Gli stranieri residenti in Italia sono 5,3 milioni (Il 9% della popolazione), e danno un contributo essenziale per arginare il declino demografico ed è cruciale in alcuni comparti. I dati arrivano da un report Cnel sul tema, secondo il quale oltre il 70% degli stranieri sono cittadini non comunitari: i rumeni guidano la graduatoria delle presenze, con un milione e 82 mila residenti. Seguono albanesi, marocchini, cinesi e ucraini. Tra il 2011 e il 2023 si sono avute complessivamente circa un milione e 700 mila acquisizioni di cittadinanza: nel solo 2023 sono state 214 mila, di cui il 92% relative a non comunitari. Fino al 2010 i permessi di soggiorno sono stati prevalentemente connessi al lavoro, poi i flussi regolari di cittadini non comunitari sono avvenuti prevalentemente per ricongiungimento familiare. Il ricongiungimento rappresenta attualmente oltre la metà dei nuovi ingressi. A crescere sono stati anche i flussi per motivi di asilo e richiesta di protezione: dal 2015 al 2020 quest'ultima è stata la seconda motivazione di ingresso.
I minorenni di seconda generazione, nati in Italia da genitori stranieri, sono oltre un milione. A essi si aggiungono i ragazzi immigrati nati all'estero: sono quasi 600 mila gli alunni con cittadinanza non italiana che frequentano le scuole nel nostro Paese. Il fatto che il loro percorso scolastico sia più complesso e accidentato di quello dei coetanei italiani trova riscontro nell'alta percentuale di casi (quasi il 12%) in ritardo già nella scuola primaria. Gli stranieri di seconda generazione, ossia i nati in Italia, dopo il picco toccato nel 2012 con oltre 79 mila neonati, sono costantemente diminuiti. Il dato del 2023, pari a circa 51 mila, è molto vicino a quello del 2005, quando però la corrispondente popolazione residente era molto inferiore. Ciò significa che il quoziente di natalità è calato anche tra gli stranieri - anche se non come tra gli italiani - passando da 21,8 nati per mille residenti a 9,8, tra il 2005 e il 2023. Si contano anche numerosi figli di coppie miste: 29 mila nel 2023.
Nella gestione e nelle politiche migratorie, il Paese ha ancora molta strada da fare. Per la Cisl, sottolinea il segretario confederale, Sauro Rosso, “di fronte a una grave crisi demografica, a una conclamata carenza di manodopera, più forte in alcuni settori produttivi strategici, l'Europa intera deve mettere in atto efficaci politiche di integrazione e inclusione sociale dei migranti mettendo al centro il rispetto dei diritti umani e il lavoro”. Un lavoro che sia “regolare, dignitoso, sicuro, ben contrattualizzato e che punti anche alla qualità attraverso il pieno riconoscimento delle competenze e il rafforzamento dei percorsi formativi sin dai luoghi di origine dei Paesi di provenienza”.
“Come Cisl - sottolinea Rossi - siamo convinti che questo processo debba partire necessariamente da un potenziamento dei canali regolari d'ingresso degli immigrati con il coinvolgimento delle parti sociali in raccordo con le Istituzioni nazionali e locali, sfruttando lo strumento della bilateralità perché espressione di un radicamento sul territorio che permette una lettura delle esigenze produttive più aderenti alla realtà”.
Ilaria Storti

