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Ilva, chiarezza da governo e azienda

Una veduta aerea dello stabilimento dell'Ilva di Taranto, 2 ottobre 2013. ANSA/UFFICIO STAMPA QUESTURA DI TARANTO ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

No ai ricatti dell’azienda, no a soluzioni pasticciate e improvvisate del governo. Sulla ex Ilva i sindacati richiamano le parti in causa alla responsabilità e alla chiarezza. Oggi a Taranto si è svolto il Consiglio di fabbrica convocato d’urgenza da Fim, Fiom e Uilm in seguito alla comunicazione da parte di ArcelorMittal di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate. In attesa del confronto di domani tra governo e azienda, i sindacati hanno provato a sgombrare il campo da alibi, scaricabarile e ipotesi di nuove fantomatiche cordate. “Siamo di fronte - hanno sottolineato i segretari generali delle tre sigle - ad un vero e proprio ricatto della multinazionale e ad una mancata programmazione di politiche industriali da parte del governo che continua a non affrontare un tema scottante come il futuro ambientale, occupazionale e industriale di Taranto e di tutto il Mezzogiorno”. I sindacati hanno ricordato, se ce ne fosse ancora bisogno, che ArcelorMittal Italia ha alle dipendenze nei vari stabilimenti 10.700 lavoratori, di cui 8.200 a Taranto (di questi 1.276 attualmente sono in cassa integrazione ordinaria a zero ore, a rotazione). Per salvare queste migliaia di posti di lavoro e un pezzo, enorme, dell’industria e dell’economia italiana, le tute blu hanno chiesto di ripristinare lo scudo penale, che è tornato al centro di uno scontro interno alla maggioranza. L'ex premier Matteo Renzi, sotto il cui governo era stato introdotto, ha promesso un emendamento di Italia Viva per ripristinarlo. Ma i Cinque Stelle - divisi al proprio interno tra ala radicale e mediatori - continuano ad alimentare quell’incertezza sulle tutele legali che è alla base della possibile fuga della multinazionale. Incertezza che il premier non ha fugato. Parlando dello scudo, Conte ha sottolineato che “non si può pensare di cambiare una strategia imprenditoriale adducendo a giustificazione lo scudo o non scudo penale, che tra l'altro non è previsto contrattualmente”.

Sotto il cielo della maggioranza la confusione è grande. Mentre il fronte sindacale ha le idee chiarissime. “E' necessario che il Consiglio dei ministri si riunisca e ripristini l'immunità con norme generali valide per tutte le aziende - ha ribadito ieri il segretario generale della Fim, Marco Bentivogli -. Sento che il governo sta cercando di fare l'azzeccagarbugli sullo scudo, se c'era o no nel contratto. Serve una norma che eviti anche ai lavoratori di rischiare di essere condannati”. Bentivogli ha quindi bollato come “fantasie” le ipotesi di “fantomatiche cordate” per l'ex Ilva. “Si dimentica - ha sottolineato il sindacalista - che in 6 anni l'intervento dello Stato è costato 3,3 miliardi ai contribuenti, portando al crollo della produzione, al fermo del Piano ambientale e a un numero di incidenti particolarmente grave”.

( 5 novembre 2019 )

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