Venerdì 7 ottobre 2022, ore 10:34

Ricerche

Bene lo smart working anche nel settore metalmeccanico

Rendere lo smart-working sostenibile e duraturo. È quello che emerge dalla ricerca dei metalmeccanici Cisl che, insieme ad Adapt e Università Cattolica, hanno lanciato nel maggio scorso una ricerca tra i lavoratori metalmeccanici attraverso dei questionari online. Lo studio ha riguardato oltre 5000 lavoratori del settore per il 65% uomini e di un’età maggiore di 45 anni per oltre la metà del campione (52%), di questi, quasi il 60% è laureato e residente nel nord-est del Paese, in larga misura lavoratori con contratto a tempo indeterminato, per il 95% impiegati o quadri, il restante 5% operai. Il 62% dei lavoratori intervistati è occupato in grandi aziende sopra i 500 dipendenti, prevalentemente nei comparti dell’aerospazio, dell’Ict, della produzione di software e nell’automotive. La maggior parte di questi (80%) ha affermato di aver cominciato l’attività in lavoro agile per la prima volta con la pandemia.

I risultati finali hanno dato, su un scala da 1 a 10, un risultato di 8.2 per il pieno equilibrio del modo di lavorare in modalità agile, e un 7,6 per i quali il lavoro in smart working non rispetta il pieno equilibrio del modo di lavorare in modalità agile, né secondo i dettami di legge né sindacali. In media seppur registrando favorevolmente la modalità di lavoro agile si evidenziano diversi aspetti da migliorare. Le criticità si registrano in particolare rispetto alla formazione, infatti il 65% dei lavoratori non ha partecipato a corsi di formazione preparatori o durante lo smartworking, il 59% ha lavorato spesso oltre gli orari di lavoro previsti dal contratto; il 61% non ha avuto informazioni sul diritto alla disconnessione, anche se solo il 12% si ritiene pressato dall’azienda nella gestione della prestazione lavorativa; l’86% usa strumenti aziendali ma il 78% non ha avuto appositi benefit aziendali. Quello che emerge è che lo smart-working appare come una modalità di lavoro più flessibile e produttiva e il 28% degli intervistati lo vorrebbe per sempre e tutti i giorni.

“Quella che abbiamo realizzato con Adapt e Università Cattolica - commenta il segretario generale Fim, Roberto Benaglia - è un’ampia ricerca che fa chiarezza sul reale andamento e caratteristiche dello smart-working a partire dalla condizione dei lavoratori. Il dato che emerge è ambivalente ma interessante: lo smart-working certamente è una modalità di lavoro impegnativa, ma risulta in buona parte sotto controllo e permette una flessibilità di tempo che dalle persone è molto apprezzata”. Sicuramente emergono dei limiti in particolare sul coinvolgimento dei lavoratori che devono ricevere più formazione ad-hoc, ma in generale l’esperienza di lavoro agile viene promossa dalla maggioranza dei lavoratori interessati dalla ricerca.

“E’ da queste criticità che dovremo partire - ribadisce Benaglia - per gestire e migliorare la modalità di lavoro agile. Sono criticità che riguardano soprattutto il fatto che molte aziende hanno cominciato questa modalità lavorativa solo con l’emergenza sanitaria e hanno necessità di organizzarsi. Su questo fronte è chiaro che il lavoro agile chiede nuove soluzioni contrattuali e condivise, che possano migliorare questa modalità di lavoro, conciliando sempre più i tempi di vita/lavoro delle persone e il loro benessere che le esigenze di lavoro e produttività delle imprese. E’ positivo - conclude il sindacalista - che molti lavoratori si dichiarano interessati a continuare questa esperienza di lavoro e che ne apprezzino soprattutto le caratteristiche di flessibilità. Indietro certamente non si torna, bisogna superare la fase di emergenza rafforzare sempre più il ruolo delle parti sociali e impegnarci per un ruolo centrale della contrattazione”.

Sara Martano

( 1 aprile 2022 )

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