Sabato 28 maggio 2022, ore 18:57

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In Italia è povero più di un lavoratore su dieci

La forte ripresa e la crescita del Pil hanno scongiurato l’emergenza economica, ma non quella sociale. A puntare la lente di ingrandimento su questa emergenza è il Rapporto della Commissione del ministero del Lavoro sulla povertà lavorativa. In Italia, evidenzia il rapporto, l’11,8% dei lavoratori si trova in una situazione di povertà, vive cioè, pur lavorando, in una famiglia con un reddito netto inferiore al 60% della mediana, a fronte del 9,2% dell'Ue a 28. Il rapporto propone alcune soluzioni, tra cui l’introduzione di un salario minimo e un sostegno per chi lavora ma ha un reddito troppo basso, una sorta di “in-work benefit”. Bisogna inoltre incidere, si legge nella Relazione del Gruppo di lavoro del ministero, sulle ragioni per le quali si ha un reddito basso, che non sono solo legate alla bassa retribuzione oraria ma anche alla durata del lavoro (quante ore si lavora durante la settimana, quante settimane nell'anno). E sono legate spesso alla precarietà, al part time involontario e alle scarse competenze sulle quali agire con la formazione. Ma bisogna guardare anche alla composizione familiare (e in particolare quante persone percepiscono un reddito all'interno del nucleo) e al ruolo redistributivo dello Stato. Non c’è dunque una risposta univoca ma un insieme di misure per sostenere i redditi individuali, aumentare il numero di percettori di reddito, e assicurare un sistema redistributivo ben mirato. L’obiettivo è di aumentare quantità e qualità del lavoro nel nostro Paese. Il gruppo di lavoro lascia aperto il dibattito sulle misure. Per garantire minimi salariali adeguati, secondo gli esperti, c’è un’alternativa al salario minimo, ossia l’estensione dei contratti collettivi principali a tutti i lavoratori. Una terza opzione prevede una sperimentazione di griglie salariali basate sui contratti collettivi in un numero limitato di settori. Questo potrebbe dare una prima risposta in quei settori in cui la situazione è più urgente. Tra le politiche redistributive il Gruppo di lavoro propone di introdurre quindi un in-work benefit. In Italia, infatti, solo il 50% dei lavoratori poveri percepisce una qualche prestazione di sostegno al reddito, rispetto al 65% della media europea. Dovrebbe essere - si legge nel rapporto - uno strumento unico, di facile accesso e coerente con il resto del sistema (in particolare, Reddito di Cittadinanza, ma anche il nuovo Assegno Unico e Universale per i Figli). Sulla base delle esperienze internazionali, il trasferimento dovrebbe essere definito a livello individuale per non disincentivare il lavoro del secondo percettore. La discussione sulla riforma fiscale - sottolinea lo studio - rappresenta “il luogo ideale per il disegno preciso di questo tipo di strumento”. 
I margini di intervento sono dunque ampi. Ma i tempi sono stretti, come sottolinea il ministro del Lavoro, Orlando, intervenendo alla presentazione del rapporto. “La ripresa economica - sottolinea Orlando - non basta a risolvere la questione della precarietà e della povertà lavorativa. Bisogna affrontare questo tema adesso, perché abbiamo scongiurato l’emergenza economica, ma resta il rischio di un’emergenza sociale”. Se il lavoro povero e la precarietà crescono, “la tenuta sociale è a rischio”. “Le risposte a questo problema sono urgenti - aggiunge Orlando -. Soprattutto per aiutare le fasce più colpite dalla pandemia, ossia donne e giovani”.
Orlando conferma il confronto con le parti sociali sulle proposte del ministero, tra cui il salario minimo, che non convince, come è noto, i sindacati. Il metodo resta quello di cercare una soluzione concertata, anche su questo fronte.
Ilaria Storti

( 18 gennaio 2022 )

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