Martedì 16 luglio 2024, ore 9:02

Libri

Il filo narrativo dei ricordi

di PAOLO SPIRITO

"Scrivo perchè mi piace, e basta. Scrivo ancora tutti i giorni, se non scrivo sono un po' infelice”.

Si apre con queste parole di Rosetta Loy “Ultima estate a Roccamare” di Alberto Riva, Neri Pozza Editore, tra i libri poeticamente più intensi che ci sia capitato leggere in questi ultimi tempi, così finemente giocato sul filo narrativo dei ricordi del settembre 1985, ossia dell'ultima estate a Roccamare, Castiglion della Pescaia, di Italo Calvino, colpito dall’ictus che ne causò la morte, pochi giorni dopo, il 19 settembre, all’ospe dale di Siena.

Siamo in Maremma, provincia di Grosseto, così tanto amata e raffigurata dai Pittori Macchiaioli. Posto del cuore e buen retiro dove Carlo Fruttero aveva una villetta e dove, forse per caso, forse per le segrete e magiche influenze del mondo letterario, andarono a vivere anche altri noti scrittori, come Italo Calvino e Pietro Citati. Tra loro si frequentavano, si leggevano, dandosi reciproci consigli, spesso intervallati anche da aspre critiche. Qui Calvino scrisse Palomar e Fruttero e Lucentini vi ambientarono Enigma in luogo di mare, qui si realizzarono le sceneggiature di Scarpelli, e qui, infine Calvino concepì e diede forma a cinque delle sette Lezioni americane, prima dell'ictus che lo colpirà.

Quasi una sorta di hub, quest'angolo di Maremma negli anni Ottanta: scrittori, critici letterari, registi, sono tantissimi i nomi che Alberto Riva rievoca con una scrittura non solo salvifica e rigenerante, ma rievocatrice, riuscendo a comporre un quadro che, proprio come una marina dei Macchiaioli (che non a caso figura in copertina) restituisce un piccolo grande mondo dove il destino permise a tante teste e idee di ritrovarsi insieme. Una confluenza, casualità prodigiosa e segreta alchimia di un posto speciale anche nella geografia di uno degli scrittori al centro di questa ricerca, Italo Calvino, e dunque una nuova bandierina sulla mappa dei suoi tanti cambi di orizzonte, spostamenti e luoghi di rifugio.

Un libro, questo di Alberto Riva, che non poteva non rientrare nel novero delle molteplici iniziative culturali programmate in occasione del Centenario della nascita di Italo Calvino (1923-1985), l'Autore più significativo della nostra letteratura scomparso proprio in quella Roccamare che aveva scelto per le proprie passeggiate estive, per le solitarie meditazioni, per la stesura delle lezioni destinate a una università statunitense e divenute un classico significativo delle nostre lettere.

Libro giornalistico ma di taglio letterario, che prende vita da un piccolo nocciolo narrativo per disvelarsi come un vero e proprio gioiello, uno scrigno in cui ripercorrere una stagione irripetibile della nostra cultura, della storia letteraria contemporanea, del cinema, della critica letteraria.

La prima voce che compare nel libro è quella di Rosetta Loy; l’autore la intervista, ormai ottantaseienne, nella sua casa di Sperlonga, con in mano il manoscritto del suo ultimo libro: Cesare, dedicato al grande critico Cesare Garboli, il secondo uomo della sua vita dopo il marito Peppe, fratello di Nanni Loy. Cesare Garboli le era stato presentato dalla comune amica Natalia Ginzburg e fra i due scrittori nacque una storia amorosa consumata a Roma; Rosetta non amava la casa di Garboli in campagna, “umidissima e isolata, che io odiavo e dove andavo poco”; ma quella parte di costa, tra Viareggio e Roccamare, divenne il luogo scelto dalla coppia Fruttero e Lucentini, autori del primo grande giallo di successo italiano, La donna della domenica.

La figlia di Carlo Fruttero, Carlotta, descrive Castiglione della Pescaia come “un piccolo borgo medioevale aggrappato a un poggio, dominato da un castello fiabesco ricoperto di edera, pieno di vicoletti, archi salite e dscese impervie, mura di pietra... e una vista ineguagliabile sulle isole di fronte”. In questi siti quasi deserti, allora, si incontrano nomi famosi che si nascondono dai romani arricchiti che popolano l’Argentario, facile vedere in barca Calvino, Fruttero, Citati, Gianni Merlini e Piero Crommelynck (l’in cisore di Picasso): tutti accomunati da un grande e deciso understatement.

Compaiono in queste pagine episodi che hanno per protagonista Federico Fellini, Nico Orengo, Giulio Nascimbeni, appena reduce di un’intervi sta a Georges Simenon, Carlo Cassola, lucchese, Manlio Cancogni, nativo di Pietrasanta, vincitore nel 1985 del Premio Viareggio, Mario Soldati, camaiorese, Leonida Rèpaci, che sosteneva Guido Piovene contro il parere di Moravia e Pasolini che tifavano per Antonio Delfini, preferito da Garboli.

Bellissimo l’incontro dell’au tore con Pietro Citati a Roma nella casa ai Parioli, ma non mancano sortite nella casa editrice Einaudi a Torino, raccontate da Ernesto Ferrero, e ancora Milan Kundera, Furio Scarpelli, Giorgio Manganelli, Giovanni Mariotti; troppo denso il libro per riassumere tutti gli aneddoti, le amicizie profonde, i legami con quella terra un po’ etrusca, un po’ granducale, e poi fascista che l’autore ha saputo magistralmente raccontare.

I sogni di Federico Fellini, il portiere di Citati, le riflessioni di Milan Kundera sul romanzo, il manicomio di Tobino potrebbero essere racconti a se stanti, tanto sono densi di riferimenti e pieni di pathos.

Un libro destinato a durare, questo di Alberto Riva, che ci dimostra di quanto ancora siamo debitori agli autori citati di cui forse abbiamo dimenticato troppo presto le opere e la personalità. L’immagine di questi luoghi, quasi fotografata nelle opere del pittore Telemaco Signorini o in alcuni quadri di Giovanni Fattori, ci racconta “una marina selvaggia, capace di affrontare la sua tempesta”.

E proprio a Marina di Grosseto sono sepolti Italo Calvino e sua moglie Esther Judith Singer detta Chichita: “Due lastre di cemento senza lapide, o se vogliamo due lapidi orizzontali, solo i nomi e le date. Glabre, severe, due porte grigie”.

Ci sono momenti magici in cui scrittori, artisti, critici condividono un luogo. E in quel luogo creano. Alberto Riva ci racconta di una pineta in Maremma a cui dobbiamo tutto. Ultima estate a Roccamare è la storia di un risveglio al sole, un viaggio nella creazione letteraria; un omaggio a un luogo bellissimo, a chi l’ha dipinto, a chi vi è approdato e a chi di lí è salpato. Sta a noi seguirne le rotte e non dimenticarne le opere e i giorni.

“Ecco che sorge la pianura. Il sole tramonta a ponente. C’è un momento in cui il borgo è una roccia nera. E il vento? Il vento c’è sempre stato, lo sa l’istrice e lo sanno i gabbiani”.

( 25 settembre 2023 )

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