Giovedì 22 febbraio 2024, ore 2:46

Economia

Nuovo codice degli appalti, timori su un eccesso di deregulation

La riforma del Codice degli appalti, che deve essere approvata entro il 31 marzo, non convince gli addetti ai lavori né le parti sociali. I sindacati chiedono garanzie soprattutto sulla trasparenza e la tutela della qualità del lavoro. Richieste in gran parte condivise anche da costruttori e Anac. 
Il nuovo codice degli appalti, sottolineano in una nota unitaria i segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello, Tiziana Bocchi, deve garantire “finalmente, certezza e attuazione alla normativa”. I sindacati, pur condividendo l’urgenza di semplificare, più volte espressa dal ministro Salvini, ribadiscono la necessità di salvaguardare la “tutela del lavoro e la qualità del sistema”. Tenere insieme qualità e velocità, spiegano Cgil Cisl e Uil, è possibile. A patto di fare alcune cose, a partire da “un intervento strutturale di qualificazione delle stazioni appaltanti, riducendole nel numero e dotandole di personale formato e adeguato, in stretto raccordo con le categorie del pubblico impiego”. “É importante - aggiungono Massafra, Cuccello e Bocchi - ridurre il perimetro operativo dell'appalto integrato che, per come è formulato, rappresenta una limitazione alla funzione di progettazione in capo alla pubblica amministrazione. Va affermato il principio dell'evidenza pubblica dell'appalto, riducendo al necessario le procedure negoziate senza bando di gara e gli affidamenti diretti, a garanzia della trasparenza e della sana concorrenza”. I sindacati chiedono poi di “reintrodurre l'adeguamento dei prezzi a fronte degli aumenti del costo del lavoro derivanti dai rinnovi dei contratti nazionali” e di escludere il meccanismo di “subappalto a cascata, che avrebbe come effetto quello di rendere più difficile il controllo sulla legalità e il rispetto delle condizioni di lavoro”. In sintesi, la lunga battaglia contro i subappalti infiniti, che mettono a rischio la qualità del lavoro e spesso conducono verso imprese poco raccomandabili, non può essere sacrificata sull’altare della velocità. Inoltre, per Massafra, Cuccello e Bocchi “è opportuno, per la qualità dell'appalto, ridare centralità al criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, rendendo residuale il meccanismo del massimo ribasso e rafforzando il ruolo di prevenzione e controllo da parte dell'Anac”.
Ed è proprio l’Anac, insieme alle associazioni dei costruttori, a lanciare nuove critiche al nuovo Codice degli appalti. Tra i punti giudicati più controversi c’è, proprio, la reintroduzione del massimo ribasso, tema su cui il sindacato ha fatto battaglie decennali. Circa il principio del risultato, sottolinea la presidente dell'Ance, Federica Brancaccio, “l'opera pubblica deve essere aggiudicata a chi è in grado di assicurare il miglior rapporto qualità-prezzo” ma ciò “non si concilia con l'avvenuta eliminazione del tetto massimo al punteggio da attribuire al prezzo in sede di offerta economicamente più vantaggiosa”. Così facendo, sottolinea Brancaccio, “in aperto contrasto con la disciplina europea, per giunta, si reintroduce di fatto il massimo ribasso”. Inoltre, Ance sottolinea che il Codice sta optando per “rendere stabili le procedure emergenziali” introdotte con il decreto semplificazione, rendendo possibile utilizzare le procedure ordinarie “solo sopra un milione di euro e solo se tale scelta venga accompagnata da adeguata motivazione”. Si tratta però di “una soglia eccessivamente elevata” che “rischia di azzerare il mercato e che è in contraddizione con il principio di concorrenza e trasparenza”. 
Dal canto suo, il presidente dell'Anac, Giuseppe Busia, sottolinea come l’innalzamento della soglia di 500mila euro per le stazioni appaltanti qualificate, comporti “un aumento delle gare approntate da soggetti non qualificati del 65%”. Per questo l’Anac chiede di riportare a 150.000 euro la soglia per la qualificazione. Busia boccia, inoltre, la soppressione del registro Anac dell'in-house, definendola “un vulnus per le imprese e il mercato, una finta semplificazione”. Parere negativo anche sull’innalzamento della soglia degli affidamenti diretti, “che vengono svolti fino a 140.000 euro per servizi e forniture, senza neanche fare una ricerca di mercato”. Quanto all'appalto integrato, Busia ne sottolinea l’utilità “in alcuni casi più complessi” ma, aggiunge, “non deve diventare una pratica generale”, anche perché non determina una “riduzione di tempi e di costi”. 
Ilaria Storti

( 27 gennaio 2023 )

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