Domenica 14 agosto 2022, ore 12:23

Economia

La crisi energetica fa più danni al Sud

La crisi energetica e i suoi effetti collaterali fanno maggiori danni al Sud. Contestualmente, tuttavia, gli investimenti crescono più nel Mezzogiorno che al Nord. I dati arrivano dalle anticipazioni del Rapporto Svimez, secondo il quale nel 2022 il picco dell’inflazione dovrebbe interessare in maniera più marcata il Mezzogiorno: 8,4% contro il 7,8% nel Centro-Nord. E sempre al Sud si stima un più lento rientro sui livelli precedenti lo “shock Ucraina”. Il rapporto prevece inoltre, nel biennio 2023-2024, un crollo dei consumi al Sud. 
Quest’anno il Pil nel Mezzogiorno crescerà del 2,8%, ma si riapre la forbice Nord-Sud, con la frenata di consumi e investimenti causata dalla guerra. Guerra che indebolisce anche la ripresa nazionale: il Centro-Nord crescerà del 3,6% mentre il Pil italiano è stimato in crescita del 3,4%.
Nel 2022, rileva la Svimez, dovrebbero frenare soprattutto i consumi delle famiglie meno abbienti e si rileva un’asimmetria territoriale sfavorevole al Sud, dove più di un terzo delle famiglie si posiziona nel primo quintile di spesa familiare mensile equivalente, contro il 14,4% del Centro e meno del 13% nel Nord. 
“L’impatto dello shock inflazionistico sui consumi”, sottolinea lo studio, “dovrebbe estendersi a tutto il biennio 2023-2024, a causa della persistenza temporale dell'effetto di erosione del potere d'acquisto di redditi e risparmi delle famiglie, con impatti amplificati al Sud”. 
Dopo la frenata dovuta alla pandemia, spiega Svimez, l’Italia ha conosciuto una ripartenza pressoché uniforme tra macro-aree e il Sud ha partecipato alla ripresa nazionale del 2021: il Pil del Mezzogiorno, calato dell’8% nel 2020 (meno 9% il calo a livello nazionale), è cresciuto infatti del 5,9% nel 2021 (a fronte di una crescita nazionale del +6,6%). Ma il trauma della guerra ha modificato il contesto globale. Si assiste, tra le altre cose, a un rallentamento della ripresa e a un aumento del costo dell'energia e delle materie prime. Ciò espone “l’economia italiana a nuove turbolenze, allontanandola da una ripartenza relativamente tranquilla e coesa tra Nord e Sud”. 
Svimez avverte poi che “una prolungata situazione di tensione nei mercati finanziari, dovuta all'instabilità politica”, può “determinare una perdita di Pil, nel biennio 2022-2023, di circa sette decimi di punto percentuale a livello nazionale”. Nel Sud, la perdita di Pil arriverebbe all’1%, mentre nel resto del Paese risulterebbe più contenuta, arrestandosi allo 0,6%.
Dati positivi arrivano invece dagli investimenti che, nel 2022 crescono al Sud più che al Nord: +12,2% contro il +10,1%. Nel Mezzogiorno, però, a spingere la crescita sono soprattutto quelli nel settore delle costruzioni, grazie allo stimolo pubblico (ecobonus 110% e interventi finanziati dal Pnrr). La crescita degli investimenti orientati all’ampliamento della capacità produttiva è invece inferiore di tre punti rispetto a quella del Centro-Nord (+7% contro +10%). 
Le imprese del Sud, sottolinea il rapporto, sono più esposte allo shock Ucraina e all’aumento dei costi dell’energia, “perché qui sono più diffuse aziende di piccola dimensione, che hanno costi di approvvigionamento energetico strutturalmente più elevati. Inoltre, i costi dei trasporti al Sud “sono più alti, oltre il doppio rispetto a quelli delle altre aree del Paese”.
Ilaria Storti
 

( 3 agosto 2022 )

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