Sabato 14 febbraio 2026, ore 20:17

Filosofia

In ricordo di Dario Antiseri

di CARLO MARSONET


 

È mancato, all’età di 86 anni, Dario Antiseri, filosofo della scienza e scienziato sociale di respiro mondiale. Studioso di liberalismo, e in particolare della Scuola Austriaca e di Karl Popper, Antiseri è stato e continuerà a essere un esempio di studioso serio e rigoroso, da un lato, ma anche umile, come dimostra da ultimo il volume da poco pubblicato con l’editore Rubbettino: I dubbi del viandante. Partiamo proprio da qui per descriverne l’eredità con uno dei suoi migliori allievi, lo storico del pensiero politico Flavio Felice.

Prof. Felice, I dubbi del viandante ben rispecchia l’eredità intellettuale di Dario Antiseri. Se dovesse riassumere in poche righe chi è stato il suo Maestro sul piano intellettuale, come lo descriverebbe?

È stato un maestro nel senso più autentico del termine. Il maestro è colui che segue il lavoro dell’allievo, lo corregge, lo stimola a seguire una certa direzione, legge ciò che scrive e gli dà la possibilità di leggere le sue riflessioni prima che vengano pubblicate. Da questo punto di vista, Antiseri è stato il miglior maestro che avessi potuto incontrare, anche se l'ho incontrato alla fine del mio percorso universitario e al di fuori del mio ateneo. È stato un maestro scelto, non imposto dall'accademia. L'ho incontrato casualmente a un convegno su Duns Scoto a Castellana Grotte nel 1992-1993. Durante gli anni del liceo avevo studiato sul suo manuale di filosofia scritto con Giovanni Reale (il manuale adottato dalla mia professoressa era un altro, il Vegetti, ma io decisi di leggere parallelamente un manuale di impostazione diversa e scelsi il Reale-Antiseri), ma non sapevo che faccia avesse il Reale-Antiseri, perché per me Reale e Antiseri erano una persona sola. Durante quel convegno, vidi un professore che lottava contro tutti: era davvero un "uno contro tutti". Quel professore era Dario Antiseri, che difendeva le ragioni del liberalismo e del cattolicesimo liberale di fronte a una schiera di colleghi che sostenevano invece l'incompatibilità del liberalismo con la fede cattolica. Si può immaginare? Stavo lavorando alla mia tesi di laurea su Michael Novak e rimasi folgorato da lui. Gli andai a parlare semplicemente per porgli qualche domanda sulla mia tesi e lui mi invitò alla Luiss a partecipare ai suoi seminari.

Karl Popper, Scuola Austriaca e non solo: molti sono i suoi meriti nel mondo italiano delle idee, totalmente asservito al marxismo e all’idealismo…

Indubbiamente, i suoi meriti sono stati anche la causa del prezzo che ha dovuto pagare presso alcuni ambienti dell'accademia italiana. In quegli anni, ebbe il coraggio di sfidare il mainstream filosofico marxista, idealista e cattolico. Nel volume Gloria o miseria della metafisica cattolica italiana? (Armando, 1987), strapazza letteralmente tutta la tradizione metafisica cattolica, che vedrà in Antiseri un giovane e impertinente studioso che si è permesso di mettere in discussione l'impostazione regina della filosofia cattolica. Ma Antiseri era un uomo libero e in questa sfida c'era tutta la passione filosofica del giovane studioso, che incontrava anche la sete di verità del credente consapevole della propria creaturalità, contingenza, limitatezza e ignoranza. Il dato di fede, che lo porterà a polemizzare con la tradizione della filosofia metafisica italiana, è anche la matrice del suo rifiuto delle filosofie forti e ha favorito l'incontro con l'epistemologia popperiana. Un cattolico antimetafisico e un filosofo liberale che presenta Platone, Marx e Hegel come profeti della società chiusa e nemici della libertà. Un cocktail indigeribile per la cultura italiana degli anni settanta e ottanta. Come un leone, Antiseri difese le ragioni della società aperta contro le incrostazioni idealistiche presenti nel liberalismo italiano, denunciò il contenuto ideologico e antiscientifico del socialismo e mise in evidenza l'inadeguatezza della risposta metafisica alla domanda insopprimibile sul senso religioso.

Lei ha curato nel 2005 un volume ponderoso che raccoglie gli scritti di Antiseri in tema di cattolicesimo liberale: Cattolici a difesa del mercato (Rubbettino). Qual era la sua idea in tema di liberalismo e religione cristiano-cattolica? Quale il rapporto tra fede, ragione e libertà?

Possiamo tentare di rispondere a questa domanda ritornando a un punto accennato nelle risposte alle prime due domande. Per Antiseri, il liberalismo è un sistema teorico basato su un dato epistemologico: il carattere limitato, fallibile e imperfetto, per quanto perfettibile, dell'azione umana volontaria. Una volta accolto, questo aspetto sgombra il campo da qualsiasi pretesa perfettista, dalla società ideale e dall'utopia terrena. Il contesto nel quale operiamo e nel quale svolgiamo la nostra esistenza, bella o brutta, ricca o povera che sia, è quello della civitas hominum, un misto di bene e di male, di miseria e di nobiltà che si esprime nel cuore di ciascuno, irrimediabilmente dilaniato dalla doppia tensione di vivere per Dio o per noi stessi, come se Dio non esistesse. È questo elemento di contingenza e fallibilità che ha portato Antiseri a considerare il mercato come un dispositivo in grado di accrescere la conoscenza attraverso un processo di continua scoperta, basato sulla conoscenza dispersa degli operatori, che agiscono per il proprio interesse, sapendo che questo potrà essere ottimizzato solo ricorrendo alla soddisfazione dell'interesse altrui. Non disponendo di un altro dispositivo che possa centralizzare tutta la conoscenza disponibile e renderla fruibile tramite una direzione centrale, non ci resta che procedere per tentativi ed errori, valorizzando le conoscenze di tempo e di spazio presenti nell'azione di ogni individuo. Questo non significa canonizzare il mercato, ma piuttosto riconoscere che, nella civitas hominum, le persone danno vita a istituzioni per risolvere problemi contingenti e che tali istituzioni non sono né il bene né il male assoluto, piuttosto sono la proiezione delle azioni umane volontarie. Saranno ragionevolmente buone o ragionevolmente cattive a seconda della bontà o della cattiveria delle persone che le pongono in essere.

Una domanda infine sul rapporto col Dario Antiseri persona. In un intervento appena pubblicato su “Avvenire” ha accennato al lato umano del suo Maestro, qualità assai rara soprattutto nell’accademia…

Questa è la domanda più difficile, perché è la più intima, e il professore era molto discreto e schivo. Posso solo dire che, con il tempo, il maestro è diventato come un fratello. Un fratello maggiore con il quale si poteva parlare della propria vita, dei problemi familiari e della salute, mantenendo però il "lei" come forma di estremo rispetto. Eravamo e siamo un gruppo di amici che Antiseri ha fatto crescere accademicamente senza per questo sacrificare la dimensione umana. Ai tempi in cui lavorava alla Luiss di Roma, ci si vedeva quasi tutte le sere: era il primo ad arrivare in dipartimento e l'ultimo ad andarsene, di solito non prima delle 20. Poi si andava a cena e si continuava a discutere. Quelle cene erano bellissime, in compagnia di lui, di Massimo Baldini, il suo primo allievo, e di altri colleghi e amici; noi giovani sognavamo di fare quel mestiere.

Un maestro dentro e fuori dalle aule universitarie, dunque.

È proprio così. Quando ha lasciato la Luiss e si è ritirato non abbiamo mai smesso di vederci e sentirci. Il nostro rapporto si è consolidato e il maestro è diventato come un fratello maggiore al quale rivolgermi per chiedere consigli, per capire in quale direzione indirizzare i miei studi, per risolvere problemi di natura teorica, ma anche, più semplicemente, per confidarmi e ricevere sostegno morale. Antiseri era solito spezzare il pane a tavola e offrirne un pezzo al commensale; ecco, credo che questa immagine raffiguri al meglio la dimensione umana di Dario Antiseri e la sua cura per i dettagli dell'amicizia. Era un teorico dell'individualismo metodologico e spiegava ininterrottamente ai suoi amici e colleghi cattolici che essere "individualisti" non significa essere egoisti e che il dispositivo metodologico individualista per la spiegazione del come e del perché dei fenomeni sociali non ha nulla a che fare con il sentimento morale dell'egoismo. È facile da capire, persino banale, eppure in molti hanno perseverato e perseverano nel fraintendimento. A dimostrazione del fatto che Antiseri sapesse tenere ben distinto l'individualismo metodologico dal sentimento morale dell'egoismo, ricordiamo che è stato fino a ieri il presidente del comitato scientifico della rivista "Prospettiva Persona". Ad ogni modo, ora il professore è nella verità e tutto il resto, le dispute, le incomprensioni, le battaglie, non contano più nulla; resta il suo enorme lascito e spetta a noi essere degni della sua eredità.

 


 


 


 

( 14 febbraio 2026 )

Filosofia

In ricordo di Dario Antiseri

Per descriverne l’eredità abbiamo intervistato uno dei suoi migliori allievi, lo storico del pensiero politico Flavio Felice

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