Lunedì 8 marzo 2021, ore 14:45

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Industria

Ex Embraco, amara conclusione

Ex Embraco, the end. Ieri la curatela fallimentare della Ventures Production ha comunicato l'avvio delle procedure di licenziamento collettivo per 398 lavoratori su 406 dello stabilimento di Riva di Chieri. "Una notizia purtroppo attesa - affermano i sindacati - il cui primo effetto è di incrementare ulteriormente l'incertezza per 400 lavoratori che da oltre tre anni stanno lottando per difendere il proprio posto di lavoro". Fim, Fiom, Uilm, Uglm di Torino hanno chiesto un incontro urgente alla curatela fallimentare. La procedura che si apre lascia 75 giorni di trattativa prima di rendere effettivi i licenziamenti. "È sempre più urgente un intervento incisivo del Mise di concerto con le Regioni Piemonte e Veneto per costituire la nuova società Italcomp e mettere in sicurezza i 400 lavoratori di Torino e i 300 della Acc di Belluno", dicono i sindacati.
Lunedì si era tenuto un doppio presidio dei lavoratori ex Embraco, prima sotto la Prefettura di Torino, in piazza Castello, poi sotto la sede di Intesa SanPaolo, in piazza San Carlo, per chiedere al governo di sbloccare il progetto Italcomp e alle banche di sostenere finanziariamente l’operazione. La mobilitazione è stata organizzata da Fim, Fiom, Uilm, Uglm territoriali per richiamare l'attenzione su una vertenza, arrivata nei mesi scorsi a un passo dalla svolta e finita poi su un binario morto, in attesa di un salvataggio che si allontana sempre di più. Dopo gli ultimi incontri, che hanno certificato lo stallo europeo in cui si trova il “piano Italcomp”, i 400 lavoratori ex Embraco di Riva di Chieri hanno voluto ribadire la propria preoccupazione per l’immediato futuro.
Tra i lavoratori prevale la disperazione dopo anni di lotta che non hanno prodotto nulla se non promesse, aspettative e speranze di rilancio.
“Lavoro in questa fabbrica da 33 anni - ha raccontato ai giornalisti, con la voce rotta dalla delusione, Franco Tesauro, operaio dell’Ex Embraco di Riva di Chieri, che insieme a un centinaio di suoi colleghi ha preso parte al presidio torinese – ma dopo tante lotte ci sentiamo stanchi, non crediamo più a nessuno. Non sappiamo più come fare. Non riusciamo più ad andare avanti. Questa per noi è l’ultima chance. Se non si concretizzerà, sarà la fine. La fine di tutto. Con 600 euro di cassaintegrazione non si vive e non si va da nessuna parte, se non alla Caritas”.
Il progetto Italcomp, che prevede la fusione con la società bellunese Acc, che conta 300 lavoratori, è in stallo a causa delle verifiche in corso presso la Commissione europea e per la caduta del governo Conte. Per Fim Fiom Uilm torinesi: “Il tempo è esaurito, ci sono 700 lavoratori che stanno aspettando. Le banche facciano il proprio lavoro e garantiscano la liquidità in grado di far continuare la produzione a Belluno. Sono tre anni e mezzo che stiamo soffrendo, bisogna passare al più presto dalle parole ai fatti”. Per Arcangelo Montemarano, responsabile ex Embraco per la Fim Cisl Torino-Canavese: “La caduta del governo Conte non sia un alibi per non prendersi le proprie responsabilità. È stato presentato un piano da parte delle istituzioni e pretendiamo che sia realizzato affinché si dia un futuro ai lavoratori. Non si può accettare che le istituzioni per l’ennesima volta prendano in giro i lavoratori”. Sulla vicenda è intervenuta l’assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino. "Stiamo vigilando assiduamente lo stato di avanzamento delle trattative - ha detto l’esponente della Giunta regionale - la nostra parte l’abbiamo fatta. Come Piemonte siamo pronti con Finpiemonte, e parallelamente siamo in costante contatto con Regione Veneto per intervenire con un’azione coordinata e concreta. Nessuno di noi vuole abbandonare al proprio destino i 400 lavoratori ex Embraco e le loro famiglie". Bisogna fare in fretta se non si vuole davvero scrivere la parola "fine" a questa assurda vicenda.
 

Rocco Zagaria

 

 

( 8 marzo 2021 )

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