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La Via della Seta per esportare più made in Italy

Da almeno 10 anni in Europa c'è una gara aperta per attirare tantissimi soldi in arrivo dalla Cina. In questa gara l'Italia è sul podio, dietro Germania e Francia, ma gli investimenti nel nostro Paese restano sottodimensionati rispetto all'i mportanza della nostra economia: importiamo il doppio di quello che esportiamo. Obiettivo del governo è esportare più made in Italy . Davanti al presidente cinese Xi Jinping e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, saranno firmati gli accordi tra imprese e istituti di Cina e Italia. Sono in programma oltre 30 accordi e le aziende saranno rappresentate dagli amministratori e dai presidenti. La lista è strettamente riservata ma filtrano, per intese grandi e piccole, i nomi di importanti imprese italiane, da Ansaldo a Snam.

lL’Europa non ha digerito del tutto l’iniziativa del Governo italiano ed è corsa ai ripari. "Il dialogo deve essere a livello europeo". L'Italia è la prima tappa del viaggio del presidente cinese, seguiranno Montecarlo e la Francia. Il presidente francese riceverà martedì all'Eliseo il presidente cinese assieme al presidente della Commissione Ue Jean-ClaudeJuncker e alla cancelliera tedesca Angela Merkel per parlare di commercio e clima. Si èaffrettato ad annunciarlol'Eliseo, sottolineando che l'obiettivo è "trovare dei punti di convergenza tra Europa e Cina": "Il confronto deve essere a livello europeo e non della sola Francia".

Resta irrisolto il problema dei diritti del lavopro nella terra del Dragone. Infatti, I lavoratori in Cina sono stati da tempo privati della libertà sindacale e del diritto di organizzare sindacati indipendenti. Secondo la legge del lavoro in Cina, la Federazione dei Sindacati di Tutta la Cina (Acftu), che è effettivamente subordinata al Partito Comunista, ha il potere per legge di organizzare tutti i sindacati, inclusa la creazione dei sindacati di base. Pertanto, i sindacati riconosciuti legalmente raramente sono organizzati in modo indipendente e in base agli interessi dei lavoratori, costringendo molti lavoratori a ricorrere ai propri mezzi per auto organizzarsi nelle vertenze di lavoro e nelle rivendicazioni.

I lavoratori della Jasic Technology, un impianto che produce attrezzature per la saldatura nel sud della Cina, sono stati licenziati nell’estate del 2018 dall’azienda per aver organizzato il proprio sindacato e sono stati successivamente arrestati da funzionari di governo con l’accusa di “assembramento di persone che disturbano l’odine sociale”. Ad oggi, oltre 40 persone sono ancora in stato di detenzione, tra cui rappresentanti di lavoratori, sostenitori di studenti, e personale del centro comunitario e della Ong che si interessa di questioni legate al lavoro.

Nel gennaio del 2019, numerosi difensori dei diritti del lavoro, che da tempo si battono a nome di diverse Ong che si interessano di questione legate al lavoro, sono stati anch’essi arrestati. La Confederazione deis indacati di Hong Kong (Hkctu) e la Globalization Monitor (Gm) hanno lanciato un appello per chiedere al Governo cinese di liberare e di ritirare le accuse contro tutti i lavoratori, gli attivisti del lavoro ed i loro sostenitori trattenuti penalmente per aver esercitato il diritto fondamentale alla libertà sindacale, di porre fine alla repressione contro tutti gli attivisti sindacali e contro l’attività sindacale indipendente, e di garantire che le leggi rispettino i principi fondamentali dell’Ilo di libertà sindacale.

( 22 marzo 2019 )

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