Giovedì 1 dicembre 2022, ore 8:40

Coppa del Mondo

Uno sfruttamento Mondiale nonostante i passi avanti del Qatar

Guarda la Coppa del Mondo, o non guardare la Coppa del Mondo: per certi versi non importa. Ciò che importa è che ogni storia oltraggiosa di sfruttamento e miseria trovi ancora un pubblico quando sarà finita. Il Qatar continuerà ad aumentare la sua presenza sulla scena globale. Ci saranno opportunità per assicurarsi che le rivendicazioni dei lavoratori di cui abbiamo scritto diventino una realtà per tutti i lavoratori. Quindi, guarda la Coppa del Mondo o non guardare i Mondiali, se non t’interessano. Ma continua a guardare il Qatar. E paesi come il Qatar. Dal 2010, dopo l’annuncio che il minuscolo ma enormemente ricco stato del Golfo del Qatar avrebbe ospitato la Coppa del mondo di calcio Fifa 2022, Conquiste ha scritto sulle condizioni a volte brutali affrontate da centinaia di migliaia di lavoratori migranti incaricati di costruire stadi all’avanguardia del Qatar e le strade, gli hotel e le infrastrutture necessarie per ospitare uno dei i più grandi eventi sportivi sulla Terra. Non abbiamo mai smesso - riferendo delle denunce del sindacato internazionale Ituc e del quotidiano The Guardian - ed anticipando quello che oggi anche i giornali mainstream riportano sulle loro pagine anche grazie ad un opuscolo che Human Rights Watch ha messo a disposizione per i giornalisti. E raccontando storie, come quella di Patrick: “Non ho visto, carta d’identità, passaporto. Non ho niente. Anche se mi arresti, non ho niente. L’ultima volta che ho inviato denaro a mia moglie è stato sette mesi fa. Come ti aspetti che sopravviva? Prego che non accada, ma potrebbe essere costretta a fare qualsiasi cosa, perché quando non hai supporto, sai cosa succede. Quando chiedi i tuoi soldi i padroni dicono: 'Inshallah, Inshallah.' Mi sono stancato di quella parola”.. E ancora, altre storie, altre vite. “Ho lavorato in Qatar per quasi quattro anni. Negli ultimi sette mesi l’azienda non mi ha pagato nulla. Solo 100 rial (30 euro circa) a settimana per il cibo. Sapevo che era illegale, ma non c’era niente che potessi fare”. Una guardia giurata proveniente dal Kenia racconta che il suo stipendio non era sufficiente a causa dell'inflazione. L’olio da cucina che una volta costava 6 rial ora ne costa 22. La Pepsi che compravano a 5 rial ora ne costa 8,5. “Per me era impossibile gestire tutto con quei soldi. Cosa si può fare con così pochi soldi quando l’inflazione è così alta?”. Un operaio edile del Nepal spiega di aver pagato 4500 rial (1500 euro circa) per venire in Qatar. Per permettersi il compenso, ha dovuto vendere il piccolo pezzo di terra che suo padre gli ha dato prima di morire. Così la storia di Ram, operaio edile dell’Uganda: “Non sono riusciti a pagare il mio intero stipendio per tre mesi. Erano 2500 rial al mese ma me ne pagavano solo 1500. Dicevano prendi o lascia. Non ci pagavano nemmeno gli straordinari. Abbiamo lavorato sodo per loro, costruito edifici e alberghi per loro, ma non ci hanno pagato”. “Ho pagato un agente in India 100.000 rupie (circa 1400 euro), racconta un operaio edile proveniente dall’India. “Mi hanno detto che il contratto sarebbe stato di due anni, ma in realtà mi è stato dato un visto di tre mesi. La compagnia dice che è un visto multi-ingresso, quindi hanno il diritto di licenziarti quando vogliono. Quando tornerò a casa, dovrò tornare a lavorare per l’agricoltore locale.E devo ancora restituire 30 mila rupie.”. Karim, lavoratore occasionale dal Ghana, spiega che nel suo paese devi prima registrarti presso un’agenzia di reclutamento e dare loro un deposito. Lui ha versato 3000 cedi (220 euro circa) a uno e 2500 a un altro. Per pagare tutti i costi, ha dovuto prendere in prestito denaro e vendere alcuni dei suoi averi, compreso il letto di sua madre. Adesso dorme sul pavimento e vuole solo guadagnare abbastanza per ricomprare quel letto”. Allo stesso tempo, sembra esserci un sano commercio di visti gratuiti illegali. Questi visti - spiega il sindacato britannico Tuc - vengono ottenuti dagli sponsor in Qatar e poi venduti ai lavoratori. Sono “liberi” solo nel senso che i lavoratori che li acquistano sono liberi di trovarsi un lavoro. Alcuni lavoratori con visti gratuiti godono della flessibilità e dell’indipendenza che offrono, altri sono costretti a fare affidamento su manodopera occasionale estremamente precaria, che raccolgono su base giornaliera o settimanale. “Quando sono arrivato senza soldi ho trascorso due giorni in aeroporto. Non ho lavoro. È difficile sopravvivere. Se lo avessi saputo non sarei venuto”. Un lavoratore della Sierra Leone denuncia che il suo sponsor lo ha accusato di essere scappato. “ Non c’è alcun vantaggio per lo sponsor, lo fanno solo per rovinarti la vita. È disumano”. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, il ministero del Lavoro ha ricevuto quasi 35.000 denunce tra ottobre 2021 e ottobre 2022, la maggior parte riguardante il mancato pagamento degli stipendi e delle indennità di fine servizio e le ferie annuali non concesse o pagate. I lavoratori migranti e le loro famiglie chiedono un risarcimento alle autorità della Fifa e del Qatar per gli abusi, tra cui morti inspiegabili, annuncia Human Rights Watch. Sotto la pressione del movimento sindacale internazionale, il Qatar ha compiuto progressi significativi nella riforma delle sue leggi sul lavoro dal 2017, con l’oppressivo sistema della kafala - che consentiva ai datori di lavoro di controllare la vita dei propri lavoratori al punto da impedire loro persino di tornare a casa - abolito sulla carta. Ma in pratica molti datori di lavoro del Qatar continuano a controllare e sfruttare i lavoratori. Inoltre, il recente rifiuto del Qatar della possibilità di un fondo di compensazione finanziato dalla Fifa per i lavoratori e le loro famiglie ignora la realtà dello sfruttamento estremo e del danno fisico negli anni in cui ha rifiutato di cambiare le sue leggi. Grazie alla campagna globale, usando la Coppa del Mondo come leva, la posizione dei lavoratori in Qatar è più forte di quanto non fosse otto anni fa. Ma è anche vero che, mentre arriviamo alle ultime settimane del potere di quella leva sul Qatar, i lavoratori stanno ancora pagando un prezzo incredibilmente alto per consegnare la Coppa del Mondo più costosa della storia. Ram Pukar Sahani, lui stesso un ex lavoratore migrante del Qatar, ha saputo della morte di suo padre in Qatar da un amico. Incredulo, ha chiamato il numero di suo padre in Qatar. L’amico di suo padre ha risposto, confermando la devastante notizia. “Ho lasciato cadere il telefono e sono svenuto”, ricorda in lacrime. Dice che suo padre è morto in un cantiere edile nella sua uniforme, ma non aveva diritto a un risarcimento perché il suo certificato di morte diceva ’insufficienza cardiaca acuta dovuta a morte naturale’. 

Raffaella Vitulano

( 21 novembre 2022 )

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