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Previdenza

Pensioni, serve una riforma nel segno dell’equità

di Rodolfo Ricci

Poter lasciare il lavoro prima dei 67 anni, magari a 64 o meglio ancora a 62 anni, senza penalizzare, o penalizzando il meno possibile, l’entità dell’assegno. È stato questo il "piatto forte" del confronto tra governo e sindacati sulla riforma delle pensioni, convocato ieri al ministero del Lavoro da Nunzia Catalfo.

Un punto sembra centrale: "La riforma della previdenza deve essere nel segno dell’equità ed essere in sostanza un patto tra generazioni", ha detto il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra nel corso dell’incontro con il Governo. Sbarra ha poi sottolineato che "è necessario pensare a una riforma con una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età ma anche che 41 anni di contributi devono bastare per la pensione anticipata a prescindere dall’età". Ha poi ricordato che i lavori non sono tutti uguali e che bisogna trattare in modo diverso quelli faticosi, pesanti e usuranti e ha chiesto che si introduca una pensione di garanzia per i giovani. Inoltre andrebbe riconosciuto, avverte, un anno di contributi alle donne per ogni figlio. "Il paese si salva, ha detto Sbarra, con un patto tra le generazioni. Meccanismo più equi di pensionamento uniti a una seria politica di crescita e allo sblocco degli investimenti produttivi, sono essenziali per avviare il turnover nei luoghi di lavoro, incrementare consumi e produttività di sistema, assicurare a milioni di giovani un futuro e a tanti anziani una pensione dignitosa è attiva".

Il sistema previdenziale ha comunque bisogno di stabilità, bisogna pensare a regole che valgano per i prossimi dieci, quindici anni. Sbarra ha chiesto quindi di canalizzare sulle nuove riforme i risparmi che si sono avuti dal minore utilizzo di Quota 100 rispetto alle previsioni e da quelli sull’Ape sociale e sui lavoratori precoci. "La riforma Fornero -ha detto riferendosi alla necessità di introdurre modifiche a quel sistema -ha determinato 80 miliardi di risparmi". Ha infine ribadito la necessità di un patto tra le generazioni tornando a chiedere l’introduzione di una pensione di garanzia per i giovani, regole per le donne che tengano conto del lavoro di cura, un sistema di flessibilità in uscita a partire dai 62 anni e rendere l’Ape sociale strutturale.

Da segnalare che tra Governo e sindacati partono anche gli incontri tecnici sulle pensioni con il primo incontro fissato per il 3 febbraio sulla pensione di garanzia per i giovani. Un incontro di verifica politiche è fissato per marzo. Altri incontri tecnici sono stati fissati il 7 febbraio sulla rivalutazione delle pensioni in essere, il 10 febbraio sulla flessibilità in uscita e il 19 febbraio sulla previdenza complementare.

"Il sistema pensionistico deve essere più flessibile", ha rimarcato anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, indicando un problema di merito e di metodo. "C’è un problema di metodo. È importante capire come sono composte e qual è il mandato delle Commissioni, in particolare quella per l’individuazione dei lavori usuranti e gravosi", ha affermato.

Comunque sulle pensioni c’è stato un incontro importante. "Si è avviato un confronto, una trattativa seria": così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’incontro al ministero del Lavoro. Landini ha rimarcato la direzione chiara: "Noi vogliamo arrivare non ad un aggiustamento ma alla revisione della legge Fornero, che dia stabilità al sistema a partire dai giovani e dalle donne", prevedendo tra l’altro una uscita flessibile dai 62 anni anni e riconoscendo le differenze tra i lavori.

( 27 gennaio 2020 )

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