Venerdì 7 ottobre 2022, ore 11:27

Politica 

L’ultimo appello 

Poco più di 50 milioni di italiane e italiani saranno chiamati domenica al voto per eleggere il nuovo Parlamento. I 4 milioni 600 mila elettori siciliani vanno alle urne anche per scegliere il presidente della Regione e per rinnovare l'Assemblea regionale. Il sistema elettorale prevede un solo turno con metodo misto, senza ballottaggio.
L’appuntamento nazionale segna una data storica per la Repubblica, perché, per la prima volta, potranno votare per il Senato tutte le persone con più di diciotto anni. Inoltre queste elezioni determineranno un nuovo Parlamento ridotto, composto da soli 600 rappresentanti, invece che 945.
La legge elettorale attualmente in vigore è il cosiddetto Rosatellum, un sistema misto sia maggioritario che proporzionale. In ogni ramo del Parlamento, il 37% dei rappresentanti verrà eletto con il sistema maggioritario nei collegi uninominali (146 alla Camera e 74 al Senato), il 61% con il sistema proporzionale nei collegi plurinominali (245 alla camera e 122 al Senato) e il restante 2% con il voto dall’estero, mediante un sistema proporzionale con voto di preferenza su base circoscrizionale.
Il timore condiviso è che continui il trend degli ultimi anni di scarsa affluenza alle urne. E nelle ultime ore di campagna elettorale, tutte le forze politiche sono andati a caccia del voto degli indecisi, calcolati intorno al 40% del corpo elettorale.
E al di là degli equilibri parlamentari che usciranno dalle urne domenica prossima, si preannuncia un avvio di legislatura complicato alla Camera da un punto di vista procedurale. É prevedibile infatti che la mancata riforma del Regolamento dopo la riduzione del numero dei deputati, determini difficoltà per quanto riguarda l'organizzazione dei lavori e gli assetti delle forze politiche. Due in particolare le questioni che rischiano di produrre conseguenze negative. In primo luogo la mancata diminuzione del numero minimo di componenti necessario per dar vita ad un Gruppo, attualmente fissato e rimasto a 20, pari al 3,1 per cento calcolato sul vecchio plenum dell'Assemblea di 630 deputati, ma che sale al 5 con il taglio a 400. Il pericolo è che ci siano partiti con una rappresentanza a Montecitorio ma con un numero di eletti tale da non consentire la formazione di un Gruppo e da rendere perciò necessaria un'eventuale deroga da parte dell'Ufficio di presidenza, come peraltro accaduto in passato. Altro nodo che potrebbe risultare particolarmente complesso da sciogliere quello del numero e delle competenze delle commissioni permanenti, rimasti inalterati nonostante la diminuzione della platea dalla quale selezionare i componenti, con la prospettiva reale che si crei un ingorgo nella programmazione e nel calendario dei lavori e un forte calo dei commissari nei singoli organismi. Non è un caso che proprio su questi due temi si sia incentrato il lavoro della Giunta del Regolamento del Senato, dove al fotofinish, con le Camere già sciolte, si è riusciti ad approvare all'unanimità una riforma delle norme interne che disciplinano l'attività dell'Assemblea di Palazzo Madama. D'ora in avanti saranno sufficienti 6 senatori e non più dieci per costituire un Gruppo, con una percentuale sostanzialmente invariata, pari al 3 per cento, rispetto al plenum che passa da 315 a 200 componenti. Inoltre, proprio considerando che la riduzione dei senatori avrebbe reso poco funzionale la conservazione di quattordici commissioni in composizione eccessivamente ridotta, in base ai criteri dell'affinità di materia e dei carichi di lavoro, sono state accorpate le Affari esteri e Difesa, Ambiente e Lavori pubblici, Industria e Agricoltura, Lavoro e Sanità. Infine sono stati ridefiniti i quorum e le soglie di attivazione di numerosi istituti previsti dal Regolamento. Nulla di fatto, come detto, invece alla Camera. Nell'ultima seduta della Giunta del Regolamento, il 9 agosto, è infatti caduto nel vuoto l'appello per cercare di approvare alcuni correttivi per un adeguamento rispetto al minor numero di deputati. Se ne riparlerà con l'avvio della nuova legislatura.
Giampiero Guadagni

( 23 settembre 2022 )

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