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Pubblico impiego, al lavoro sui rinnovi 

Si riavvia la stagione del rinnovi contrattuali del pubblico impiego. Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha firmato infatti l'atto di indirizzo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto delle funzioni centrali. Nei prossimi giorni l'Aran potrà quindi convocare le organizzazioni sindacali per l'avvio delle trattative. Se non ci saranno intoppi, nelle previsioni del ministero, il contratto si potrà chiudere entro la primavera, per consentire l'arrivo in busta paga degli aumenti entro la fine del 2021. In rampa di lancio anche il contratto della sanità, il cui atto di indirizzo è in fase di definizione da parte delle Regioni. Anche in questo caso l'impulso dato dal ministro potrebbe consentire, viene sottolineato, una rapida conclusione dell'accordo relativo al personale della sanità così duramente impegnato nell'emergenza Covid. “Mi auguro - ha affermato Brunetta - che lo sblocco delle trattative consenta la conclusione dei contratti collettivi, almeno quelli riferiti ai comparti (funzioni centrali, sanità, istruzione e funzioni locali), con i relativi aumenti in busta paga entro la fine dell'anno, per chiudere poi i contratti della dirigenza nei primi mesi del 2022”.
I rinnovi 2019-2021 prevedono un aumento medio a di circa 107 euro, considerando tutto il personale statale compresi i dirigenti, secondo i calcoli dell’Aran elaborati sulla base delle risorse stanziate nelle relative tre leggi di Bilancio. Un incremento poco sopra il 4%. Depurandolo dall’elemento perequativo, l’incremento si riduce al 3,8%, circa 100 euro.
Nei futuri contratti verrà dato spazio a una nuova disciplina del lavoro agile, che superi l’attuale assetto emergenziale. Una disciplina normativa ed economica che garantisca condizioni di lavoro trasparenti e favorisca produttività e orientamento ai risultati, conciliando le esigenze dei lavoratori e quelle organizzative. Saranno quindi disciplinati aspetti di tutela dei diritti sindacali, delle relazioni sindacali e del rapporto di lavoro quali il diritto alla disconnessione, le fasce di reperibilità, il diritto alla formazione specifica, la protezione dei dati personali, il regime dei permessi e delle assenze.
I lavoratori pubblici, ha specificato inoltre l’Agenzia delle Entrate, potranno usufruire di una forma di detassazione dei premi in busta paga: un risparmio sull’Irpef ordinaria che si aggira intorno al 30% per i redditi più bassi e supera il 50% per quelli più alti.
Ilaria Storti

( 20 aprile 2021 )

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