Mercoledì 17 aprile 2024, ore 18:42

Libri

Una bussola orientativa

di ISABELLA VILLI

Per la collana Voci, Treccani libri presenta il saggio di Claudio Magris, analisi della narrativa come forma letteraria tra la fine del XIX e la metà del XX secolo, periodo in cui il romanzo soprattutto riflette la crisi dell’epoca. Come titola la prima parte (Tramonto dell’epica e crisi del romanzo), ci troviamo in un periodo storico molto delicato: il Novecento si apre con la morte di Nietzsche, filosofo che con le sue tesi nichiliste scardina il sistema hegeliano che aveva illuminato l’800, destabilizzando la filosofia tout court con la disgregazione dell’unità che è l’Io, superata da ciò che è oltre, un’altra forma di ragione, di fluidificazione dionisiaca, liberazione dalla monolitica rigidezza del soggetto represso (p.39).

Sulla scia di questo scardinamento, ma in modo assai diverso, procede l’opera di Heidegger che, nel tentativo di dare una risposta all’esi stenza dell’essere e al suo senso stesso, demolirà il concetto di metafisica operando un radicale stravolgimento della verità, in cui è l’essere stesso a disvelarsi, non l’uomo a rivelarne l’es senza.

Il soggetto dunque perde la sua posizione di potere ritrovandosi ad essere precario e mutevole e le scienze mettono in discussione la possibilità di essere fondate oggettivamente: ci si prepara così all’av vento di Freud e alla scoperta dell’inconscio, entità che dialetticamente rivela e nasconde, aprendo uno spazio narrativo del tutto nuovo e diverso, tutto da decodificare.

Non è sempre possibile delimitare i confini tra narrativa e letteratura (le categorie diventano fluttuanti p.49), si vanno affermando forme nuove a livello linguistico e stilistico, ci si avventura oltre i limiti canonici dei modelli e delle gerarchie prestabilite, emancipandosi da quanto era definito 'classico': si tratta di rifare i conti con le certezze che finora sono sopravvissute, composte in una totalità omogenea e armonica, ora disarticolate in entità stonate, sradicate dalla coralità dell’epica, dal significato non esplicito, a volte inesistente o indicibile.

La letteratura contemporanea nasce quando muore la borghesia tradizionale (p.30), nella perdita definitiva di unità di senso e di stile, nell’av vento della volgarità erotica, della letteratura di consumo e dell’industria culturale, nella sperimentazione linguistica e nella dissoluzione di ogni convenzionalità semantica, in cui l’artista non è più vate, non più depositario né dispensatore della verità, ma disponibile a più forme di arte diverse tra loro.

Se per Magris la letteratura è la storia dello scarto tra la vita e la sua rappresentazione, scrivere è come vivere, con la Recherche di Proust e la Coscienza di Svevo: splendidi i contributi critici di queste pagine dedicati alle due grandiose opere del ‘900, caratterizzate dall’eclissi della totalità nel crepuscolo del soggetto (p.101).

Cenni anche alla saggistica e alla poesia (nella sezione intitolata Avanguardia e rivoluzione), anch’essi generi letterari che subiscono gli effetti della crisi globale, soprattutto nel ventennio tra le due guerre che segna il tramonto dell’Occi dente, nella detronizzazione dell’Europa da centro del mondo.

Il curatore Diego Salvadori nell’introduzione definisce quest’opera 'una bussola orientativa per prendere il largo nella temperie culturale e letteraria del così detto secolo breve'; compendio pregevole, ben strutturato ed interessantissimo, dallo stile chiaro e preciso, il saggio spazia dalla letteratura russa a quella americana, senza tralasciare i contributi europei e quelli orientali, riassumendo in un perfetto inquadramento storico quasi un secolo di narrativa, rielaborandone concetti chiave e dando evidenza con puntualità e sincerità critica agli autori (Musil e Mann, Joyce e Conrad, tanto per citarne alcuni) e alle opere che ne hanno fatto la storia: una vera perla di sintesi e purezza stilistica da consultare ogni volta che ci si voglia tuffare nel vasto mare della narrativa.

( 20 febbraio 2024 )

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