Giovedì 1 dicembre 2022, ore 7:05

Industria

Sciopero in Acciaierie d'Italia: la gestione è al degrado

Lo stabilimento ex Ilva di Taranto è sul punto di cedere definitivamente. Se si spegne non si riaccende più. Lo ribadiscono i delegati Fim Cisl durante i presidi alle portinerie di Acciaierie d’Italia, dove alle 7 è iniziato lo sciopero di 24 ore dei lavoratori diretti, dell’appalto e di Ilva in Amministrazione straordinaria organizzato dai sindacati confederali e delle categorie servizi, edili e trasporti. “La fabbrica -  aggiungono i sindacalisti - è paralizzata, ulteriori rinvii trascinerebbero alla chiusura il siderurgico. Davanti a questa prospettiva noi non saremo fermi e useremo tutte le nostre forze. Chiediamo al governo di usare tutta la forza per fare in modo che la decisione sulle 145 ditte dell’appalto rientri prima possibile e pianifichi la ricollocazione dei lavoratori di Ilva in As”.

Il segretario generale aggiunto della Fim Cisl di Taranto Biagio Prisciano sottolinea che questa protesta è solo una  prima iniziativa. “Vedremo - afferma - di programmare ulteriori 24 ore se non avremo risposte concrete. Scioperiamo contro una gestione scellerata, che fa acqua da tutte le parti. Pretendiamo che il governo prenda in mano questo stabilimento che produce solo cassa integrazione. Noi non vogliamo vivere di cassa integrazione”. Per Vincenzo La Neve, coordinatore di fabbrica Fim Cisl di Acciaierie d’Italia, “c’è la necessità che lo Stato acquisisca il controllo e la gestione degli impianti e diventi socio di maggioranza. Solo questa potrebbe essere una garanzia per i lavoratori e una cittadinanza che hanno pagato tanto negli anni. Ci auguriamo dal nuovo governo un cambio di passo rispetto a quelli precedenti che hanno lanciato solamente slogan senza mettere un punto a questa vertenza lunghissima. Poi bisogna tutelare i lavoratori in As in base all’accordo del 6 settembre 2018 che resta per noi il faro della vertenza. Guai a cancellarlo”.

Mobilitazioni ci sono state in tutte gli stabilimenti italiani, anche a Genova e Novi Ligure. “Ora - affermano il segretario generale Fim Cisl Liguria Christian Venzano e Nicola Appice, responsabile Rsu Fim Cisl - aspettiamo veramente che lo Stato prenda in mano la gestione garantendo una precisa svolta che sia mirata ad un piano di rafforzamento di tutti gli stabilimenti. Non è possibile che si continui a navigare senza avere una prospettiva a media-lunga scadenza in un settore così fondamentale per il nostro paese. Qui si vive alla giornata senza un piano industriale, nel caso di Genova ci troviamo di fronte ad una situazione allarmante: lo stabilimento avrebbe bisogno di una massiccia iniezione di risorse economiche, partendo dalle manutenzioni fino agli investimenti strutturali: invece ci troviamo a gestire innumerevoli problematiche che ci impediscono di produrre come invece potremmo fare”. La richiesta al nuovo governo di lavorare per il riequilibrio del rapporto tra Stato, Invitalia, Arcelor Mittal era sta avanzata dai sindacati anche giovedì scorso durante l’incontro convocato a Roma dal ministro del made in Italy, Adolfo Urso, ma disertato dall’azienda.  “È molto importante che il governo prenda titolarità, alzi la testa e rinegozi tutto il rapporto con Arcelor Mittal”  ribadisce il segretario generale Fim Cisl, Roberto Benaglia. 

Sara Martano

( 21 novembre 2022 )

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