Domenica 14 agosto 2022, ore 11:52

Vertenze

Ex Ilva di Cornigliano: 250 lavoratori in cassa integrazione

L'acciaio e l’Italia, un binomio che ha dato molto all’evoluzione sociale ed economica del Bel Paese, a partire da un prodotto di qualità tra i migliori del mondo, fino ad un numero di occupati a molti zeri. Cose però da secolo scorso, quando il progresso industriale ha permesso la crescita della società civile in tutti i suoi aspetti. Poi, dopo una rapida salita, c'è stata una meno rapida ma irrefrenabile discesa. Rievocare questi passaggi che sono la storia di ieri, aiuta a comprendere la cronaca di oggi, quando le maggiori acciaierie italiane anziché evolversi producono cassa integrazione e non posti di lavoro. Soffre “in primis” Taranto e di conseguenza piange Genova-Cornigliano, sito numero due nostrano per produzione e importanza e dove 250 lavoratori saranno in cassa integrazione fino al 31 agosto. Ennesima notizia di sofferenza della fabbrica sul golfo di Genova, che non piace affatto ai sindacati. Conseguenza diretta della sorella maggiore pugliese, dov’è stato deciso lo stop nel mese di agosto dell’impianto Afo2 per manutenzione, con cassa per 2500. Effetto domino su Cornigliano che, per le minori dimensioni, registra “soltanto” 250 cassintegrati tra i suoi mille e spiccioli lavoratori. A Genova il fermo tocca lo zincato, specialità per il siderurgico sotto la Lanterna. Ammortizzatore sociale che scatta e fa scattare una comunicazione sindacale: “Le criticità dovute all’attuale andamento e gestione degli impianti denunciate dalle organizzazioni sindacali si stanno chiaramente concretizzando. Non si può attendere oltre, anche alla luce dell’impegno del governo ad intervenire per evitare che la situazione peggiorasse. E’ il momento di farlo”. Christian Venzano, segretario generale Fim-Cisl Liguria, conferma: “La cassa integrazione a Genova è la conseguenza della decisione presa su Taranto, figlia di una mancanza cronica di interventi da parte dell’azienda. Si rallenta nuovamente la produzione in un momento in cui sarebbe stato importante accelerare”. Ora l’attesa è per un incontro al Ministero previsto per il 26 luglio. Quando, afferma il leader dei metalmeccanici liguri aderenti a Cisl, “abbiamo la speranza che il Governo finalmente decida di avere un approccio serio su Acciaierie d’Italia perché qui si sta giocando col futuro della siderurgia in Italia”. Confronto cui i sindacati si presenteranno con ben specificati paletti: le ferie estive già programmate non possono essere assolutamente convertite in cassa integrazione; la rotazione in cassa deve essere svolta da tutti i lavoratori coinvolti nelle fermate, senza distinzione di ruolo. I lavoratori poi già coinvolti nella cassa integrazione con 11 giorni lavorativi, non possono essere gravati da ulteriori penalizzazioni. Il tutto perché si devono effettuare a Taranto interventi non rimandabili. Ma ci si doveva pensare prima o, quantomeno, andavano programmati in maniera diversa e in tempi diversi. Indicazioni che Fim Cisl aveva abbondantemente dato in questi ultimi tempi e pure ripetutamente. Perché alla fine, se decide il vertice, a pagare le conseguenze è la base, gli occupati di questa importante industria. E ne soffrono in tutti sensi, come fa sapere e conferma Paolo Olmari. Rsu Fim Cisl in Acciaierie di Genova: “In fabbrica gli animi sono tesi, c’è forte sconforto. C’erano già stati tolti i premi. A livello economico questa cassa non ci voleva. Nessuna forza sindacale l’ha avallata perché questo è un momento critico e delicato per tutti e a prescindere”. “Aumenta la vita, gli alimentari costano di più - sottolinea Olmari - e trovarsi in cassa integrazione crea uno sconforto enorme”. 
Dino Frambati
 

( 18 luglio 2022 )

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