Giovedì 1 dicembre 2022, ore 8:20

Crisi

Sos Sanità in Sardegna: il 22 ottobre la manifestazione

Sos Sanità per la Sardegna: il grido di allarme arriva forte e chiaro dai sindacati Cgil Cisl Uil che hanno programmato il 22 ottobre una grande manifestazione unitaria. L'appuntamento sarà in piazza del Carmine a Cagliar, la mobilitazione chiamerà a raccolta tutta l'isola come momento culmine di un percorso già avviato in tutti i territori della Sardegna.
Gestire l'emergenza e avviare la programmazione sono i due punti centrali delle rivendicazioni dei sindacati. L'obiettivo? "Una sanità universale e di qualità, meno centralizzata, e diffusa nel territorio- spiegano in una nota congiunta i segretari regionali Samuele Piddiu (Cgil), Gavino Carta (Cisl) e Francesca Ticca (Uil) - le ragioni della mobilitazione sono ormai evidenti: non c'è un'organizzazione adeguata dei servizi e nemmeno una programmazione socio-sanitaria nel territorio. Il caos gestionale riguarda tutte le strutture, con una forte carenza di operatori sanitari". E ancora, secondo i sindacati, "messa da parte la Asl unica, siamo lontani dalla realizzazione degli obiettivi dichiarati nel nuovo modello: i reparti degli ospedali e i pronto soccorso sono allo stremo, mancano le strutture intermedie di cura e prevenzione, non c'è alcuna rete, soprattutto a sostegno della popolazione più fragile e bisognosa, non c'è attenzione verso i bisogni delle persone, dall'assistenza primaria dei medici di famiglia, sino a quella ospedaliera". Cgil, Cisl e Uil denunciano quindi l'assenza, in tantissime aree, "del livello minimo di cure, assistenza e prevenzione, la carenza di medici generici, guardie mediche o pediatri. Il risultato è che ai cittadini sardi viene negato il diritto alla salute: liste d'attesa infinite, interventi anche urgentissimi rimandati, servizi pubblici inaccessibili". Chi può pagare può curarsi, "magari anche fuori dalla Sardegna, gli altri no: i sardi scontano anche questo dramma, dentro la crisi sociale ed economica", denunciano Piddiu, Carta e Ticca, sollecitando un netto cambio di rotta. Per realizzarlo, Cgil, Cisl e Uil hanno stilato le loro rivendicazioni e proposte, sintetizzate in otto punti: "Serve un modello di governance che metta al centro l'integrazione delle reti sanitarie territoriali, investimenti e potenziamento dei servizi- spiegano i segretari- e risposte immediate per le patologie dei fragili e degli anziani".
Terzo punto, "rafforzamento delle strutture di tutti i livelli e degli organici, un piano di stabilizzazione del precariato e utilizzo delle graduatorie in essere, quarto un tavolo di verifica e revisione dell'intesa del 2005 che ha posto in carico i costi della sanità al solo bilancio regionale". 
Al quinto punto "l'avvio delle nuove aziende sanitarie con modifiche della riforma per attuare un modello radicato nel territorio, con lo sblocco degli atti aziendali, al sesto il rilancio delle politiche socio assistenziali e per la non autosufficienza". Come ultimi punti i sindacati chiedono "qualità e diffusione delle prestazioni sul territorio, stop alle liste d'attesa, più specialistica, più prevenzione, e verifica del piano di edilizia sanitaria, con lo sviluppo delle nuove strutture sul territorio attraverso l'attuazione e l'utilizzo dei fondi del Pnrr".
Il 29 ottobre, invece, è prevista a Roma la mobilitazione nazionale promossa da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e Nursind, di tutte le lavoratrici e lavoratori che operano in sanità, nel pubblico, nel privato e nel terzo settore, per rivendicare interventi urgenti tali da garantire maggiori risorse per il fondo sanitario nazionale, lotta alle esternalizzazioni, superamento dei limiti di tetti di spesa per il personale, assunzioni e stabilizzazioni, adeguate risorse contrattuali, spazi per la contrattazione decentrata e la valorizzazione del personale, misure per l’integrazione fra pubblico e privato e fra sanitario e sociale.
"I prossimi mesi e anni - affermano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e Nursind, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi, Giuseppe Carbone e Andrea Bottega- saranno decisivi per il futuro del servizio sanitario nazionale. Le cause che ne hanno determinato la crisi  vanno ricercate nelle politiche sanitarie degli ultimi 20 anni che, nel tentativo di contrastare l’espansione del debito pubblico, hanno di fatto tagliato indiscriminatamente le risorse destinate alla sanità (37 miliardi in un decennio), determinando una fragilità del sistema che ha rischiato di essere travolto dalla crisi pandemica. Unico argine alzatosi a contenere il disastro - concludono -  il lavoro e il sacrificio, in troppi casi  estremo, delle  professioniste e  professionisti della sanità, pubblica e privata”.
Cecilia Augella

( 30 settembre 2022 )

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