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Venator di Grosseto: quasi mille posti a rischio

La questione Venator non è più rinviabile o affrontabile con soluzioni tampone: in ballo ci sono ambiente e salute ma anche quasi mille posti di lavoro (250 diretti) nella piana del Casone, a Scarlino (Grosseto). E’ il messaggio che sindacati e istituzioni del territorio hanno lanciato nei giorni scorsi e ora sarà la Regione Toscana, con lo stesso presidente Eugenio Giani, a farsi carico della partita, con un tavolo con tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dall’azienda, che dia soluzione definitiva ai diversi problemi sul terreno, garantendo la continuità produttiva all’azienda e salvaguardando i posti di lavoro.
Dal 2004 la Venator (ex Tioxide) scarica i cosiddetti ‘gessi rossi’ (residuo della produzione di biossido di titanio, mischiato agli scarti di lavorazione del marmo) nella ex cava di Montioni, nel comune di Scarlino; polemiche e timori sui rischi per ambiente e salute vanno avanti da tempo, soprattutto dopo che nel 2008 l’Unione Europea ha riclassificato il biossido di titanio come rifiuto pericoloso se supera una certa percentuale di concentrazione. Le rilevazioni e gli studi di Arpat, l’agenzia regionale per l’ambiente, avevano sempre rassicurato, ma della vicenda si è occupata nel 2021 anche la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie, che ha puntato il dito contro questo sistema di smaltimento, denunciando tra le altre cose inquinamento ambientale e mancato rispetto delle normative. Ne sono derivate altre verifiche, indagini della procura di Firenze e un rapporto del Noe dei Carabinieri, che hanno indotto, due settimane fa, l’Assessorato regionale all’ambiente a sospendere il conferimento dei gessi rossi. Venator respinge le accuse e rassicura, ma nel frattempo ha ridotto a 2/3 la capacità produttiva e utilizza una discarica provvisoria a piè di fabbrica, mentre i sindacati rigettano l’ipotesi di cassa integrazione. Ma una soluzione va trovata. “Il polo industriale del Casone è strategico per tutta la Provincia, vale il 30 percento del Pil e garantisce 25 milioni di euro di stipendi” spiega il presidente della Provincia Francesco Limatola; le aziende che lo compongono sono profondamente legate l'una all'altra: di fatto, Venator rappresenta un terzo del fatturato della vicina Nuova Solmine, e le progettualità di Iren, da poco arrivata sul territorio per realizzare un nuovo impianto di riciclo, si legano in modo indissolubile alla presenza degli altri stabilimenti. I processi produttivi sono interconnessi tra di loro e un eventuale stop provocherebbe un effetto domino”.
“Abbiamo chiesto un tavolo con tutti gli attori per cercare una soluzione comune per il bene dell’intero territorio – dice la segretaria generale Cisl di Grossto, Katiuscia Biliotti – sia dal punto di vista ambientale che occupazionale. Non trovare una soluzione all’attività lavorativa sarebbe un dramma occupazionale e sociale, anche in prospettiva futura per nuovi investimenti, per un territorio già fragile come il nostro, praticamente priva di manifatturiero.”
“Il problema si sarebbe posto comunque a breve – spiega Gian Luca Fè, segretario Femca Siena e Grosseto – perché la cava di Montioni è satura. L’azienda ci dice che aspetta risposte dalla Regione su dove smaltire, mentre la Regione replica che la risposta già ce l’hanno: in discarica; e chiede una riduzione dei volumi prodotti dell’80% in 5 anni. L’azienda dice di aver già previsto stanziamenti per la discarica, ma 10 milioni in 5 anni non paiono sufficienti.”
Insomma c’è stato finora una sorta di scaricabarile, tra istituzioni e azienda, da cui i sindacati chiedono che si esca: “io certezze non ne ho - dice Fé - se non che non si può continuare ad ogni incontro ad ascoltare versioni diverse. Vogliamo un tavolo unico per arrivare a una verità unica. Solo così potrà essere costruita una soluzione che tenga insieme lavoro, ambiente e salute.”
Alberto Campaioli

( 15 giugno 2022 )

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