Sabato 2 luglio 2022, ore 10:53

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Alla Flex di Trieste lavoratori pronti alla mobilitazione

Lavoratori e sindacati pronti a mobilitarsi per difendere la Flex di Trieste, dopo l’annuncio di 280 esuberi, a fronte di un totale di circa 600 lavoratori. “Respingiamo con forza gli esuberi annunciati - sottolinea Alessandro Gavagnin della Fim Cisl - ci auguriamo che il prefetto si faccia parte attiva per quella che è la convocazione del tavolo ministeriale dove siano presenti azienda, parte politica e sociale per raggiungere un accordo”. Gli fa eco Marco Relli della Fiom Cgil: “Siamo pronti a occupare la fabbrica se non avremo risposte rispetto alle nostre richieste perchè gli esuberi sono irricevibili. Sappiamo che già stanno smontando alcune apparecchiature. Una fabbrica smantellata diventerebbe un problema per il reinserimento dei lavoratori”. Quella della Flex, ha aggiunto Antonio Rodà della Uilm è “una vertenza importante, una delle più aspre degli ultimi 15-20 anni per il territorio. Abbiamo chiesto quindi la presenza del ministro o del viceministro dello Sviluppo economico in persona al tavolo ministeriale”.

Per i sindacati il governo deve dare risposte concrete sulle misure che intenderà mettere in campo per difendere la produzione e l’occupazione in azienda. Obiettivo primario è tutelare il futuro e il reddito dei lavoratori e delle loro famiglie. "La decisione di Flex di non procedere con il licenziamento collettivo lascia margini ai sindacati per la trattativa - afferma Debora Serracchiani -. Il punto nodale anche per il futuro resta la missione industriale e la capacità di far uso degli strumenti messi a disposizione del Pnrr, per attivare i quali serve anche una regia istituzionale. Il tavolo del Mise dovrebbe servire in primo luogo a questo, non certo solo a certificare un taglio del personale ancorché sotto l'etichetta della ristrutturazione aziendale".

Secondo Serracchiani "Flex è un'azienda che opera in un settore strategico per il Paese, quindi il problema non è soltanto di Trieste o del Friuli Venezia Giulia, è il problema del posizionamento del nostro Paese nel settore della digitalizzazione su cui stiamo facendo un grande investimento anche con i fondi del Pnrr. Non si riesce a capire - conclude - come mai questa azienda in un settore così delicato, così strategico e specializzato non riesca a trovare un proprio spazio, visto che oggettivamente - ha concluso - non sono molte le aziende che in Italia che si occupano di componentistica elettronica a livello altissimo".

Sara Martano

( 17 maggio 2022 )

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