Sabato 28 maggio 2022, ore 18:13

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Un sodalizio intellettuale e umano

di ELIANA SORMANI

Che i rapporti umani siano fondamentali nella vita di ognuno di noi nessuno può negarlo. Se ad essi si aggiungono la condivisione di ideali politici e l’amore per l’arte, la letteratura e la cinematografia, diventa inevitabile che tali rapporti si trasformino in amicizia profonda e duratura. Questo è quanto accadde tra Carlo Levi e Carlo Ludovico Ragghianti, due figure sicuramente molto significative nel quadro culturale italiano del Novecento. Stabilire con precisione quando ebbe inizio questo sodalizio intellettuale ed umano è piuttosto complesso nonostante siano giunte a noi diverse testimonianze autobiografiche da parte dei due personaggi.

Non bisogna dimenticare infatti l’epoca in cui Levi e Ragghianti vissero la prima fase della loro amicizia, anni di guerra e di clandestinità, in cui anche un messaggio scritto o una fotografia scattata insieme, a chi come loro combatteva contro il regime fascista, poteva divenire motivo di sospetto e di condanna. Se i primi rapporti tra i due intellettuali risalgono al 1936, sarà solo un decennio dopo che il loro legame si trasforma da una formale conoscenza artistica ad una sincera e “strutturata” amicizia che durerà fino alla loro morte. Il 1936 segna il rientro di Levi dal confino in Lucania e il suo ritorno sulla scena espositiva italiana grazie all’allestimento di ben tre mostre (Torino, Milano e Genova). Furono queste occasioni, sia pur sbrigative, che lo fecero notare al critico d’arte toscano, che tuttavia in modo piuttosto superficiale, descrisse sulla rivista “Leonardo” proprio nel mese di marzo del 1936 la pittura di Levi come una pittura dalla “pennellata torrenziale” non ancora pienamente intrisa delle esperienze internazionali, che pur manifestava implicitamente.

Già un paio di anni dopo tuttavia Ragghianti aveva raggiunto una conoscenza più profonda dell’opera di Levi, come lo stesso dichiarerà nel 1947 nel testo di presentazione del Catalogo della mostra “Carlo Levi” alla “Galleria La Cometa” di Roma. Sembra dunque che se la conoscenza di Ragghianti della pittura di Levi risalga al ‘36-’37, l’intensifi carsi del loro rapporto umano si debba spostare al decennio successivo (1946-47), dopo l’arrivo di Levi come clandestino nel 1941 a Firenze presso l’abita zione di Anna Maria Ichino, luogo di rifugio e al tempo stesso di incontro fecondo per molti artisti e intellettuali anti-fascisti. Ad avvicinarli in quegli anni di occupazione nazista, sarà non solo la comune militanza politica nella Resistenza e l’esperienza di militanza anti-fascista, manifestata da entrambi principalmente come “autonomia intellettuale nei confronti del regime”, sia pur vissuta con modalità diverse, ma anche il loro comune interesse verso l’arte contemporanea e la loro comune sensibilità verso il patrimonio artistico del Paese, in quel periodo minacciato dalla guerra e distrutto dal regime nazi-fascista. Congiuntamente Levi e Ragghianti collaborarono proprio nel ‘44 con l’architetto Michelucci per evitare l’abbattimento della Torre di Parte Guelfa a Ponte Vecchio, dopo che i nazisti avevano fatto saltare ben cinque ponti.

Di questo rapporto molto speciale ci parla una mostra dal titolo “Levi e Ragghianti. Un’amicizia fra pittura, politica e letteratura” curata da Paolo Bolpagni, Daniela Forti e Antonella Lavorgna, allestita a Lucca presso il Complesso monumentale di San Micheletto dove ha sede la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti. La mostra, inaugurata il 17 Dicembre 2021 e aperta fino al 20 marzo 2022, accompagnata da un ricco catalogo, è il risultato di approfonditi studi, frutto di un’intensa collaborazione tra la fondazione Ragghianti e la fondazione romana dedicata a Carlo Levi, che hanno permesso di portare alla luce i diversi aspetti del profondo legame che ha uniti i due uomini per oltre quarant’anni di vita.

Oltre 80 dipinti di Carlo Levi, lettere, documenti di archivio, fotografie, spezzoni cinematografici a partire dalla ricostruzione delle mostre dello stesso artista del ‘66 e del ‘77, curate da Ragghianti, testimoniano l’intensa collaborazione e condivisione di ideali e intenti artistici, culturali e politici che hanno contraddistinto le carriere di entrambi. La mostra suddivisa in sei sezioni, organizzata secondo un ordine cronologico tematico, parte dagli anni della formazione di Carlo Levi, quando già aperto alle istanze europee e ai grandi valori democratici grazie all’ambiente familiare (non bisogna dimenticare che Levi apparteneva ad una famiglia di origine ebraica ed era figlio di Annetta Treves sorella del socialista Claudio Terves) abbandona la carriera medica (si era laureato in medicina nel 1924) per dedicarsi professionalmente alla pittura. Una scelta che inconsapevolmente aveva già fatto nel 1923-24 partecipando alla Biennale di Venezia con l’o pera “Arcadia”. La sua pittura in questa prima fase, vicina alla “Nuova oggettività” tedesca, è concentrata sulla realtà, ispirata al quotidiano come emerge sia nella produzione ritrattistica, concentrata intorno a personaggi a lui famigliari “Il padre a passeggio”, “La madre e la sorella”, “I fratelli” e gli amici “Filippo Turati” “Edoardo Persico”, “Leone Ginzburg”, “I fratelli Rosselli”, così come nella produzione paesaggistica, con le rappresentazioni di “Torino”, “Alassio”, “Parigi”, anticipazioni della pittura “poli - tica” delle successive opere lucane. I suoi continui viaggi a Parigi, dove si fa più intenso anche il suo impegno politico di coordinamento della rete clandestina, iniziati a partire dagli anni Venti, lo portano ad assorbire quelle che sono le istanze artistiche diffuse in Francia in quel periodo, quando entra a contatto per la prima volta anche con le opere dei Faves, di Amedeo Modigliani e di Chaim Soutine e poi con diversi esponenti della “Scuola di Parigi” di matrice espressionista (Chagall, Pascin), portandolo ad elaborare una pennellata più “ondosa” “assicurando alle figure l’immer sione in uno spazio mobile e fluttuante” capace di dare ai suoi ritratti una grande carica psicologica ed emotiva. La pittura negli anni Trenta diventa per Levi uno strumento di critica e impegno etico, occasione di dissenso e opposizione al regime fascista. Saranno questi gli anni di fuga a Parigi, dell’arresto, della condanna e del confino, della clemenza, delle leggi razziste, del ritorno da clandestino a Firenze presso la casa di Anna Iachino, fino alla guerra e alla militanza nelle file del Partito d’A zione, anni in cui si consoliderà l’a micizia e la condivisione di ideali politici con lo stesso Carlo Ragghianti e con altri intellettuali del tempo come lo stesso Montale, Saba, Gadda, ognuno dei quali sarà oggetto dei suoi vibranti ritratti, dalle pennellate larghe e dense.

Sono i medesimi anni in cui si dedicherà alla letteratura scrivendo la sua opera più nota “Cristo si è fermato a Eboli” di cui poi nel 1974 realizzerà delle litografie, presenti in mostra, atte a illustrarne il romanzo. Nei medesimi anni la sua amicizia con Ragghianti si farà sempre più intensa trovando un ulteriore ragione di interesse comune nella cinematografia, a cui la mostra dedica una sezione a se stante, presentando una serie di filmati arricchiti dai contributi di Levi, come scenografo, costumista e sceneggiatore. L’amicizia che lo legherà a molti personaggi cinematografici è altresì attestata da una serie di ritratti fatti negli anni Cinquanta a Anna Magnani, Silvana Mangano, Pierpaolo Pasolini, Franco Citti, quando diviene un affermato ritrattista di riferimento per gli esponenti della bella vita romana del tempo. L’ultima sezione della mostra è dedicata ad sottolineare il rapporto tra Ragghianti e Levi attraverso gruppi di opere scelte insieme dai due artisti, in diverse occasione per allestire progetti espositivi, compresi la monografica ed il catalogo, prima storicizzazione di Levi, curati da Ragghianti nel 1948. Ritratti interessanti come quello di Wright, di Calvino, dello stesso Ragghianti, autoritratti, nudi, e nature morte sintetizzano il percorso artistico di Levi attraverso gli occhi dell’amico Ragghianti a partire dagli anni precedenti la frequentazione di Levi dello studio di Felice Casorati fino agli ultimi anni della sua produzione artistica, passando attraverso le diverse esperienze artistiche e biografiche percorse insieme dai due amici. Una mostra che sicuramente ha la capacità non solo di stupire il visitatore per la ricchezza e l’empatia delle opere d’arte presenti, ma anche per il valore storico e umano che sottintende, inserendo le vicende personali ed artistiche dei due grandi intellettuali in un contesto storico italiano ed europeo di ben più ampio respiro che coincide con la storia del nostro recente passato, in cui l’intellettuale aveva sicuramente un ruolo centrale, di guida non solo culturale ma anche politica e morale per gli uomini del suo tempo.

Levi e Ragghianti. Un’amicizia fra pittura, politica e letteratura, Lucca, Fondazione Ragghianti-Complesso Monumentale di San Micheletto, 17 dicembre 2021-20 marzo 2022

( 25 gennaio 2022 )

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