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Economia

La manovra aumenta le disparità tra lavoratori dipendenti e autonomi

La manovra varata dal Governo penalizza i lavoratori dipendenti. A dirlo non sono sindacati od opposizioni ma è la Banca d’Italia. “La discrepanza di trattamento tributario tra dipendenti e autonomi, e all'interno di questi tra quelli sottoposti a regime forfettario ed esclusi, risulta accresciuta”, sottolinea in audizione alle Camere, Fabrizio Balassone, Capo del Servizio Struttura economica di Palazzo Koch. 
“In un periodo di inflazione elevata - aggiunge Balassone - la coesistenza di un regime a tassa piatta e uno soggetto a progressività come l'Irpef comporta un'ulteriore penalizzazione per chi soggetto a quest'ultimo”.
Dall’audizione alle Camere arriva anche una stoccata sul fronte degli interventi a “favore” della circolazione della moneta cartacea e sulle misure di tregua fiscale. “Le disposizioni in materia di pagamenti in contante e l'introduzione di istituti che riducono l'onere tributario per i contribuenti non in regola - sottolinea Banca d’Italia - rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del paese che anima il Pnrr e con l'esigenza di continuare a ridurre l'evasione fiscale”.
Palazzo Koch invita inoltre alla massima cautela sulla revisione del reddito di cittadinanza, pur sottolineando alcune criticità della misura. L’introduzione del sussidio, ricorda Balassone, “ha rappresentato una tappa significativa nell'ammodernamento del welfare del nostro Paese” e secondo l'Inps senza reddito nel 2020 ci sarebbero stati “un milione di individui poveri in più”. L'attuale assetto, però, ha delle criticità soprattutto come misura di accompagnamento al lavoro, e la “riforma annunciata dal governo potrebbe rafforzare” proprio la cosiddetta seconda gamba del Rdc.
Quanto alle coperture della manovra, Bankitalia accenda un faro sull’introduzione di prelievi temporanei sulle imprese del settore energetico, che frutterà 4 miliardi il prossimo anno. Dal lato delle spese, poi, i maggiori risparmi derivano dalla modifica dei criteri di indicizzazione al costo della vita delle pensioni, 3,3 miliardi nel 2023 e circa 6,5 in ciascuno dei due anni successivi, al lordo degli effetti sulle entrate. “Tra i provvedimenti che accrescono le spese - evidenzia ancora Balassone - si segnalano per entità quelli relativi alla sanità, al pubblico impiego e alle pensioni (complessivamente 4,9 miliardi nel 2023)”.
In generale, Bankitalia vede “una sostanziale tenuta del paese”. “Gli indicatori più recenti puntano però a un indebolimento dell'attività per il trimestre in corso, in cui è proseguito il rialzo dell'inflazione - evidenzia Fabrizio Balassone -. In un contesto come questo, tuttavia, caratterizzato da rischi di natura estrema, le proiezioni economiche costituiscono un riferimento solo indicativo e che sviluppi drasticamente meno favorevoli di quelli prefigurati potrebbero realizzarsi a fronte di mutamenti repentini e imponderabili del contesto esterno”.
Ilaria Storti
 

( 5 dicembre 2022 )

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