Mercoledì 15 luglio 2020, ore 20:56

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Francoforte

Lagarde: ”Nessun limite all' impegno della Bce per l’euro”

di Rodolfo Ricci

Un nuovo Quantitative easing di dimensioni massicce, 750 miliardi di euro di titoli da acquistare per sconfiggere l’emergenza economica innescata dal coronavirus. La Banca centrale europea va al contrattacco di fronte al crollo delle Borse e alla fiammata degli spread che rischiava di rimettere in discussione le fondamenta dell’euro. "Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie", ha spiegato la presidente della Bce Christine Lagarde. "Non ci sono limiti all’impegno della Bce per l’euro", è la frase che, significativamente, va a sostituire, e allo stesso tempo confermare, il whatever it takes di Mario Draghi che proprio Lagarde non aveva voluto far propria pochi giorni fa. La ’riunione di guerra’ha partorito il Pandemic Emergency Purchase Programme. Un nuovo Quantitative easing che mira a mettere all’angolo i mercati e dare ossigeno a famiglie e imprese dopo che i 120 miliardi in più della scorsa settimana avevano deluso.

La sigla è PEPP, la Bce comprerà titoli pubblici e privati, inclusi i titoli greci e i "commercial paper" come ha annunciato la Fed: le cambiali, i prestiti a breve che tengono in vita molte aziende e che l’effetto dirompente del coronavirus sta mandando in tilt. Una montagna di soldi che verrà utilizzata -ha detto la Lagarde - "finchè la Bce non giudicherà che la crisi del Covid-19 è finita, ma in ogni caso non terminerà prima di fine anno". E anche se resterà il criterio della capital key che vorrebbe acquisti commisurati al peso di ciascun Paese nel capitale della Bce, saranno permesse "fluttuazioni nella distribuzione dei flussi di acquisto nel tempo, fra classi di asset e giurisdizioni". Significa che gli acquisti potranno mirare a far crollare lo spread dei Btp o dei titoli francesi.

A costringere la Bce ad agire è stata la fiammata dello spread italiano sopra 320, nonostante l’Eurotower - tramite Bankitalia - da giorni stesse comprando Btp a pieno ritmo. Segno che per gli investitori, si stava materializzando il rischio di un’Italia che va verso un calo del Pil 2020 fra -6 e -10%, e un debito spedito come un treno verso il 150. Ma a spingere per la riunione d’emergenza è stato anche il governo francese, con il ministro delle Finanze Bruno Le Maire che aveva chiesto un intervento "veloce e massiccio" e il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy che aveva anticipato un’azione "assolutamente determinata".

Si muovono, con più calma anche gli Stati Uniti. Donald Trump firma, tramutandolo in legge, il provvedimento da 100 miliardi di dollari approvato dal Congresso per far fronte al coronavirus. Lo afferma la Casa Bianca. Il pacchetto approvato prevede due settimane di congedi per malattia pagate e test gratuiti e spiana la strada a trattative serrate per nuove misure a favore dell’economia. Una scossa per contrastare il rischio recessione, un maxi stimolo che comprende anche 50 miliardi di dollari per le compagnie aree sempre più sull’orlo del baratro, alle prese con una crisi "peggiore di quella dell’11 settembre". Parola del segretario al Tesoro Steve Mnuchin. La cifra complessiva è ancora ballerina, e qualcuno afferma che si potrebbe arrivare anche a 1.200 miliardi di dollari.

Di certo c’è che sul piatto Trump vuole mettere soprattutto gli aiuti diretti alle famiglie americane. Così ogni persona adulta potrebbe vedersi recapitare nelle prossime due settimane un assegno da oltre 1.000 dollari, per alleviare una situazione che rischia di diventare sempre più pesante, con gran parte delle città e delle attività paralizzate dall’epidemia. "Gli americani hanno bisogno di cash, e ne hanno bisogno ora", ha affermato Mnuchin, affiancato dal tycoon nella briefing room della Casa Bianca. Trump non minimizza più come fino a pochi giorni fa, ma cerca ancora di rassicurare: "L’economia si riprenderà rapidamente", ha detto. Del resto il presidente ha fatto dell’andamento di Wall Street e della ripresa economica il suo cavallo di battaglia per un secondo mandato alla Casa Bianca.

( 19 marzo 2020 )

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