In Moldavia ci sono state "interferenze senza precedenti" dalla Russia in vista del voto di ieri. Il Paese è stato oggetto di interferenze malevole e manipolazione delle informazioni, "non nelle ultime settimane o giorni" e l'Ue lo ha verificato sul campo. È questa la posizione del portavoce Ue per la politica estera Peter Stano interpellato sull'esito del referendum pro-Ue e delle presidenziali in Moldavia, rinviando a dopo il giudizio degli osservatori Osce per un commento sull'esito delle elezioni. "Continuiamo a supportare l'ambizione di accesso all'Ue della Moldavia", ha sottolineato invece il portavoce della Commissione Eric Mamer. In ogni caso è stato un testa a testa in cui i "no" sono stati in vantaggio a lungo.
Un picco di voti a favore da parte dei cittadini moldavi all'estero avrebbe pareggiato i conti e dato la vittoria al "sì". La presidente Sandu e lo sfidante Stoianoglo al secondo turno per la presidenza. Il referendum sull'adesione della Moldova all'Unione europea è passato per un soffio (con una percentuale di poco sopra al 50% necessario), dopo un testa a testa durato per tutto lo scrutinio in cui i "no" sono stati quasi sempre in vantaggio. La vittoria dell'inserimento in Costituzione dell'adesione all'Ue è matematica, anche se mancavano i dati di quindici seggi (ne sono stati scrutinati finora 2206 su 2219), secondo quanto risulta dal sito ufficiale della Commissione elettorale moldava e da quello dell'Associazione per la democrazia partecipativa Adept. I "no" si sono fermati al 49,61%, corrispondenti a 734571 voti (contro 746.032 sì). A fare la differenza, dovrebbero essere stati le poche migliaia dei voti della diaspora.
Vince il sì all'Ue ma di poco: Sandu accusa la Russia. Infatti il risultato di misura suona come un affronto per la presidente filoeuropea, Maia Sandu, che ha risposto criticando le interferenze straniere. Sandu ha accusato "gruppi criminali" di avere minato il referendum dopo che, a inizio mese, le forze dell'ordine moldave hanno scoperto un massiccio schema di acquisto di voti orchestrato da Ilan Shor, un oligarca in esilio in Russia, che ha pagato 15 milioni di euro a 130 mila persone per compromettere le due votazioni. Shor è stato condannato in contumacia lo scorso anno a 15 anni di carcere per frode e riciclaggio di denaro (nel caso di quasi un miliardo di euro scomparso dalle banche moldave nel 2014) e il suo favorevole alla Russia messo al bando.
Giovedì, le autorità moldave hanno sventato anche un altro complotto in cui più di 100 giovani moldavi hanno ricevuto un addestramento da parte di gruppi militari privati in Russia, Serbia e Bosnia, su come creare disordini civili intorno ai due voti. Il Cremlino ha subito chiesto "prove" riguardo a queste "gravi accuse", denunciando allo stesso tempo "anomalie" nel conteggio dei voti nel referendum, dal momento che per gran parte dello scrutinio i no al percorso di adesione all'Ue erano stati in vantaggio. In definitiva, l'affluenza al voto di domenica ha superato il 50%, molto più del 33% necessario per la validità del referendum.
Gli elettori hanno dovuto votare anche per la presidenza. La 52enne Sandu ha vinto il primo turno con il 42% dei consensi, ma si prepara a un difficile ballottaggio il 3 novembre con Alexandr Stoianoglo (del Partidul Socialiștilor din Republica Moldova, filorusso). In Moldova è al potere un governo filo-occidentale dal 2021, un anno dopo la conquista della presidenza da parte di Sandu. Le elezioni parlamentari si terranno l'anno prossimo.
Rodolfo Ricci

