Mercoledì 12 giugno 2024, ore 16:57

Scenari

L’uomo sarà dominato dai robot? Impossibile, quelli non hanno anima

Federico Faggin, padre della rivoluzione digitale, sostiene che “l’uomo non sarà dominato dai robot. L’anima esiste ed è dimostrabile”. Pioniere dell’Intelligenza artificiale, inventore del microchip, il fisico e imprenditore parla di come le macchine senzienti siano in realtà pura fantascienza e il futuro dell’umanità sarà segnato da una crescita spirituale. O almeno, questa è la sua speranza. Vicentino, 81enne, vive in America dal 1968. Suo padre Giuseppe era un grande studioso di filosofia e di Plotino, di cui curò le Enneadi. Il giovane Federico scelse un’altra strada, con grane delusione del padre, e preferì studiare da perito tecnico. Appena diplomato entrò in Olivetti, si laureò in fisica, partì per gli Usa e da lì iniziò la sua carriera. Conosce bene Cupertino (dove aveva creato la mitica Zylog), altro che i giovani talenti di Apple. La Silicon Valley l’ha esplorata prima di tanti altri. Si dice addirittura che la Silicon Valley non sarebbe quella che è senza di lui. A 18 anni, all’Olivetti, aveva creato un piccolo calcolatore elettronico sperimentale imparò come costruire computer. “Non sarei mai riuscito a fare quello che ho fatto negli Stati Uniti senza quell’esperienza”. Nel 1974 ha fondato la Zilog, con cui ha dato vita al famoso microprocessore Z80, tuttora in produzione. Nel 1986 ha co-fondato la Synaptics, ditta con cui ha sviluppato i primi Touchpad e Touchscreen. Il 19 ottobre 2010 ha ricevuto la Medaglia Nazionale per la Tecnologia e l’Innovazione dal presidente Obama, per l’invenzione del microprocessore. A Natale del 1990 al lago di Tahoe, Faggin in una notte avvertì, racconta, “una fortissima energia irradiarsi dal suo petto” e da allora intraprese un cammino spirituale di conoscenza e di autoconoscenza, intrecciandolo con la ricerca scientifica. Il suo sogno - oggi convogliato nella sua fondazione nata nel 2011 - è dimostrare che il mondo non è frutto del caos, del caso, degli atomi, né di un “orologiaio cieco” ma di “enti coscienti che esistono da sempre”. Dopo anni di studi oggi il suo approfondimento riguarda la coscienza, tra creatività, libero arbitrio, emozione e consapevolezza di sé. A questo suo itinerario di scienza e di pensiero, Faggin ha dedicato anche un libro, “Irriducibile”. “La fisica non sa spiegare in nessun modo la natura dei sentimenti. Non esiste nessun indizio su come l’attività elettrica nel cervello possa dare origine a sensazioni e sentimenti. Allora perché siamo coscienti? Questa ipotesi ha le sue radici nelle tradizioni spirituali orientali dove la coscienza era considerata una proprietà irriducibile della natura. Basandoci sulle recenti teorie quantistiche in cui la natura della realtà appare sempre più astratta, non c’è alcun motivo per scartare questa ipotesi. “Mettere un computer in un pezzettino di silicio ha accelerato il processo di digitalizzazione del mondo”, spiega all’Olivetti’s Day all’Unical. E’ uno scienziato che non teme di confrontarsi con una parte di mistero. Nella sua azienda Synaptics sviluppò i primi touchpad e touchscreen, mentre il pezzetto di silicio di cui parla è la sua invenzione del microchip. Eppure, nonostante il suo amore per la scienza, profetizza che le macchine si avvicineranno ad avere una capacità senziente, ma senza mai raggiungerla. “Questa è la differenza tra noi e loro, noi umani abbiamo un’anima e l’anima è una realtà della fisica quantistica. I computer, che sono parte di una realtà che rientra nella fisica classica, quindi degli oggetti macroscopici immersi nello spazio-tempo, non la possiedono e non l’avranno mai. Noi pensiamo erroneamente che la ragione, e solo quella, sia l’aspetto che ci distingue dalle macchine. Invece è l’opposto. Sono i sentimenti che ci contraddistinguono, le intuizioni, la creatività, l’immaginazione. Capacità che le macchine non avranno mai. Gli studi che sta conducendo sulla coscienza e su un principio che ha sviluppato insieme al professor D’Ariano - docente di Fisica Quantistica avanzata - gli consentono di affermare che l’uomo non sarà mai raggiunto dalla macchina a meno che non si assoggetti alla macchina stessa”. Faggin è tra i padri della Quarta Rivoluzione Industriale, ma avverte già il passaggio nella Quinta, “quella della coscienza, quando prenderemo atto che la nostra capacità di sentire e amare supera tutto il resto”. Sul chip “4004” prodotto dalla Intel nel 1971 sta scritto “F.F.”, le sue iniziali. Uno scienziato. Ecco perché per studiare la coscienza non usa la logica di Platone, ma gli studi di Einstein, Turing, Popper & C. Faggin smonta il riduzionismo, il determinismo e il meccanicismo. Non è la matematica a creare il mondo; dentro di noi, oltre i modelli computazionali e meccanici ci sono le emozioni, il pensiero creativo, il coraggio, l’empatia, la libertà e l’esperienza. Il computer non ha comprensione delle situazioni, come la scelta etica non può derivare dall’algoritmo. Noi pensiamo che il cervello sia un computer: per Faggin è certamente anche un sistema di elaborazione delle informazioni, ma non ha affatto le caratteristiche di un computer. Una volta che arrivano segnali elettrici nel cervello, come questi vengono convertiti in una sensazione? All’81enne di oggi non manca la caparbietà del 19enne. “Volevo capire come funzionavano i transistor - dice - e perciò all’università ho studiato fisica e non ingegneria come sarebbe stato naturale dopo il diploma di perito elettronico. Ora voglio capire che cos’è la coscienza”. La nostra intelligenza, infatti, non dipende dalla velocità di calcolo, è “creativa non algoritmica”. L’idea di coscienza che Faggin propone è basata sulla fisica quantistica che non predice il futuro, ma lo lascia aperto, e anche la coscienza è in questo senso qualcosa che non muore con il corpo, ma dura, pur essendo lontana dal concetto religioso di anima. La coscienza è irriducibile perché “è completamente privata e per questo può essere descritta dall’informatica quantistica che a sua volta non è clonabile, riproducibile, dunque è anch’essa privata”. Perciò è irrealistico il timore che la coscienza possa essere “scaricata”, immagazzinata, e riprodotta in svariate copie. 
Raffaella Vitulano 

( 23 maggio 2023 )

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