Giovedì 29 febbraio 2024, ore 11:57

Economia

Gli alti tassi fanno guadagnare le banche e strozzano il credito

I tassi alti, imposti dalla Bce, sono un buon affare per le banche e un problema per cittadini e famiglie. La conferma arriva da un’indagine condotta da First Cisl sui primi cinque gruppi italiani. Secondo lo studio, gli alti tassi spingono gli utili delle banche italiane nei bilanci 2023: c’è un deciso aumento (+45%) del margine di interesse che permette agli azionisti di incassare 17 miliardi di euro tra dividendi e buyback. L'analisi sottolinea, inoltre, la crescita dell'utile da 11,5 a 20,7 miliardi di euro, una solidità patrimoniale che si rafforza. A questa crescita fa da contraltare un calo dei prestiti del 4,2%. Per il segretario del sindacato, Riccardo Colombani, la “frenata del credito è preoccupante visto che in Europa è molto meno marcato”. “Le banche - aggiunge Colombani - non possono continuare con l'ossessione dei dividendi”.
Nello specifico, agli azionisti dei primi cinque gruppi (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Bper) verranno distribuiti oltre 17 miliardi, ammontare pari a oltre il 10% del patrimonio netto complessivo delle 5 big. Per il sindacato, la maggiore disponibilità di capitale non si traduce però in un'espansione del credito. Considerando gli impieghi al netto dei pronti contro termine (dato non disponibile per Bper), la contrazione dei prestiti è del 4,9% (con Unicredit divisione Italia che registra un calo del 9,7%). Nella zona Euro, l'aggregato banche significant al 30 settembre 2023, secondo la Bce, ha registrato una contrazione dei prestiti dello 0,37%. Per le italiane il calo è del 5,14%. Nel confronto tra sistemi bancari, per il supporto al tessuto produttivo, assume rilievo il rapporto credito/Pil. I dati della Banca dei Regolamenti Internazionali evidenziano per l'Italia un valore al 30 giugno 2023 del 123% a fronte di un dato Ue tra 150% e 160%.
Il forte aumento della redditività, secondo lo studio, è frutto dell'impennata dei tassi, che ha sospinto il margine di interesse del 45%, mentre le commissioni nette hanno subito una lieve contrazione del 2,4%. Ma i risultati record del 2023 si spiegano anche con l'aumento del margine primario per dipendente (+27%) e con l'incremento del risultato lordo di gestione per dipendente (+41,4%), mentre il costo del personale sui proventi operativi si abbatte al 27,3% (dal 31,8%).
“La contrazione del credito in Italia - sottolinea il segretario generale di First Cisl - non può che destare preoccupazione. Anche in Europa i prestiti frenano, ma il rallentamento è molto meno marcato”. Il rialzo dei tassi, spiega ancora il sindacalista, “ha influito negativamente sulla domanda di credito da parte delle imprese, spinte a ricorrere in prima battuta ai fondi propri, ma il dato italiano si spiega anche con la bassa tolleranza del rischio delle nostre banche”. “L’alta qualità del portafoglio crediti e il tasso di decadimento dei prestiti più basso degli ultimi venti anni, insieme all'eccedenza di capitale - aggiunge Colombani -  rendono invece evidente che ci sono tutte le condizioni affinché le banche possano svolgere una funzione anticiclica a sostegno dell'economia italiana, in una fase in cui servono investimenti ingenti per assicurare la transizione ecologica dei sistemi produttivi. Non devono limitarsi a remunerare gli azionisti con dividendi e buyback a pioggia”.
Ilaria Storti

( 9 febbraio 2024 )

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