Lunedì 28 novembre 2022, ore 19:21

Pubblico impiego 

Pa, i nuovi concorsi partono dal titolo di studio 

La riforma del sistema dei concorsi pubblici accende il dibattito nella maggioranza di Governo. SI tratta di una riforma fondamentale perché non si potrà centrare l’obiettivo di assumere 150mila lavoratori ogni anni - come detto ieri del ministro Brunetta - senza una semplificazione e velocizzazione dei concorsi. Alcuni cambiamenti sono radicali. Al posto della classica prova preselettiva, si legge all’articolo 10 del decreto legge n. 44 dell’1 aprile 2021, arriva la valutazione dei titoli “legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali”. In altre parole, accedono ai concorsi pubblici - e quindi alle prove, scritte o orali che siano - solo coloro che sono in possesso dei titoli richiesti dalle pubbliche amministrazioni che bandiscono i concorsi. Potrebbe, ad esempio, essere imposta una laurea o un dottorato.
Il Governo si è già mosso con le prime possibili assunzioni. E’ stato appena pubblicato il bando per l’assunzione di 2.800 tecnici specializzati nelle amministrazioni nel Mezzogiorno. Un concorso fortemente voluto dalla ministra per il Sud Mara Carfagna che prevede l’assunzione, per un massimo di 36 mesi, di 2.800 tecnici per la pubblica amministrazione del Mezzogiorno con l’obiettivo di occuparsi della progettazione e della spesa dei fondi previsti dalla politica di coesione dell’Ue.
Si cercano amministrativi profili molto specializzati: giuridici, tecnici ingegneristici e progettisti (solo per fare qualche esempio. La selezione sarà “fast track”, ossia basata su i titoli e sull’esperienza maturata”. Un’unica prova senza carta e penna in più sedi decentrate, la pubblicazione delle graduatorie e le assunzioni veloci. In altre parole, in questo caso (e solo in questo caso, precisano dal ministero) verranno valutate, ai fini dell’ammissione al concorso, anche le esperienze. Chi non ne ha, resta fuori.
I sindacati apprezzano naturalmente l’accelerazione sui concorsi e sulle assunzioni ma chiedono chiarezza. “Condividiamo gli obiettivi della proposta messa in campo dal Ministro per la Funzione Pubblica, Renato Brunetta - sottolinea il segretario generale della Cisl Fp, Maurizio Petriccioli -, al fine di accelerare il percorso assunzionale nella Sanità pubblica, negli enti locali e nelle amministrazioni centrali dello Stato, una proposta di semplificazione coerente con il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”.
Per cambiare una Pa che, nei prossimi 5 anni, perderà circa mezzo milione di addetti in tutti i comparti, spiega il sindacalista, “è necessario procedere celermente in direzione di nuove assunzioni, dando il giusto valore ai titoli di studio acquisiti, prevedendo delle prove selettive che siano al passo con le esigenze espresse dalle varie pubbliche amministrazioni che oggi hanno necessità di nuove competenze specialistiche, indispensabili per rispondere alla domanda di servizi dei cittadini e delle imprese”.
“Queste conoscenze, necessarie al buon funzionamento della macchina amministrativa - aggiunge Petriccioli -, si possono reperire, da un lato, nell’accelerare i percorsi concorsuali, riconoscendo la formazione, le esperienze di studio e i titoli acquisiti dalle giovani generazioni che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro, dall’altro, nel valorizzare l’esperienza acquisita dal personale già in servizio che resta un patrimonio indispensabile, quotidianamente al servizio delle nostre comunità. Nel merito delle prove concorsuali, inoltre, in un’epoca in cui alla Pa servono competenze specialistiche avanzate, non possono certamente essere considerati attendibili degli anacronistici test a crocette o delle procedure antiquate che non tengono conto della situazione emergenziale che sta vivendo il Paese”.

Ilaria Storti
 

( 12 aprile 2021 )

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