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Consiglio europeo

Duello ”totale” tra Italia e Ue sui conti pubblici

di Rodolfo Ricci

È duello totale tra Italia- e Ue sui conti pubblici. La trattativa con l’Europa è partita in salita, con il Governo molto preoccupato per i futuri passi sulla procedura e fermo nel contestare le stime della Commissione che ritiene lontane dalla realtà. L’Italia non è arrivata a Bruxelles "a mani vuote", ha precisato il premier Giuseppe Conte appena atterrato nella capitale belga per il vertice europeo. Ma poi, dopo i colloqui avuti a margine del Consiglio, ha espresso il timore sull’esito del negoziato e ha cercato un ultimo contatto con Merkel per trovare una via d’uscita.

Sul tavolo i leader Ue non hanno portato solo il complicato risiko di nomine delle nuove istituzioni ma anche la lettera con cui Conte ha assicurato che l’Italia non intende "sottrarsi ai vincoli europei", e con cui ha annunciato che grazie a più entrate e meno spese raggiungerà gli obiettivi di deficit. Il premier porta alla Ue un tesoretto di almeno cinque miliardi, capace di frenare la corsa del deficit 2019 al 2,1%, invece del 2,5% previsto dalla Commissione Ue.

Senza un compromesso politico, però, potrebbero non bastare perchè Bruxelles chiede un aggiustamento più ampio. Conte ha giocato anche su un altro terreno, più politico, mettendo in discussione le regole che considera sbagliate e controproducenti, "come dimostra il caso della Grecia". Ma Bruxelles non è disposta a seguire l’Italia in questa partita: "Lavoriamo per evitare la procedura, ma non lo si fa attraverso commenti sulle regole", ha avvertito il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. Il premier spiega che nella trattativa con l’Ue c’è "un binario tecnico" e un "binario politico".

Ed è su questo secondo punto che critica un patto di stabilità e crescita che è molta stabilità e poca crescita, proponendo di "invertire la situazione". La sua lettera contiene un messaggio politico chiaro. "Non vuole dire che non rispettiamo le regole, finchè non cambiano sono queste". Ma chiede di rivederle, tanto che per l’Italia il "candidato ideale" alla presidenza della Commissione è "quello che si predispone" a rivedere un sistema "controproducente", che ha contribuito ad allontanare le istituzioni europee dalle tante periferie.

Per ora però, chiarisce Moscovici, non bisogna perdere tempo a parlare di modifiche a norme concordate da tutti, ma occorre lavorare per evitare la procedura per debito eccessivo. L’iter è partito, e va interrotto prima del 2 luglio possibilmente, giorno in cui la Commissione potrebbe adottare la raccomandazione di apertura della procedura che poi l’Ecofin dell’8-9 luglio dovrà approvare.

I commissari e i tecnici sono al lavoro sulla lettera, e aspettano che mercoledì il Cdm approvi l’assestamento di bilancio. Non conterrà tagli di nuove risorse, assicura Conte, ma certifica "in un documento ufficiale" risparmi e maggiori entrate, rendendo definitivo il congelamento già programmato dei 2 miliardi che facevano già parte dell’accordo di dicembre. Ma questo tesoretto potrebbe non bastare: i due miliardi congelati dall’accordo di dicembre sono già stati incorporati nelle previsioni Ue, quindi vanno esclusi. Ne restano solo tre e, sulla carta, Bruxelles chiede un aggiustamento dello 0,4% del Pil per il 2018 e dello 0,5% per il 2019. Solo per sanare il 2018, quindi, servirebbero oltre sei miliardi. Impegnandosi a fare risparmi anche sul 2019 e assicurando l’aumento dell’Iva o misure alternative per il 2020.

Comunque l’Italia non è più disponibile a misure che danneggino l’agricoltura. Questa, secondo fonti di Palazzo Chigi, la posizione espressa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante i lavori del vertice Ue, a Bruxelles. Il premier, a quanto si è appreso, è intervenuto in modo incisivo sulle conclusioni del Consiglio Europeo relative al Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 facendole modificare. Conte ha insistito sino a quando non ha ottenuto dagli altri leader la modifica del testo delle conclusioni chiarendo che l’Italia non è affatto soddisfatta dello stato attuale del negoziato che rischia di penalizzare la nostra agricoltura e di incidere sui fondi di coesione.

( 21 giugno 2019 )

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