In una settimana il presidente della Repubblica Mattarella ha potuto assistere alla commemorazione di due giganti della politica, della cultura e dell’umanità del Novecento italiano. Piero Gobetti a Torino lunedì 16 febbraio e a Roma nell’aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma è stato ricordato il centenario dalla nascita di Vittorio Bachelet. E di quest’ultimo, forse meno noto di Piero Gobetti, che vale davvero la pena di approfondire la biografia, pensiero e testimonianza umana e cristiana nella sua vita, spezzata troppo precocemente il 12 febbraio 1980. Il convegno “Bachelet: uomo del presente, costruttore di futuro”. L’impegno civile ed ecclesiale di Vittorio: seme di speranza a 100 anni dalla sua nascita, promosso da Sapienza Università di Roma, Azione Cattolica Italiana e Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici “Vittorio Bachelet”, non ha solo ricordato il docente di Diritto amministrativo della Sapienza, ma tutta la sua traiettoria umana e spirituale: il giovane, l’uomo, il marito e il padre e poi l’impegno associativa nella Fuci con Aldo Moro e altri amici poi uomini di Stato, nell’Azione Cattolica di chi fu presidente nazionale nel periodo del Concilio Vaticano II, che rilancio insieme a mons. Franco Costa, con la “scelta religiosa”, nel sociale e poi nelle istituzioni, in particolare come vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Sono passati 46 anni da quando Vittorio Bachelet fu ucciso barbaramente sulle scale della facoltà di Scienze politiche della Sapienza, da un commando delle Brigate Rosse, dove continuava a insegnare con passione a testimonianza della sua attenzione verso le giovani generazioni e verso il diritto allo studio. Esistono persone che per la loro coerenza, mitezza, umiltà, coraggio e profondità di pensiero ne segnano davvero una moltitudine di generazioni differenti e distanti. Sicuramente tra questi vi è Vittorio Bachelet. Difficile sintetizzare una storia, una famiglia, un esempio, una santità ordinaria, una chiamata all’autenticità della vita che ha trasmesso a chi l’ha conosciuto. Il convegno storico le voci del presidente nazionale dell’Azione Cattolica Giuseppe Notarstefano di Matteo Truffelli, presidente del Consiglio scientifico dell'Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici “Vittorio Bachelet” e poi la sua assistente Rosy Bindi, il giurista Stefano Ceccanti e la storica Marta Margotti, le giovani generazioni, nel solco dell’invito a “costruire nel presente l’avvenire”, con Emanuela Gitto, vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il Settore giovani, Alessio Dimo, presidente nazionale della Fuci, e il figlio Giovanni Bachelet, già docente di Fisica presso la Sapienza Università di Roma. "Bachelet aveva compreso, forse prima di altri, che insegnare non è mai un gesto neutrale ma è un servizio ulteriore allo Stato - ha dichiarato la rettrice Antonella Polimeni -, perché formare cittadini consapevoli e responsabili significa edificare il futuro della democrazia, rendere possibile una società capace di decisioni complesse, all’altezza delle sfide che attraversano il nostro tempo. Sono le culture dei costituenti e la storia che da allora ha attraversato i decenni successivi a fare del nostro Paese uno spazio segnato dal pluralismo democratico e dal confronto tra le idee. Una grande eredità che arriva da lontano e che trova nell’università un punto di forza: sapere critico, confronto culturale, libera ricerca e incontro tra discipline, approcci, linguaggi spesso distanti e solo in apparenza non comunicanti. L'impegno di Bachelet non fu mai astratto, ma vissuto dentro legami profondi, familiari, affettivi, che oggi vogliamo ricordare con rispetto e gratitudine: ai figli, ai nipoti, alla famiglia, che ha condiviso il peso e la dignità di una scelta di servizio totale. Una proiezione continua verso l’interesse generale per come viene definito e descritto nella nostra Carta costituzionale." Bachelet concepì la politica, l'amministrazione e le funzioni di garanzia come forme di servizio al perseguimento del bene comune, non come luoghi di affermazione personale o di esercizio di potere fine a sé stesso. Il ruolo istituzionale è un compito affidato, che richiede sobrietà, senso del limite e consapevolezza della propria provvisorietà". Così il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli , nel suo intervento a Roma al convegno 'Bachelet: uomo del presente, costruttore di futuro. L'impegno civile ed ecclesiale di Vittorio: seme di speranza a cento anni dalla sua nascita”. Una giornata vissuta alla presenza di Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica, che di Bachelet ha espresso parole profonde evidenziando la riconoscenza per un maestro: “Egli operò per la sconfitta del terrorismo facendo leva sui principi costituzionali dell’ordinamento democratico, senza cedere alla spinta per misure straordinarie. La Repubblica, afferma il Capo dello Stato, rende omaggio alla sua memoria e al lascito del suo impegno civico e del suo apporto culturale. Vittorio Bachelet, giurista di alto valore, ha saputo coniugare la dedizione per la conoscenza e la ricerca con un’attiva partecipazione sociale e con esperienze di grande impegno dapprima nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana e in seguito nell’Azione Cattolica. Quello di Vittorio Bachelet è stato un metodo improntato sul confronto e sulla conciliazione, non facile da attuare negli anni in cui ha operato, contrassegnati da conflittualità e violenze. Ha interpretato i ruoli ricoperti nelle istituzioni e nell’associazionismo in linea con gli ideali di democrazia e pluralismo che lo hanno accompagnato nella sua vita. Nel dialogo Bachelet ha sempre visto una preziosa fonte di arricchimento collettivo, nonché uno strumento essenziale per la tutela del bene comune”. Un altro grande presidente della Repubblica, Sandro Pertini, giunse all’Università quel tragico 12 febbraio e commemorando la figura di Bachelet, affermò: "Questo di oggi è il più grave delitto che sia stato consumato in Italia, perché il delitto Moro aveva un carattere politico, mentre quello di oggi è diretto contro le istituzioni, perché si è voluto colpire il vertice della Magistratura, il vertice del pilastro fondamentale della democrazia".
Luca Rolandi

