell’Economia, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan, che, come previsto in legge di stabilità 2016, fissa una tassazione agevolata al 10% per i premi di risultato e per le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili d’impresa, entro il tetto di 2.000 euro lordi (che sale a 2.500 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione), per chi ha redditi fino a 50mila euro.

Il decreto chiarisce che “per somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa si intendono gli utili distribuiti ai sensi dell’articolo 2102 del codice civile”.

A beneficiarne anche il welfare aziendale, con voucher ad esempio per il nido: prevista, infatti, anche l’erogazione tramite voucher di beni, prestazioni e servizi di welfare aziendale (come servizi di educazione e istruzione per i figli o di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti). Il decreto in questione sarà trasmesso a breve alla Corte dei Conti per la relativa registrazione. Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale le novità saranno operative.

Soddisfatti i sindacati. Tra i primi a commentare Pierangelo Raineri, segretario generale della Fisascat Cisl. “Con il decreto viene finalmente reintrodotto il regime fiscale di vantaggio sul salario di produttività e sull’ampliamento del welfare aziendale, grande opportunità anche per il rafforzamento ed il rilancio del secondo livello di contrattazione nel commercio, turismo e servizi, dove il sistema della bilateralità di settore ha consentito in questi ultimi anni di creare meccanismi di sostegno ai lavoratori in ambito sanitario, previdenziale e formativo e ora si potranno ampliare significativamente gli ambiti di intervento”, dichiara Raineri. “L’intesa valorizza inoltre il lavoro svolto dalle confederazioni Cgil Cisl Uil e rafforza la finalità del documento congiunto sul nuovo modello contrattuale sul quale è già aperto il confronto con alcune associazioni datoriali”, aggiunge. “La copertura economica pluriennale permette di valorizzare ulteriormente il ruolo della partecipazione dei lavoratori alla governance di impresa anche in preparazione di una complessiva riforma dei contratti che dovranno contemplare non solo salario ma benessere sociale” ha concluso il sindacalista.

Nel testo si definiscono i criteri di misurazione degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione ai quali i contratti aziendali o territoriali legano la corresponsione di premi di risultato, oltre ai criteri di individuazione delle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa. Incentivata, dunque la contrattazione di secondo livello. Sono questi contratti, appunto, che devono fissare i criteri: possono consistere “nell’aumento della produzione o in risparmi dei fattori produttivi ovvero nel miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi, anche attraverso la riorganizzazione dell’orario di lavoro non straordinario o il ricorso al lavoro agile». Per quanto riguarda le risorse necessarie, ricorda inoltre la nota congiunta Lavoro-Mef, la legge di stabilità prevede che siano «reperite attraverso corrispondenti riduzioni del Fondo per l’occupazione, per un ammontare di 344,7 milioni per l’anno 2016, 325,8 milioni per il 2017, 320,4 milioni per il 2018, 344 milioni per il 2019, 329 milioni per l’anno 2020, 310 milioni per il 2021 e 293 milioni annui a decorrere dal 2022”.

( 31 marzo 2016 )

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