Mercoledì 28 ottobre 2020, ore 13:15

Quotidiano di informazione socio‑economica

Fase 3 

Tutto sul lavoro 

I sindacati non ci stanno ad essere messi da parte. Coinvolti quando era necessario affrontare l'emergenza Covid con i protocolli sulla sicurezza. Inascoltati quando c’è da decidere come spendere le risorse del Recovery Fund. Cgil, Cisl e Uil si sono dunque riprese le piazze, con manifestazioni in ogni regioni, nel rispetto del distanziamento sociale, per chiedere di ”Ripartire dal lavoro” ridisegnando il futuro del Paese. E se il governo continuerà ad ignorarli e la Confindustria a restare sorda alle richiesta di rinnovare i contratti, la mobilitazione continuerà.
”I sindacati confederali ci sono e sono rappresentativi. Abbiamo proposte e non diamo deleghe o carta bianca a nessuno. Questa rappresentanza sociale è tutta nostra”, ha detto dal palco di Milano la segretaria generale della Cisl Furlan. Che sottolinea: ”Iniziamo la nuova stagione con proposte e piattaforme e la volontà di fare un grande patto sociale per il Paese. Non vogliamo tornare indietro, ma costruire un Paese più giusto ed equo con la dignità del lavoro al centro delle scelte”. Da tanto ”aspettiamo la convocazione del presidente del Consiglio che continua a non arrivare. Glielo abbiamo detto a luglio durante la manifestazione nazionale a Roma, glielo diciamo oggi in tutte le piazze capoluogo delle regioni d'Italia. Nessun euro dei 209 miliardi del Recovery Fund deve essere sprecato. Tutto deve andare alla crescita, al lavoro, al benessere dei cittadini e all'insegna della coesione sociale”.
”La vera rivoluzione - ha sottolineato da parte sua il segretario generale della Uil Bombardieri intervenuto a Roma - la faremo noi restituendo dignità al lavoro e ai lavoratori. La faremo dentro le aziende posto di lavoro per posto di lavoro”.
A Napoli il leader della Cgil Landini: ”E’ necessario che il Governo discuta con le parti sociali, a partire dalle organizzazioni sindacali, su come si spendono i soldi europei e su come si cambia il nostro modello di sviluppo, facendo quelle riforme che da anni attendiamo e che oggi pensiamo ci siano le condizioni per poter fare. Ripartire dal lavoro vuol dire ripartire dai diritti, dalla qualità del lavoro, dalla lotta alla precarietà”.
Il sindacato europeo, con la sua capacità di confronto in ogni Stato della nostra Europa, ”ha creato condizioni perché dall'Europa dell'austerità si passasse invece a costruire un’Europa che ripartisse dal lavoro”. Il Recovery fund è esattamente queesto: l'Europa che cambia. Per questo Cgil Cisl e Uil vogliono che l’Esecutivo chiarisca gli obiettivi prioritari del Recovery Plan. ”Sperando - fa notare Bombardieri - che non finisca in una infinita confusione”. Secondo Landini ”non può essere che ogni Ministero presenta il suo progettino, ogni Regione presenta la sua soluzione. E’ il momento di scegliere una strada e che ci sia un coordinamento”. Ricorda Furlan: ”Abbiamo perso oltre 800 mila posti di lavoro e deve ripartire la crescita con progetti importanti. Bisogna smettere di perdere tempo, di attaccarci a polemiche inutili”.
Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito che le risorse del Mes servono e vanno utilizzate per la sanità pubblica e che i fondi europei vanno spesi per investimenti infrastrutturali, digitalizzazione, scuola, ricerca, formazione. Ma il Paese ha bisogno urgentemente anche di una politica industriale, di nuovi ammortizzatori sociali di una riforma fiscale. A proposito di quest’ultima, Furlan osserva: ”Le tasse dell'Erario sono pagate al 90% dai lavoratori dipendenti e dai pensionati: è allora chiaro chi dovrà pagare un po’ meno”.
Indispensabile poi rinnovare i contratti, nel pubblico come nel privato, detassando gli aumenti. Più di 10 milioni di lavoratori attendono il rinnovo e non si può più aspettare, anche per rilanciare i consumi interni. I tre leader sindacali si sono quindi rivolti a Confindustria e all’Esecutivo. Furlan pensa ad esempio ai lavoratori di sanità privata e pubblica che attendono da 14 anni. Gli stessi che per mesi tutti hanno definito ”i nostri eroi”. E Furlan ha detto in apertura: ”Volevo fortemente venire a Milano perché questa città e questa regione, la Lombardia, più di ogni altra, ha pagato un prezzo di vite troppo alto per quello che è avvenuto nel nostro Paese da quando è apparso il Coronvirus”.

( 18 settembre 2020 )

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