«Mi piace l’odore del napalm al mattino. Sapete, una volta bombardammo una collina per dodici ore, quando fu tutto finito andai lassù. Non ci trovammo più niente, nemmeno il cadavere di un fottuto Viet-cong. Ma l’odore, si sentiva quell'odore di benzina, l’intera collina odorava di... di vittoria...» Un monologo da film che diviene un caposaldo citazionale. Sulla bocca di Robert Duvall, uno dei rari attori che non avevano bisogno di campeggiare al primo posto sulle locandine per imporre la loro presenza sul grande schermo. Dell’indimenticabile performance del colonnello William “Bill” Killgore disse: «Sì, penso che fosse in un solo ciac. Perché gli elicotteri, con tutta quella roba impazzita in sottofondo, tutte le bombe che esplodono, ci hanno sparato solo una volta. Avevano un budget abbastanza buono, ma non potevi continuare a fare quelle scene ancora e ancora».
In quell’interpretazione c’era il suo retaggio familiare. Come figlio di William Howard Duvall (1903-1984), un ammiraglio della marina statunitense di Mildred Virginia Hart, un’attrice amatoriale, discendente di Robert Edward Lee, il generale confederato all’epoca della Guerra di secessione di cui Duvall vestì i panni nel film “Gods and Generals”.
Lui stesso si arruolò nell’esercito degli Stati Uniti e vi prestò servizio per un anno, partecipando alla guerra di Corea. Poi una laurea in storia e politica, seguita dall’apprendistato teatrale a New York, dove peraltro condivise per qualche tempo l’abitazione con Dustin Hoffman.
Forse con lui repubblicano dichiarato, autodefinitosi libertario e conservatore, la frenesia del MAGA (“Make America Great Again”) non avrebbe acquisito le declinazioni parodistiche trumpiane. D’altronde, fin dal 2017 aveva preso le distanze dal partito dell’elefante, definendolo in un’intervista al “Daily Beast” «un pasticcio».
Dell’evoluzione di Hollywood asseverò: «I nuovi registi oggi vogliono vedere cosa viene da te. Lo rigirano e lo lasciano venire da te. Non dicono “Fai questo, fallo”, come i ragazzi della vecchia scuola».
Non solo Killgore per Robert Selden Duvall, classe 1931. Nove anni prima, l’avvocato Tom Hoyden, tedesco-irlandese raccolto per strada da Don Vito Corleone e trasformato nel suo irrinunciabile “Consigliori”. Capace di cenare amabilmente con un grande produttore cinematografico che non vuole assegnare una parte a Johnny Fontane, il protetto del Padrino, e poi fargli trovare ai piedi del letto la testa mozzata e ancora sanguinante di un prezioso purosangue.

