Venerdì 19 luglio 2019, ore 9:07

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Sindacato

La Cisl riparte dal basso

Cambiare il sindacati, per cambiare il modello sociale del Paese. È un obiettivo ambizioso quello che la Cisl torna a darsi nel giorno dell’avvio della Conferenza nazionale, tanto più in un’epoca scandita dalle disuguaglianze, dalle paure, dall'isolamento, da elementi di regressione della democrazia. Per questo, spiega Annamaria Furlan, la Conferenza è stata aperta da un video che mostra la “quotidianità difficile di tantissime persone, in carne e ossa, lontana anni luce dagli equilibrismi dialettici della politica che non governa, non programma, non scommette sul futuro, e si diletta nel gioco degli zero virgola”. “Sono le periferie abbandonate dallo Stato - dice la segretaria generale Cisl -, dalla legalità e dalla speranza nelle quali si sopravvive arrangiandosi; sono le periferie dell’esistenza di chi ha un lavoro deprezzato, sfruttato, sottopagato e di chi il lavoro non ce l’ha ed è costretto a rivolgersi all’economia illegale; sono le periferie dei viaggi della speranza per curarsi o per cercare futuro e lavoro altrove. Le periferie della dignità negata e della cittadinanza negata”. Periferie dove non c'è un “prima noi”, perché non c’è “nulla da dividere”. Di fronte a questa realtà il silenzio non è un’opzione. “Noi ci siamo - scandisce Furlan - come recita il titolo della nostra conferenza che non è uno slogan, ma una promessa. Lotteremo concretamente per cambiare questa situazione e dare una prospettiva nuova al nostro paese tutto intero, per una nuova stagione d’inclusione, di diritti di cittadinanza, di solidarietà e di lavoro”. Per esserci, Via Po ha deciso di innovar anche la propria organizzazione, attraverso tre leve: integrazione ottimale delle tutele e dei servizi del sistema Cisl; potenziamento di tutte le articolazioni della prima linea; valorizzazione della intelligenza collettiva del sindacato. La strategia da seguire, spiega la leader cislina, è quella della sostenibilità. Seguire un modello di sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile e di inclusione sociale. A Furlan basta ricordare alcuni dati per spiegare l'imprescindibilità dello sviluppo sostenibile: a giugno 2018 il 5% più ricco della popolazione italiana possedeva un patrimonio pari a quello del 90% più povero, il 20% più ricco possiede una ricchezza patrimoniale pari al 72% del totale. “La polarizzazione - denuncia la segretaria generale - è in crescita costante, lo stato sociale fatica inevitabilmente a mantenersi, il potere si concentra, il lavoro si svaluta e le periferie esistenziali si allargano”. Sono queste tendenze reali, non posizioni astratte o ideologiche, che hanno portato e riportano i sindacati a dire no alle ipotesi di “flat tax, con ridistribuzione verso l'alto”. Dietro le proposte del sindacato c’è, su tutto, l'Italia delle disuguaglianze, del lavoro povero, di un Pil che da dieci anni oscilla tra stagnazione e bassa crescita. “I governi - attacca Furlan - sono prigionieri di obiettivi di consenso e quindi di potere di breve periodo. I sindacati no. Per questo possono scendere nelle pieghe profonde di queste periferie dovunque si trovino e chiunque riguardino. Da lì, dal basso, può crescere e radicarsi un cammino comune di unità tra le grandi organizzazioni confederali, che parte dagli ultimi per affermare concretamente la centralità della persona, della vita, del dialogo sociale, dell’allargamento del perimetro democratico fondato sull’inclusione e la cittadinanza”.

Gli obiettivi che Via Po si pone sono ambiziosi. Per realizzarli, spiega il segretario organizzativo, Giorgio Graziani, c’è bisogno di “aggiornare e innovare i nostri assetti organizzativi per essere in grado di corrispondere alla nostra missione, vale a dire, dare soluzioni adeguate alle nuove domande di tutela, ai disagi crescenti, ai bisogni della nostra gente, anche quando non sono immediatamente decifrabili”. A quasi settant’anni dalla fondazione, sottolinea Graziani, la Cisl continua a rimettersi in discussione, riprendendo nuovamente il filo della riflessione sui suoi assetti organizzativi. “Lo fa - spiega - nella condizione dell’Italia di oggi, nel complicato contesto appena presentato. In circostanze come queste è sempre buona cosa ripartire dai fondamentali, vale a dire dalla nostra presenza e dalla nostra azione nei luoghi di lavoro, nelle comunità locali, nei luoghi, come nel caso delle periferie, dove le aree del disagio si stanno ampliando in modo preoccupante”.

Il sindacato, dunque, non si chiude in difesa. Di fronte a quella che il leader Cgil, Maurizio Landini, definisce “la fase più difficile vissuta dal movimento dei lavoratori”, le tre confederazioni puntano ad allargare la rappresentanza. “Dopo mesi di mobilitazioni unitarie - spiega Landini -, ci siamo assunti la responsabilità di rivendicare un miglioramento di vita per la persone che rappresentiamo ma anche di indicare una idea di Paese. Oggi c'è un livello di competizione altissimo tra chi ha bisogno di lavorare per vivere. Noi tutti, insieme, dobbiamo ripristinare il principio di fondo che tutti coloro che lavorano hanno gli stessi diritti e tutele. Dobbiamo parlare a tutti, anche a chi non si è mai iscritto al sindacato, al mondo del lavoro precario e senza diritti. Dobbiamo porci il tema di trasformare il modello sociale: al centro ci sono le persone, il lavoro, i diritti di chi lavora. Per farlo bisogna cambiare i sindacati e lavorare per un'unità che ci riporti a essere soggetti che parlano in rappresentanza di tutti e che quindi possono cambiare il Paese”.

Sulla stessa linea, il segretario generale della Uil, che invita a “non azzerare le identità” ma a mettersi insieme. “Si devono fare dei passi avanti in termini di unità - afferma Carmelo Barbagallo -. Non bastano le regole. Cominciamo dalle periferie, iniziamo a dare un segnale che dobbiamo fare di più. Parleremo davvero di unità quando faremo una conferenza organizzativa di Cgil, Cisl e Uil”. Intanto, l’unità è già espressa dalle proposte comuni. Il primo obiettivo unitario, segnala Barbagallo, è “ridurre le tasse su lavoratori e pensionati".

Ilaria Storti

( 9 luglio 2019 )

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