Giovedì 22 febbraio 2024, ore 3:00

Scenari

Financial Times: il futuro dell’Ue in un mondo di profondo disordine

Martin Wolf del Financial Times è preoccupato per il futuro dell’Europa, ma stranamente non per gli Stati Uniti. Il redattore capo di lunga data della testata è intervenuto con un pezzo dal titolo “Il futuro dell’Ue in un mondo di profondo disordine” incentrato sul tema che l’Europa debba decidere se essere un alleato, un ponte o una potenza. Ma per cominciare, cos’è questa “Europa” di cui parliamo? È l’Unione Europea o l’Eurozona? Può essere fatale all’Europa in questo caos essere troppo amica degli Usa? Possibile, se il futuro dell’Ue in un mondo di profondo disordine segue la sua curva discendente. “Teoricamente, forse, l’Ue “postmoderna” potrebbe sopravvivere in questo nuovo mondo, con i suoi spaventosi impulsi verso la distruzione. Ma il sogno post-1989 di un ordine mondiale molto diverso ha reso molto più facile per l’Ue essere il continente prospero e pacifico che voleva essere. Gli Stati Uniti hanno sfruttato il "momento unipolare" lanciando il loro peso militare in tutto il mondo. Non era quello che voleva l’Europa, come ha dimostrato la sua reazione alla guerra in Iraq”. Sull’articolo di Wolf muove critiche Yves Smith - pseudonimo di Susan Webber. Anche con il pericolo di essere vicino agli Stati Uniti più evidente che mai, la Webber sostiene che Wolf sembra tuttavia incapace di riconoscere come gli sforzi disperati degli Usa per preservare il suo status unipolare stiano aumentando l’instabilità globale. Sa quel che scrive la signora, dato che ha oltre 25 anni di esperienza nella finanza, avendo sviluppato la strategia di investment banking per McKinsey & Company, svolto un ruolo in acquisizioni e acquisizioni presso Goldman Sachs ed istituito un dipartimento di fusioni e acquisizioni con sede a New York per Sumitomo Bank. Alcuni dei problemi che l’Ue deve affrontare derivino dal fatto che è una confederazione di Stati, non uno Stato. E le difficoltà di gestire economie divergenti all’interno di un’unione monetaria sono un risultato inevitabile. La Webber ricorda come l’Europa sia stata devastata dopo la seconda guerra mondiale: “I paesi europei hanno perso una significativa sovranità attraverso la creazione da parte degli Stati Uniti di istituzioni internazionali e l’istituzione della Nato. Inoltre, a partire dall’istituzione nel 1951 della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la tendenza in Europa è stata solo verso l’integrazione economica”. In più l’Europa non è fiscalmente integrata e quindi manca di una significativa spesa a livello federale per ridurre le differenze economiche in tutto il continente. E così Volkswagen, in attesa di capire come Bruxelles intende rispondere all’Inflation Reduction Act (Ira) di Washington con la nuova versione del Piano industriale del Green Deal, ha annunciato che potrebbe realizzare negli Stati Uniti, anziché in Europa, una nuova fabbrica di batterie al litio, attirata dai generosi incentivi americani, come riporta il Financial Times. Potrebbe essere il via ad un aggravamento della deindustrializzazione europea. “Wolf menziona poi di sfuggita il nazionalismo e ne ignora la forza centrifuga all’interno della Ue, con la ribellione della Polonia contro la magistratura Ue a suo tempo ignorata mentre la Polonia gioca a chihuahua urlante contro la Russia”. Ma la parte sorprendente del pezzo di Wolf, almeno per i lettori attenti - segnala Webber - è “la cecità di fronte alla misura in cui gli Stati Uniti hanno peggiorato i guai dell’Europa. Wolf parla del fatto che l’Europa sia un alleato, implicitamente con gli Stati Uniti e con i sostenitori degli Stati Uniti nel Pacifico. Ma gli alleati operano tenendo presente l’interesse di ciascuna delle parti, anche se c’è molto tira e molla. Wolf fa notare che l’Europa non fosse d’accordo con l’avventurismo americano in Iraq. Ma poi si è accodata alle sanzioni economiche degli Stati Uniti contro la Russia”. E così gli Stati Uniti “stanno sfruttando l’Europa ancora più apertamente tramite il suo Inflation Reduction Act, che prevede sussidi per le imprese europee per trasferirsi negli Stati Uniti. Emmanuel Macron ha belato su questo e gli Stati Uniti hanno venduto il loro costoso Gnl in sostituzione del gas russo a buon mercato”. Wolf non riconosce inoltre che le crisi economiche rimangono una minaccia in misura significativa a causa dell’incapacità di emanare una regolamentazione nettamente più severa. Wolf menziona anche il cambiamento climatico, sottolineando che l’Europa è stata un leader sul fronte politico. “Ma gli Stati Uniti sono ancora profondamente impegnati nei combustibili fossili, con il fracking a rilascio di metano che difficilmente rappresenta un miglioramento rispetto allo sviluppo del petrolio. Quindi gli Stati Uniti e l’Europa non sono sullo stesso livello, nonostante le pretese di mascherare le differenze”. La campagna economica degli Stati Uniti contro la Cina, inclusa la sua guerra piuttosto riuscita contro il lancio del 5G di Huawei, ha incoraggiato gli Usa a tentare una guerra dei chip più ambiziosa. E alle massicce sanzioni economiche contro la Russia l’Europa ha partecipato con entusiasmo, “senza dibattito né visioni lungimiranti, come fosse uno sviluppo caduto dal cielo”. Per quanto riguarda il “grande conflitto di potere”, Wolf “ha mai guardato una mappa e ha visto che sono gli Stati Uniti, non le basi russe, a circondare il mondo? Come economista, non ha notato che gli Stati Uniti hanno speso di più per le loro forze armate rispetto al resto del mondo messo insieme, quando sono protetti da due oceani e vicini non molto ricchi e per niente bellicosi? Che senso ha tutta questa spesa se non per proiettare potenza?”. Wolf ammette che il risultato più probabile per l’Europa è la sottomissione, come è stato rivelato con il suo comportamento nel conflitto ucraino. E Webber: “Lo status di vassallo dell’Europa se lo è creato da sola. Non riesco a capire come i leader europei abbiano giocato con questa prospettiva. Non voglio credere che la corruzione personale abbia avuto un ruolo”. E, naturalmente, l’elefante nella stanza: “La sua interdipendenza con gli Stati Uniti significa che è più probabile che condivida qualunque destino le offrano gli Stati Uniti. Non scommetterei che gli dei saranno gentili”.
Ra.Vi.
 

( 14 marzo 2023 )

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